• Brand Italia: le istituzioni collaborino con i comunicatori per costruire la reputazione del Paese

    Lo ha affermato il Presidente Ferpi, Pier Donato Vercellone, durante l’incontro “DAL BEL PAESE AL GRAN PAESE. Reputazione e narrazione del brand Italia”, sul tema della reputazione e del nation branding, che si è tenuto lo scorso 6 luglio a Napoli, in occasione dell'Assemblea Generale Ordinaria dei soci Ferpi.

    12/07/2018 | Eventi | Commenti (0)

    di Redazione



 

In occasione dell’Assemblea Generale Ordinaria dei soci, Ferpi ha organizzato lo scorso 6 luglio a Napoli “DAL BEL PAESE AL GRAN PAESE. Reputazione e narrazione del brand Italia”, un incontro sul tema della reputazione e del nation branding.

Ad aprire la mattinata il Presidente Ferpi, Pier Donato Vercellone che ha ringraziato i presenti e le Istituzioni per l’accoglienza, ricordando come “quando si parla di reputazione, sono tre le parole chiave: condivisione dei valori, costruzione della fiducia e legame emotivo. Sono elementi che storicamente contraddistinguono la community dei comunicatori che, in questo senso, sono i professionisti deputati alla costruzione della reputazione del Paese. Le istituzioni si rivolgano a dei professionisti come siamo noi di Ferpi, per aiutarli a costruire questo racconto”.

Dopo il suo intervento, Vercellone ha lasciato spazio a Vito CrimiSottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con Delega per l’Editoria, presente con un video messaggio, che ha ricordato chegli elementi chiave nella narrazione del Paese sono due: le imprese che si relazionano con l’estero, che rappresentano un fondamentale biglietto da visita per l’Italia, e l’informazione attraverso cui la narrazione necessariamente passa. Oggi abbiamo la possibilità di governare il Paese dando la speranza del cambiamento. Dobbiamo narrare le istituzioni che funzionano, la cultura, la giustizia, la scuola. L’impegno di questo governo è di riportare alla normalità questi aspetti perché possano essere raccontati all’estero come un valore aggiunto. L’augurio è di riportare questo paese ad essere un faro”.

L’incontro è poi proseguito con il confronto fra Fabio Ventoruzzo, Vice Presidente Ferpi e Director di Reputation Institute,Nicola LenerVice Direttore Generale/Direttore Centrale per l’Internazionalizzazione – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che moderati da Gianni Molinari, capocronista de “Il Mattino”, hanno discusso della percezione che all’estero – e in Italia – si ha del Bel Paese e delle strategie, attuate e possibili, per migliorare la narrazione dell’Italia e del made in Italy.

“Quanto vale l’immagine dell’Italia nel mondo? Questo è l’unico Paese che dopo la crisi del 2007 è passato dal deficit al surplus commerciale. Il mondo delle imprese ha trovato nei mercati esteri un riferimento importante”, ha aperto Molinari.

“Nell’attuale contesto internazionale è assodato che la competizione non si fa solo tra aziende, ma tra Sistemi Paese, ciascuno dei quali è composto da sistemi economici, valoriali, culturali e di governance che comportano necessariamente un’interazione tra pubblico e privato”, ha affermato Lener. “È fondamentale lavorare per l’immagine dell’Italia nel suo complesso, facendo leva sui suoi punti di forza anche per superare false rappresentazioni del Paese. In questa azione, il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, con la sua visione complessiva degli interessi italiani nel mondo, è in prima fila per valorizzare il “marchio Italia”, anche attraverso una struttura ad hoc, che è la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese.”

“È arrivato il momento di accelerare e rafforzare le partnership tra Istituzioni pubbliche e aziende private, italiane e non, con interessi e progettualità convergenti per proporre una visione di medio-lungo periodo del nostro Paese che avrebbe conseguenze positive tanto sull’attrattività degli investimenti in Italia quanto sulla credibilità delle nostre aziende all’estero”, ha sostenuto Ventoruzzo. “Lavorare sulla reputazione aziendale in una prospettiva di business diplomacy è fondamentale soprattutto in un momento in cui gli stakeholder chiedono alle aziende un nuovo attivismo per valorizzare la loro purpose come contributo alla comunità in cui operano”.

Annamaria Palmieri, Assessore all’istruzione e alla scuola del Comune di Napoli ha raccontato come “cambiare la narrazione della città è stata una delle grandi sfide dell’amministrazione De Magistris. Avevamo due punti di forza: l’orgoglio e la bellezza. Siamo partiti da lì per costruire la reputazione di una città che spesso non è amata nemmeno dai napoletani”.

Brand reputation e costruzione della reputazione dei brand è stato il tema della tavola rotonda, moderata dal Presidente Vercellone con Alessandro Aquilio, Country Communication Manager di Ikea ItaliaCristina Camilli, Responsabile Relazioni Istituzionali di Coca ColaManuela Kron, Direttore Corporate Affairs di Nestlé e Fabrizio Paschina, Direttore Comunicazione e Immagine di Intesa San Paolo. Branding e reputazione, racconto ed emozione attraverso una relazione basata sulla fiducia. Se una volta la chiave di lettura era la trasformazione commerciale, oggi il tema è far sapere al mondo quello che si fa. Occorre costruire fiducia sul territorio. La reputazione è quello che si fa oltre quello che si racconta, serve dunque più responsabilità economica e sociale. La finestra dei brand sul mondo esterno è sempre aperta.

 

Commenti

    0 Responses to “Brand Italia: le istituzioni collaborino con i comunicatori per costruire la reputazione del Paese”

    1. lieto che abbiate invitato Vito Crimi perché quanto ha affermato è ormai imperativo sia da parte dei professionisti di comunicazione sia da parte del Governo

    2. lieto che abbiate invitato Vito Crimi perché quanto ha affermato è ormai imperativo sia da parte dei professionisti di comunicazione sia da parte del Governo.Aggiungo che il verbo “costruire” (nel titolo) la reputazione del Paese è improprio, nel senso che la reputazione del Paese Italia deve essere ricostruita,ex-novo, non costruita, visto che negli ultimi decenni ha assunto una connotazione piuttosto negativa sia in Italia, ma sopratutto all’estero. Chi scrive ha viaggiato all’estero per oltre 30 anni in circa 48 Paesi di tutti i continenti e in questi ultimi anni ha vissuto la realtà italiana. Non elenco le ragioni politiche, sociali, economiche, etiche, culturali che hanno determinato la presente immagine, perché sono certo che il presidente Pier Donato Vercellone, cosi come i suoi ospiti all’incontro, nonché tutti gli iscritti Ferpi conoscano le ragioni profonde delle cause. Chiudo questo argomento per aprirne un altro, breve, con una domanda agli iscritti FERPI. Io leggo sempre questa Newsletter con piacere vuoi per ragioni professionali, vuoi per mantenere un contatto con una professione che ho svolto decenni or sono e che ho contribuito a istituire a Milano assieme ad altri dirigenti pochi dei quali sono ancora in vita. Ma una cosa la devo chiedere a tutti gli iscritti: come mai tutti gli articoli che appaiono in queste pagine non sono mai commentati dagli iscritti stessi? O non sono letti o non interessano? E’ mai possibile che i professionisti della comunicazione non abbiamo nulla da obiettare o commentare su temi proposti dai vertici o dai colleghi stessi su una professione che svolgono, si suppone con piacere?? Qualcuno può’ rispondere??

    Lascia una risposta

    E' necessario registrarsi per commentare.