Lezione

Resoconto lezione n. 13 – Docente: Bongiovanni

L’etica nelle relazioni d’affari

27 Settembre 2007 Docente: dott. Bongiovanni

A cura di Marida Vitale

Il 27 settembre si è tenuta, presso Confindustria Salerno, la 15A lezione della prima edizione del Master in Relazioni Pubbliche Management delle Relazioni,

promosso da Ferpi, Assorel e il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Salerno.

Argomento della lezione del prof. Bongiovanni è stata l’etica delle relazioni d’affari ed il rapporto tra ciò che è governato da logiche economiche, gli

affari, e ciò che è socialmente auspicabile.

Dopo un’iniziale considerazione, relativa al profitto sottostante alla logica economica, si è giunti alla considerazione secondo cui questo non può, e non

deve, essere considerato come l’unico elemento regolatore dell’attività aziendale.

Tanti fattori, infatti, incidono sul lungo periodo; altri elementi, quali la comunità, le norme fiscali, la tutela ambientale, le scelte di produzione e

consumo, entrano in gioco e, quando tali elementi vengono presi in considerazione, non si può non tener conto dei valori.

Il profitto è certamente un indicatore primario del buon andamento dell’azienda, ma conseguire un risultato positivo non basta. Si determina, così, la

necessità di Codici di autodisciplina, che siano in grado di regolare, orientare, certificare e assistere chi fa affari. Si tratta di regole, spontanee ed

autonome, e il problema centrale diventa, quindi, come costruirle e farle rispettare.

Prima ancora, però, è necessario dare responsabilità penale anche alla persona giuridica impresa, così che possa essere chiamata in causa quando il suo

operato si scontra con i “valori condivisi”, sia quelli del lavoratore in senso stretto che quelli della persona umana in senso allargato, fino ad arrivare

alla carta dei valori ed al codice etico.

Non è da trascurare, inoltre, l’aspetto relazionale, poiché condizioni fondamentali dell’economia sono proprio lo scambio e la reciprocità; è con il nostro

“bagaglio”, che instauriamo le relazioni, bagaglio che comprende il nostro sistema di valori personali e che deve necessariamente conciliarsi con quello

della comunità.

Ma che cos’è l’etica?

Prima di arrivare ad una definizione, ci sono alcuni nodi da sciogliere:

· Non tutti i comportamenti sono accettabili, per cui non sempre il fine giustifica i mezzi.

· Il consenso va costruito intorno ad un quadro di valori.

· Dal consenso possono derivare regole di comportamento condiviso.

Alla base, quindi, devono esserci consenso (inteso come riconoscimento di valori comuni) e condivisione (sulle regole accettate e ritenute valide).

L’etica, dunque, può essere definita come l’elemento regolatore senza il quale non si possono riconoscere valori di riferimento e non si possono costruire

gerarchie.

E’ importante, però, sottolineare che l’etica è diversa dal diritto giuridico; alcuni comportamenti, infatti, possono essere consentiti dalla legge, ma

risultare eticamente inaccettabili e, viceversa, comportamenti eticamente corretti possono essere in contrasto con le norme in vigore.

Quando, perciò, gli affari si “incontrano” con l’etica, le scelte e le operazioni commerciali devono integrarsi con preoccupazioni di tipo sociale, ecologico

e valoriali in generale.

La Corporate governance, come insieme di regole, istituzioni e pratiche finalizzate a proteggere gli investitori esterni, i pubblici da comportamenti

opportunistici di imprenditori e manager, è un primo passo utile in questa direzione.

Non è necessario andare troppo lontano per osservare i risultati negativi di regole incerte, standard di corporate governance e propensione alla

comunicazione “vaghi”, come più o meno recentemente è accaduto nel caso Parmalat.

In una visione auspicabile, ogni organizzazione dovrebbe passare dal puro soddisfacimento degli interessi di “chi mette i soldi”, gli shareholders, al

soddisfacimento degli stakeholders; ma, prima ancora, ad un loro inserimento nei processi economico – aziendali.

IL CODICE ETICO

Delle società italiane, quotate in borsa, più dell’ 80% ha un Codice Etico.

Ma che cos’è il codice etico?

Lo potremmo definire una carta dei diritti e doveri morali, che definisce la responsabilità etico – sociale di ogni partecipante all’organizzazione

imprenditoriale.

La mission dell’organizzazione, come compito che essa stessa si propone, come ciò che “sta facendo” o ancora come dichiarazione delle finalità

istituzionali, comprende il codice etico.

Il codice, però, rischia di rimanere “carta scritta” se, alla base, non c’è un’intenzione a farlo funzionare. E’ necessario, a questo scopo, prevedere un

sistema sanzionatorio affinché le conseguenze di determinati comportamenti diventino tangibili, così come è indispensabile la supervisione, per assicurarsi

la giusta interpretazione e attuazione delle regole.

In ogni caso, per quanto il codice possa essere strutturato, le regole non potranno mai essere sufficienti a fronteggiare ogni dilemma e non si potranno

prevedere eventuali eccezioni.

IL BILANCIO SOCIALE

Se il codice etico è il punto di partenza, potremmo considerare il bilancio sociale il punto di arrivo.

Il bilancio sociale è uno strumento utile alla responsabilità sociale d’impresa, elemento che consente di osservare e valutare il percorso effettuato, i

principi etici applicati e le responsabilità sociali assunte; esso è più esaustivo del bilancio d’esercizio, poiché comprende non solo un rendiconto degli

aspetti economici, ma anche di quelli ambientali e sociali: in sostanza le responsabilità dell’impresa, in termini di impatto ambientale e sociale (triple

bottom line).

Per essere davvero utile allo scopo per il quale nasce deve, però, essere gestito come strumento di immagine e comunicazione e, quindi, comprensibile ai più,

agli stakeholders.

In sostanza il bilancio sociale è uno strumento utile per “far sapere” che si è etici.

In conclusione, facendo riferimento alla piramide sociale di Carroll, potremmo dire che punto d’arrivo dovrebbe essere la responsabilità sociale in generale.

Partendo dalle responsabilità economiche, intese come creazione di profitto per gli azionisti e offerta di beni/servizi, e passando per le responsabilità

legali come rispetto ossequioso di vincoli imposti, giungeremmo al terzo scalino della piramide: le responsabilità etiche, intese come conformità a valori e

norme sociali, cioè “ciò che il mondo si aspetta”.

All’ultimo scalino ci sono le responsabilità filantropiche e sociali, “ciò che il mondo desidera” e quindi un impegno discrezionale a favore della comunità.

Non è dunque l’etica l’ultimo scalino, ma senza di essa non si può arrivare in alto.

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