Lezione

ResocontoLezione n.1 - Docenti: Emanuele Invernizzi e Stefania Romenti

Le relazioni pubbliche: introduzione, definizione e tendenze evolutive. Progettazione, pianificazione e valutazione dei risultati delle attività di RP: il metodo APICE

Introduzione generale ai due report: Il 24 maggio ha preso il via a Salerno, presso la sede di Confindustria, il primo Master in Relazioni Pubbliche Management delle relazioni promosso da Ferpi e Assorel in collaborazione con il Dipartimento di Comunicazione e Marketing dell’Università di Salerno. Alla presentazione del Master (di cui abbiamo parlato la settimana scorsa) sono seguiti i primi due moduli tenuti, rispettivamente, da Emanuele Invernizzi e Stefania Romenti e da Giancarlo Panico.

Da questa settimana, riproporremo, una sintesi di ogni modulo attraverso un report effettuato dagli stessi allievi del master.

Master in Relazioni Pubbliche delle Organizzazioni

Management delle Relazioni

1° modulo Le relazioni pubbliche: introduzione, definizione e tendenze evolutive. Progettazione, pianificazione e valutazione dei risultati delle attività

di RP: il metodo APICE.

24-25 maggio 2007

Docenti: Prof. Emanuele Invernizzi, Pro-Rettore IULM e consigliere nazionale Ferpi Dott.ssa Stefania Romenti, ricercatrice Università IULM

Il 24 e 25 maggio il prof Emanuele Invernizzi ha tenuto il primo modulo del Master in Relazioni Pubbliche Management delle Relazioni promosso da Ferpi e

Assorel e il Dipartimento di Marketing e Comunicazione dell’Università di Salerno. Invernizzi ha tracciato un quadro della situazione che ha consentito di

capire quanto le relazioni pubbliche sono diventate importanti per la vita e l’esistenza di qualsiasi organizzazione. Il secondo giorno Stefania Romenti

parlando della misurazione dei risultati dell’attività di comunicazione ha mostrato come le relazioni pubbliche siano attività tangibili che influiscono

realmente sul successo o meno delle organizzazioni.

report di Diana Vaccaro

Introduzione alle relazioni pubbliche

“Parlare di relazioni pubbliche significa imparare ad ascoltare: l’organizzazione, i soggetti con cui essa interloquisce, cioè si relazione, l’ambiente in

cui è inserita e svolge la sua attività. Ad ascoltare di impara ed è bene partire sempre da se stessi”. Con queste parole il prof. Emanuele Invernizzi ha

iniziato a parlare di Relazioni Pubbliche. “Non un ascolto qualsiasi ha continuato il professore ma ascolto proattivo”. Cioè quella ascolto attento da cui

nasce l’interazione con chi ci sta parlando, sia esso un’altra persona o un’organizzazione. L’attività di ascolto è, senza dubbio, il più importante elemento

delle relazioni pubbliche, disciplina che si sta diffondendo, o sarebbe meglio dire espandendo, negli ultimi anni in Italia. La professione di Relazioni

Pubbliche è costituita dall’insieme delle attività di ascolto e riflettiva, relazionali e comunicazionali gestite con tecniche manageriali al fine di

collaborare alla definizione delle strategie aziendali, di supportare il raggiungimento degli obiettivi aziendali e di rafforzare la reputazione, attraverso

un elevato grado di coerenza e sinergia realizzate tra l’insieme delle iniziative comunicazionali e le aziono gestionali e produttive. In questa definizione,

in sintesi, il ruolo e la funzione delle relazioni pubbliche.

L’ascolto, e l’ascolto proattivo, lo strumento che deve accompagnare (prima, durante e dopo) qualsiasi attività di relazioni di un’organizzazione verso i

propri pubblici, siano essi stakeholder o influenti, diventa così la chiave di successo delle organizzazioni complesse, pubbliche, private o sociali, che

negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti con una nuova realtà; una nuova era: “l’era della comunicazione”.

La comunicazione organizzativa

Le Relazioni Pubbliche e, in generale, tutta l’attività di comunicazione, giocano, oggi, un ruolo fondamentale per le organizzazioni che vogliono avere

successo, riuscire cioè ha compiere il tragitto dalla mission alla vision e conseguire gli obiettivi. Organizzazioni che, sempre di più, prendono

consapevolezza che bisogna passare da un approccio gerarchico funzionale ad un approccio relazionale della comunicazione, il quale individua al suo interno

una serie di comunicazioni complesse ed articolate tra i vari soggetti dell’impresa.

È un’organizzazione, quella attuale, che non punta più alla costruzione dell’immagine ma al consolidamento della propria storia e all’organizzazione delle

sue azioni nel tempo; e quindi alla sua reputazione.

Resta fondamentale per un’organizzazione che vuole evolversi e farsi spazio “nell’universo economico” l’elaborazione di un’efficace Piano di comunicazione

che preveda al suo interno:

  • L’analisi del contesto interno ed esterno;
  • Gli obiettivi di comunicazione: definibili in modo efficace e soprattutto misurabili;
  • La definizione dei pubblici: shareholder, stakeholder, influenti, destinatari;
  • Individuazione dei messaggi chiave: credibili e coerenti con la mission dell’associazione;
  • La definizione della strategia;
  • La definizione della tattica: “che cosa dobbiamo fare”;
  • La tempificazione: ogni iniziativa deve essere puntualmente definita nei tempi di attuazione grazie all’aiuto del diagramma di Gantt;
  • Le risorse: umane, finanziarie, e fisiche;
  • In ultimo, ma non meno importante, la valutazione.

La valutazione dei risultati

Un’organizzazione deve sempre saper valutare i risultati delle relazioni pubbliche attuando un’analisi, quantitativa e qualitativa, sull’attività di

comunicazione svolta. E’ quello di cui ha parlato Stefania Romenti cercando di spiegare come la misurazione delle attività di comunicazione e di relazioni

pubbliche sia un modo per capire se l’organizzazione funziona o meno e quando le relazioni con i pubblici di riferimento siano realmente a due vie. Ciò che

si va a valutare sono:

  • Gli output: i risultati immediati dell’attività di comunicazione;
  • Gli out-take: ricezione del messaggio e grado di ricordo;
  • Gli out-come: cambiamenti di opinioni e di atteggiamenti degli interlocutori;
  • Gli out-growth: impatto sugli obiettivi dell’organizzazione.

I dati raccolti ed elaborati vanno sempre interpretati tenendo in considerazione il contesto dell’organizzazione; ed una buona valutazione dei risultati

permetterà all’organizzazione di orientarsi per tutte le decisioni future.

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