Lezione
ResocontoLezione n.9 - Docente: Alessandro Laudanna
Psicologia e consumi
6 Luglio 2007
Docente: Alessandro Laudanna, docente presso l’Università di Salerno
A cura di Mariarosaria Di Maio
Il master di primo livello in “Relazioni pubbliche delle organizzazioni. Management delle relazioni” è giunto con soddisfazione degli iscritti alla
quattordicesima unità didattica, tenutasi il giorno 6 luglio presso l’aula master dell’Università di Salerno dal professor Alessandro Laudanna, docente
presso il dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Salerno.
Durante la lezione è stato trattato l’argomento “Psicologia e consumi” allo scopo di illustrare i processi psicologici che sottostanno alle risposte
cognitive fornite dal consumatore alla comunicazione persuasiva ed alcune teorie, in particolare la “Teoria dei modelli mentali”, applicate alla personalità
e alle risposte cognitive del consumatore.
Nella prima parte della lezione si è argomentato intorno alla “comunicazione persuasiva”, quest’ultima può essere scomposta in tre fasi; una fase
antecedente, che consente lo studio di elementi già dati nel sistema cognitivo, una fase centrale, dove avvengono la categorizzazione e la comprensione del
messaggio, ed una fase detta post-decisionale dove avviene la razionalizzazione delle scelte compiute. Il problema che ci si è posto è quello di spiegare il
rapporto che intercorre tra il comportamento e il comportamento specifico del consumatore, con una convergenza tra la visione comportamentista e quella
economica spiegata dalla “teoria implicita di un consumatore razionale” secondo cui l’individuo sceglie la combinazione di beni che è più in alto nella sua
gerarchia di consumi, adottando un criterio di trasformazione delle risorse economiche in beni e servizi, mettendo in campo ciò che Simon ha definito
“Razionalità Olimpica”.
Da questo punto di vista le scelte del consumatore sarebbero un indizio diagnostico delle preferenze preesistenti. Tuttavia sono state rivolte alcune
critiche alla teoria razionale, dovute al fatto che spesso si verifica un disaccordo tra le decisioni del consumatore e ciò che la teoria razionale assume,
il consumatore, infatti, compie spesso delle decisioni di acquisto per rispondere ad aspettative di soddisfazione di qualche esigenza, compie cioè scelte
determinate da rapporti mentali incompleti e fallaci.
Ritornando alla comunicazione persuasiva, si è fatto riferimento al “modello della Social Cognition” di McGuire che prevede alcune fasi lungo le quali si
dispiega la persuasione; le fasi sono: ESPOSIZIONE, ATTENZIONE, COMPRENSIONE, CATEGORIZZAZIONE, ACCETTAZIONE, MEMORIZZAZIONE, COMPORTAMENTO. Procedendo per
ordine, il consumatore si imbatte nel messaggio persuasivo mediante l’esposizione; in questa prima fase entrano in gioco fattori soggettivi e volontari e
fattori oggettivi. I primi, detti anche endogeni, sono di due tipi definiti come esposizione selettiva o intenzionale, dove abbiamo un comportamento attivo
del consumatore nella ricerca delle informazioni, e come esposizione accidentale, dove il destinatario si imbatte casualmente nel messaggio.
I fattori oggettivi, detti altrimenti esogeni, consistono in indicatori necessari per valutare il successo della pianificazione della comunicazione
persuasiva; tra i più efficaci abbiamo l’OPS (opportunity to see) che misura l’ipotetica esposizione di un destinatario al messaggio, e l’INDICE DI PRESSIONE
PUBBLICITARIA. Lo snodo fondamentale del modello della Social Cognition consiste nella fase dell’attenzione. Gli aspetti caratteristici di questa fase sono
la selettività, i limiti ed i processi pre-attentivi, attributi che ci consentono di affermare che l’attenzione non è un processo necessariamente
consapevole.
Per ciò che concerne la selettività è stata postulata l’esistenza di filtri che schermano il destinatario da alcuni messaggi, diversamente, nell’ambito della
ricerca sui fenomeni pre-attentivi e stato dimostrato che ci sono diverse probabilità che uno stimolo meriti attenzione in base alle strutture cognitive che
devono essere attivate e alla posizione nella quale lo stimolo si trova rispetto agli organi di senso. Le fasi successive, rilevanti per il nostro discorso,
consistono nella categorizzazione e nella comprensione; la prima consiste nel processo che riconduce le nuove informazioni alle strutture della memoria
semantica. Lo studio di questa fase è rilevante per i meccanismi di posizionamento e di competizione. La comprensione, invece, è quel processo di estrazione
dei significati legato alle inferenze dell’individuo.
Nella seconda parte della lezione si è approfondita la “Teoria dei modelli mentali” che ci aiuta a comprendere il motivo per cui spesso le decisioni sono in
disaccordo con le scelte razionali. Questa teoria afferma che le rappresentazioni del pensiero umano sono incomplete, una semplificazione della realtà, che
tuttavia ci aiutano nell’agire quotidiano. In pratica i modelli mentali sono rappresentazioni ed ipotesi su situazioni reali necessarie alla diagnosi e alla
decisione. Il problema consiste nel fatto che, essendo delle semplificazioni, esse tendono ad essere fallaci e lontane dalla logica proprio allo scopo di
minimizzare i costi intesi anche in termini di costi di conflitto in seguito ad una decisione, a tal proposito si è fatto riferimento al concetto di
conflitto e alla “Teoria della dissonanza cognitiva” .
La giornata si è conclusa con un lavoro di gruppo di lettura e comprensione di materiale messo a disposizione dal docente intorno al quale si è tenuta una
breve discussione.

