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Ferpi 40. Successo per il convegno sulla comunicazione dei beni immateriali
La comunicazione dei beni immateriali, in cui produzione e consumo avvengono contemporaneamente, è una delle sfide più attuali per la nostra professione. Il commento di Gioacchino De Chirico a margine del convegno promosso da Roma, il primo evento del programma del 40° di Ferpi.
23/02/2010, Notizie Ferpi, 3 Commenti
di Gioacchino De Chirico
Il convegno di giovedì 18 febbraio La comunicazione dei beni immateriali: il valore delle professionalità e delle risorse, organizzato a Roma da Ferpi Lazio nella giornata inaugurale della Pelanda all’ex Mattatoio di Testaccio, ha avuto il merito di mettere al centro dell’attenzione alcune questioni che sarà bene non perdere di vista.
Innanzitutto la centralità, per la nostra economia, delle cosiddette produzioni immateriali , beni e servizi che non corrispondono immediatamente alla fruizione di un oggetto concreto ma rimandano a relazioni sociali e produzioni simboliche.
In questa modalità, produzione e consumo avvengono spesso nello stesso momento: lo spettacolo dal vivo, il servizio allo sportello di banche e pubblica amministrazione, la scuola e la ricerca, i servizi telefonici, il turismo, lo sport, l’informazione, la cultura, la salute e molto altro.
Inoltre, queste produzioni contano moltissimo sul capitale umano, in termini di competenza specifica e in termini di capacità relazionale.
Un mondo che rappresenta oltre i due terzi della Pil nazionale, che occupa migliaia di persone e, soprattutto, ne determina in modo significativo i modelli di vita e di consumo. All’interno di questo ambito la comunicazione rappresenta un nodo fondamentale per la crescita e lo sviluppo qualitativo.
Società della conoscenza e comunicazione hanno scoperto di essere parenti stretti. Un dato reso tanto più evidente dal fatto che in questi anni si parla di societing come superamento del marketing tradizionale e si rileva che gli strumenti unidirezionali come l’advertising tendono a lasciare lo scettro del comando a forme di dialogo e “conversazione” tra marca e utente come le relazioni pubbliche e i social network.
Opportunamente, il direttivo di Ferpi Lazio ha scelto di stringere lo sguardo sui temi della cultura. Lo ha fatto non solo per evidenti ragioni pratiche ma soprattutto per una ragione teorica fondamentale: la cultura costituisce il serbatoio nel quale sono conservate le risorse e gli strumenti da utilizzare in tutti gli altri ambiti. Non c’è conversazione senza linguaggi, non ci sono simboli senza relazioni e le tribù non si aggregherebbero senza un totem di riferimento.
Gli interventi dei relatori
Questo elemento è stato molto presente negli interventi dei tre assessori alla cultura di comune, provincia e regione. Umberto Croppi ha rilevato come in Italia, in molti ambiti non si ha la consapevolezza del patrimonio che si ha a disposizione e si sottovaluta la stima che ogni euro investito in cultura ne produce venti volte di più per tutto il territorio. Cecilia D’Elia, nel registrare la richiesta di “visibilità” che le amministrazioni dei centoventi comuni che appartengono a un territorio molto eterogeneo come quello della provincia di Roma, denuncia che esiste ancora una (errata) valutazione delle gerarchie di valore. Prima il “pane” poi le “rose” chiedono in molti. Senza rendersi conto di quanto la cultura oggi sia anche “pane”. Infine Giulia Rodano ha presentato la strategia di una regione che cerca di costruire la propria identità e la propria reputazione su siti di grande importanza – ad esempio gli Etruschi – cercando autonomia da Roma che tutto attrae , spesso a discapito di quello che gli sta intorno.
I manager di aziende pubbliche, private e a capitale misto, hanno interloquito con grande partecipazione a questa discussione. Legittimamente orgogliosi del lavoro fin qui svolto, Carlo Fuortes, AD della Fondazione Musica per Roma e Fabrizio Grifasi, DG Fondazione RomaEuropa, hanno mostrato la consapevolezza di quanto la comunicazione sia “interna” al prodotto che loro offrono, ne faccia parte in modo inscindibile e, che per questo, l’investimento delle loro aziende si può anche limitare a strumenti di intervento tradizionali; non nei linguaggi, nel caso di Grifasi, ma certamente nei mezzi per entrambi.
In particolare, Fuortes ha spiegato come la vita dell’Auditorium sia talmente caratterizzata da consuetudine con il pubblico, che usa il luogo anche per molte altre attività del tempo libero, che la sua azienda non deve cercare i pubblici perché sono i pubblici che già la frequentano quotidianamente.
Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radi Tre, ha fatto un intervento di grande spessore sulle caratteristiche peculiari della radio come strumento di comunicazione (che spesso i comunicatori sottovalutano, ndr) e Daniele De Gennaro della casa editrice Minumum Fax ha raccontato della vivacità e versatilità dell’editoria romana che ha nella fiera “più libri più liberi” una delle espressioni più interessanti e partecipate. I dati di scenario di Roberto Grossi, Federculture, restituivano a tutti i relatori un quadro di sobrietà e difficoltà assolutamente realistico e in gran parte ingiustificato di fronte alle grandi potenzialità che il settore rappresenta.
Il lavori sono poi stati conclusi da Gianluca Comin, presidente Ferpi che oltre a richiamare alla concretezza e alla “materialità” dell’oggetto della discussione ha auspicato che Ferpi diventi per tutti gli interlocutori un referente costante e attivo per le loro attività di programmazione, ideazione e produzione.

3 Commenti
toni muzi falconi il 28/02/2010 :
Ottimo riassunto.
Dalla premessa, una informazione di carattere storico:
dal 1985 al 1991 la SCR Associati ha pubblicato mensilmente una newsletter ampiamente distribuita nella nostra comunità allargata di allora dalla testata SCRAP (che sta per brogliaccio, canovaccio>).
La newsletter, redatta da Antonio Pilati (allora pioniere dell’analisi della società della conoscenza ed oggi autorevole componente dell’Antitrust)) e da me, esaminava le strette relazioni fra produzione della conoscenza e relazioni pubbliche, sottolineando in particolare come il sistema delle imprese avesse già allora sopravvanzato gli Stati Nazione in termini di produzione della conoscenza.
Internet ovviamente già esisteva, ma abbastanza in fasce.
Se qualcuno fosse interessato a consultare una collezione di Scrap sa dove rivolgersi….
francesca albanese il 02/03/2010 :
E’ stato un convegno interessante e ben concepito. Solo tre osservazioni.
Per prima cosa, tutti e tre gli assessori alla cultura del comune di Roma, della provincia di Roma e della Regione Lazio hanno in qualche modo evidenziato la centralità del ‘territorio’. Quella del territorio è una dimensione ricca e complessa per chi fa comunicazione intesa come rete di relazioni e non solo come pubblicità di prodotti: vista nell’ottica del territorio la comunicazione culturale non serve solo alla costruzione di un pubblico ma anche alla creazione di spazi comuni, alla costruzione di identità condivise… un ruolo davvero strategico.
In secondo luogo, è stato sottolineato il forte valore comunicativo insito già di per sè nell’opera culturale, quindi per i comunicatori una straordinaria opportunità… da ‘maneggiare con cura’ e competenza.
Infine, mi è piaciuto constatare che chi fa cultura mette naturalmente l’ascolto al centro delle proprie attività (significative in questo senso le testimonianze di Sinibaldi di Radio Tre e di De Gennaro della casa editrice Minimun Fax)… sarebbe bello che la ‘parentela’ tra le relazioni pubbliche e la produzione della conoscenza riguardasse sempre più anche questo aspetto.
gioacchino221 il 14/03/2010 :
le suggestioni di Francesca Alnbanese sono assai forti. soprattutto l’ultima mi sembra possa postulare la possibilità di proseguire questo ragionamento e fargli fare un salto di qualità anche in un incontro pubblico che metta a confronto le “fabbriche” o meglio i “laboratori” dei due ambiti che ormai hanno un patrimonio di conoscenza comune e piuttosto consolidato nel tempo come ci ricorda giustamente Toni Muzzi Falcone.
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