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Patrimonio relazioni
L’imprenditore è il relatore pubblico della propria azienda, ma spesso non ne è consapevole. Così perde l’opportunità di comunicare in modo strutturato. Lo ha dichiarato il vice presidente Giampietro Vecchiato in un’intervista, tutta dedicata alle Pmi, rilasciata a L’Impresa.
12/07/2010, Notizie Ferpi, 5 Commenti
di Paola Stringa
La parola «comunità» è oggi al centro del dibattito pubblico più di qualsiasi altra, se tutti, dai politici agli imprenditori, sentono il bisogno di usarla per agitare il sogno o il progetto di un nuovo modello sociale, basato sul capitale umano e non solo sugli interessi e sui bisogni collettivi invece che sugli accordi tra mercati e istituzioni. Nel mondo delle reti globali torna protagonista il territorio anche nelle azioni di relazione pubblica. Lo conferma il vicepresidente della Ferpi, Gian Pietro Vecchiato, che pone l’accento sulla valorizzazione del legame con la comunità che ha il volto degli amici, dei dipendenti, dei fornitori, del sindaco e di tutti coloro che sono cresciuti dentro e fuori l’azienda, ma sempre intorno, e hanno contribuito a farla prosperare. È attraverso questa mission che la Pmi si avvicina alla comunicazione strutturata, spesso inconsapevolmente. «La comunità e il territorio sono il punto di partenza per l’imprenditore per l’azione di relazione pubblica. Egli non la vive neppure come strategia di comunicazione, perché lo fa spontaneamente, spesso utilizzando strumenti e metodologie originali e poco indagate – dice Vecchiato -. La vera sfida per noi consulenti è proprio quella di ricodificare queste azioni senza romperne la genuinità e canalizzarle in modo organico affinché possano dare valore aggiunto all’impresa».
Cosa dovrebbe fare il consulente
Se i primi stakeholder restano i dipendenti, in cima alla piramide delle attività riconducibili alla comunicazione, subito dopo viene la comunità più allargata, dalle loro famiglie, alla parrocchia, alla società sportiva, al territorio in genere. E non meno importanti sono i rapporti con le associazioni di categoria e con la pubblica amministrazione. Verso tutti questi portatori di interesse si esplicitano diverse azioni di relazione pubblica, di Csr, di partecipazione. «Aiutare l’imprenditore a crescere significa sviluppare insieme la consapevolezza dell’importanza delle relazioni. Per fare questo i consulenti e i comunicatori al servizio della piccola impresa devono approcciarsi in maniera nuova. Sino a oggi si tendeva a studiare le piccole come le grandi, ossia delle multinazionali in miniatura per cui costruire uno standard. Ma così non funziona, perché l’imprenditore, che è il relatore pubblico della sua impresa, non accetta di vedersi calare dall’alto una strategia. Bisogna piuttosto conoscere i meccanismi che stanno alla base di queste realtà produttive e capire il ruolo del capitano d’azienda nel suo contesto», precisa Vecchiato.
I cittadini premiano le imprese
Le sponsorizzazioni, le erogazioni liberali fanno parte delle azioni di PR ma in Italia, a livello governativo, non è stato fatto molto per favorire lo sviluppo di un marketing culturale e territoriale diffuso attraverso questa via. Sono ancora pochissime le aziende che conoscono e utilizzano strumenti di defiscalizzazione delle erogazioni liberali: anche su questo occorrerebbe lavorare di più, per strutturare dei modelli applicabili e rendere più competitive le imprese, favorendo al contempo delle relazioni virtuose con le comunità di riferimento. D’altra parte, da un sondaggio di Gi Group risulta che c’è un trend di crescita della fiducia dei cittadini lavoratori verso le imprese, mentre diminuisce la fiducia nelle istituzioni nazionali e sovranazionali. In questo scenario appare fondamentale per le realtà produttive porsi sempre più come soggetti sociali attivi e interlocutori affidabili.
Ferpi celebra i suoi 40 anni in tutta Italia
Un programma ricco di iniziative
Ferpi, nata nel 1970 dall’unione di Firp (Federazione italiana Relazioni Pubbliche) e Fierp (Federazione italiana Esperti Relazioni Pubbliche), è oggi il punto di riferimento del settore e opera sul territorio nazionale attraverso un capillare numero di delegazioni. Quest’anno per celebrare i suoi 40 anni promuove un ricco programma di attività che mirano a contribuire al dibattito sul ruolo e sugli scenari futuri delle Relazioni Pubbliche. L’obiettivo è quello di creare sinergie sempre più forti con le istituzioni, il mondo delle università, i professionisti e le aziende italiane.
Tra le iniziative in calendario ci sono nuovi percorsi di formazione dedicati agli specialisti del settore delle Relazioni Pubbliche, convegni, seminari e la partecipazione ad appuntamenti di rilevanza come il Forum della Comunicazione di Roma, il Festival dell’Economia di Trento, il FestivaI della Letteratura di Mantova, il Festival della Scienza di Genova, il Festival dell’Energia di Lecce.

5 Commenti
toni muzi falconi il 13/07/2010 :
eccellente questa intervista e bravo Giampiero!
ho una sola questione: l’uso di relazioni pubbliche al singolare (la relazione pubblica). La questione non è nominalistica ma di sostanza: se cioè relazioni pubbliche sta per relazioni in pubblico (e in tal caso l’uso del singolare va bene) oppure se invece sta per relazioni con i pubblici.
Personalmente preferisco questa seconda accezione e mi pare che anche Giampiero concordi quando invidivua nei dipendenti un importante gruppo di stakeholder.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa l’autore, ma anche i colleghi.
valeria232 il 14/07/2010 :
Raccolgo diversi spunti: innanzitutto questa mi sembra una prima eccellente specifica e declinazione italiana degli accordi di stoccolma.
Seconda cosa mi viene in mente che quando noi relatori pubblici descriviamo “la comunità” e tutti i suoi gruppi con il quali intendiamo relazionarci, quasi sempre non citiamo direttamente i clienti delle imprese private (consumatori o business). Mi chiedo se nel caso dell’intervento di Giampietro questo gruppo fosse automaticamente compreso in un altro ( e quindi la cosa sfugge a me) oppure se diamo per scontato che in questo caso il nostro mestiere lascia il passo completamente al marketing.
Terza cosa: la fiducia nelle imprese che sale e la sfiducia nelle istituzioni nazionale e internazionali che sfuma, sottolineano ancora quella tendenza, che da più parti oggi viene raccontata, del rinnovato bisogno di un rapporto di vicinato, come de rita ha evidenziato nel suo articolo riportato anche in questo sito parlando di piccoli poteri, reti e relazioni.
Certo, può anche sembrare solo la ormai vecchia storia di global e glocal, ma a Toronto il governo mondiale ha lasciato impressi i suoi limiti forse come mai prima, e quindi secondo me ora si sta parlando di qualcosa di diverso.
Confesso che leggere oggi di parrocchia e centro sportivo come nell’attacco di questo articolo a me suona subito come terribilmente anacronistico in questa realtà che viviamo alla velocità dei bit, ma subito mi si aprono delle emozioni e delle speranze bellissime, di riportare il nostro vivere (e lavorare) in una dimensione a noi più vicina e a noi più simile e familiare. Per questo mi sento di ringraziare professionisti come Giampietro che contribuiscono a questo percorso, invece di consolidare stereotipate dottrine e prassi manageriali contenute in infiniti power point…..
toni muzi falconi il 14/07/2010 :
Approfitto del commento di Valeria per scusarmi con Giampietro…era saltata una t e ti avevo chiamato Giampiero….
Secondo me, il consumatore (utente, elettore, cittadino) è strutturalmente interlocutore delle relazioni pubbliche quando diventa (oppure è stimolato, anche da noi, a diventare) stakeholder. Quando è consapevole e interessato a relazionarsi con l’organizzazione.
Ci dici qualcosa di più della ricerca del GI Group per cui la fiducia nelle aziende risale?
Il bucolismo evocato da Giampietro non è la sconfitta della globalizzazione (slow Valeria…), ma la sua intepretazione autentica, da una prospettiva delle relazioni pubbliche, del paradigma dei principi generici e delle applicazioni specifiche.
Senza dimenticare che il ‘localismo’ passa inevitabilmente attraverso anche lo spazio digitale (la parrocchia e il campetto di calcio) che per sua natura è anche globale.
Giampietro Vecchiato il 14/07/2010 :
Caro Toni, la giornalista si è sbagliata! Intendeva relazioni pubbliche!!
Sul resto, caro Toni e cara Valeria, Vi scrivo con calma.
Biagio Oppi il 15/07/2010 :
E’ un pezzo che aspettavo (he cerco ma non riesco a elaborare) una riflessione su un modello di relazioni pubbliche non milanocentrico o comunque non focalizzato sulla grande azienda. Un modello molto italiano, forse mediterraneo (MedCom forse sta facendo da battistrada) che connota fortemente il modello di comunicazione aziendale del nostro paese, tutto incentrato sulla figura dell’imprenditore. Mi piace l’idea che noi relatori pubblici dobbiamo indagare questo modello informale e dobbiamo cercare di formalizzarlo per poi riproporlo adeguatamente sul mercato.
Probabilmente è qualcosa che già si fa nella prassi, ma che non è stato ancora ab-stratto. E’ inoltre qualcosa di molto simile alla leadership comunicativa proposta da Hammerfors… quindi nonostante possa sembrare una forma primitiva di “gestione delle relazioni” (parrocchia, calcetto, comunità) è invece il risvolto glocal della contemporaneità, che permette ad esempio alle nostre multinazionali tascabili di avere successo in tutto il mondo.
Per noi comunicatori le PMI sono un mercato enorme, uno spazio di sviluppo enorme, un alleato e un partner da aiutare a crescere; come poi già emerso nei mesi scorsi nei bei dibattiti sul sito.
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