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Una Costituente per la Cultura

Lanciata dal Gruppo 24 Ore attraverso l’inserto Domenica, la Costituente per la Cultura è il manifesto, ripreso il 23 febbraio scorso nel corso del 2° Summit Arte e Cultura. Elisa Greco, delegata Ferpi Cultura, ha intervistato sul tema Antonio Scuderi, Amministratore Delegato di 24 ORE Cultura e ALINARI 24 ORE e tra i promotori del convegno.

29/02/2012, Notizie Ferpi, 1 Commento

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di Elisa Greco

Una prima domanda: perché la Costituente per la Cultura?

Siamo nel cuore di una delle scommesse vitali del nostro Paese, quando parliamo di valorizzazione del capitale culturale. Una scommessa che oggi va giocata con un approccio professionale, inclusivo e non monopolistico, legato a logiche di sviluppo e non di potere, con un’attenzione primaria verso i territori e non verso i palazzi. Con la consapevolezza che la nostra cultura e’ la ragione per la quale, come Italiani, stiamo nel mondo globale, ieri, oggi e domani.

Chi altro ha aderito alla Costituente oltre ai ministri Ornaghi, Profumo e Passera e il sottosegretario ai Beni Culturali, Cecchi ?

Abbiamo avuto, in queste settimane, una dimostrazione straordinaria, nel riscontro ricevuto dal manifesto per una Costituente per la Cultura, lanciato dal Gruppo 24 ORE attraverso l’inserto Domenica, al quale hanno aderito oltre un migliaio di protagonisti di primo piano della cultura italiana e anche i ministri Ornaghi, Profumo e Passera, oltre al sottosegretario ai Beni Culturali, Cecchi. I primi tre sono intervenuti, con una lettera a firma congiunta, sulle pagine del nostro giornale, il quarto a un grande convegno tenutosi il 23 febbraio a Milano, di fronte a oltre mille persone giunte fisicamente nella sede del Sole, 5000 collegate in diretta web e molte altre attive su Twitter, dove quel giorno il #summitcultura ha conquistato la prima posizione tra i trending topics. Una campagna di opinione “in crescendo”, che ha avuto l’effetto di riportare la scommessa della valorizzazione culturale al centro dell’agenda politica e di governo.

Quali sono i punti focali della Costituente per la Cultura?

Il mondo della cultura, ancora una volta, ha trovato voce, nel tentativo di dare forma a una scommessa finora incompiuta. E di rimettere assieme le anime di un Paese ancora bifronte, di fronte alla partita dello sviluppo del nostro capitale culturale. Lo ha fatto aderendo alle cinque semplici istanze lanciate dal giornale: ritorno all’articolo 9 della Costituzione, strategie di lungo periodo, coordinamento tra tutti i ministeri interessati alla produzione culturale, curricula scolastici capaci di formare nuovi competenze culturali, incentivi normativi e fiscali alla collaborazione tra pubblico e privato.

In termini economici quanto e cosa rappresenta il Comparto Cultura?

A dispetto del 2,6% del PIL generato direttamente dal Comparto Cultura e del 13% rappresentato dal concorso tra industria creativa e turistica (in un Paese dove ogni forma di turismo è culturale, a dispetto anche del mal contato mezzo milione di operatori che con la cultura mangiano ogni giorno, dobbiamo ricordare che:

1. Il bilancio del MIBAC si è progressivamente ridotto dagli oltre 2.2 mld di euro del 2001 agli 1,5 del 2011.

2. La gran parte dei fondi pubblici sono bloccati dal patto di stabilità. Quel patto che oggi si vuole estendere per decreto anche alle aziende speciali, avamposto e potenziale laboratorio per alleanze di progetto, sane e non clientelari, tra pubblico e privato.

3. I ricavi da servizi aggiuntivi e merchandising di tutti i musei italiani sono inferiori a quelli del solo MET di New York e che tra i 170 miliardi generati dal turismo culturale e i circa 700 milioni annui di mostre e musei (un dato comunque in crescita, anche nel 2011) c’è un abisso, o una grande occasione di crescita, se si vuole cambiare prospettiva.

E inoltre dobbiamo dire che parlare di industria culturale, di economia della cultura, cosa del tutto fisiologica per gli operatori, è invece ancora considerato un tabù sull’altra faccia del pianeta Italia. Un faccia sulla quale vivono coloro che hanno governato il Paese negli ultimi decenni, segnati dalla quasi totale assenza di politiche organiche per sostenere la valorizzazione culturale.

Quali linee politiche si chiedono al nuovo governo?

Temi e politiche che, purtroppo, sono stati finora assenti anche nell’agenda dell’attuale governo, che pure sta riposizionando a passi rapidi e decisi il nostro Paese nel contesto internazionale. E che però non può e non deve dimenticare che riposizionare e rilanciare l’Italia è un esercizio zoppo, se non si lavora sul più grande vantaggio competitivo che abbiamo nel mondo. La convinta adesione dei ministri di Beni Culturali, Pubblica Istruzione e Ricerca e Attività Produttive all’appello del Sole fa ben sperare. Attendiamo che, oltre all’agenda, adesso si modifichi l’azione di governo.

E cosa si attende?

E’ convinzione condivisa, nel mondo della cultura italiana, che questa scommessa non possa più attendere. Che il comparto creativo e artistico, in tutte le sue articolazioni, ha bisogno di diventare davvero industria, con una “cassetta degli attrezzi” completa, ricca di leve e strumenti di competitività.

Quale può essere il ruolo dei territori?

Che la scommessa vera, fatto salvo e anzi rafforzato il ruolo di regolatore e stratega dell’amministrazione centrale, si giochi sui territori, che da anni investono in cultura molto più del Centro. Che proprio sui territori, attorno al capitale culturale, si debba favorire la proliferazione di partenariati di progetto, di alleanze, tra istituzioni pubbliche, industrie creative e player privati. Alleanze che sono l’unico modello efficace di valorizzazione, ma devono trovare forme giuridiche e operative più agili, rapide e trasparenti.

Quale il ruolo delle istituzioni territoriali?

Che l’istituzione di aree a burocrazia zero, per favorire la produzione culturale, non possa più attendere un minuto. Che le imprese culturali private vanno sostenute e agevolate, con tutti gli strumenti normativi e fiscali possibili, anche per creare nuova occupazione e valorizzare il talento dei giovani e che un nuovo welfare culturale debba passare anche attraverso la possibilità per le persone di detrarre parte dei propri consumi in cultura.

Quale il ruolo dei privati?

Sta divenendo patrimonio comune la convinzione che l’investimento in cultura di industrie e privati debba essere agevolato, anche attraverso leve fiscali molto più potenti di quelle attuali. Un’azienda che sostiene e partecipa un’iniziativa culturale deve essere incentivata, sia che il suo contributo vada a un soggetto industriale che a una onlus. Il punto dirimente non può essere lo status giuridico del produttore culturale, ma piuttosto la qualità del progetto, la garanzia che viene dalla partecipazione dei e dal controllo delle istituzioni, il monitoraggio degli obiettivi e dei risultati, la capacità di creare reale valore sul territorio.

Quale ruolo rivestono le Relazioni pubbliche e la comunicazione?

Non esiste efficace valorizzazione dei patrimoni del passato senza nuova produzione creativa legata al presente e al futuro e senza efficaci modelli di comunicazione cross mediale ed edutainment. In questo senso, va incentivata la creazione di nuove competenze e professionalità, per formare specialisti della valorizzazione culturale, a partire dai programmi scolastici, fino a quelli universitari e post laurea. Bisogna creare percorsi di studio ad hoc, sia all’interno degli indirizzi scientifici, che economico-giuridici, che nell’area umanistica e delle scienze sociali, mettendo a sistema le esperienza d’eccellenza che già esistono.

Per concludere: quale sarà l’impegno per il futuro?

Sono queste le idee alla base della strategia del Gruppo 24 ORE, da sempre è orientato a una missione di servizio verso tutti i soggetti del mondo produttivo, dei settori privati come di quelli pubblici. E che ha scelto anche di operare direttamente nella valorizzazione dei patrimoni culturali storico-artistici e anche industriali del nostro Paese, con 24 Ore Cultura e Alinari 24 Ore, creando un sistema sempre più integrato, che coinvolge tutti i propri mestieri, dal quotidiano alla radio, dal web alle riviste, dall’organizzazione di eventi e convegni, sino ad arrivare alla Formazione, con un programma di master dedicati alle professioni della Cultura, con adesioni record.


Clicca qui per scaricare il materiale relativo al convegno.

1 Commento

Paola Sarcina il 05/03/2012 :

è un bene che qualcuno si preoccupi in Italia di creare un manifesto per la cultura. Ma dal programma vedo che si lavora ancora per settori… nell’evento del Sole 24 la Cultura è solo i Beni Culturali, intesa per lo più da quello che ho potuto vedere dal programma, settore dell’arte, dei musei e del patrimonio materiale… ma la cultura è anche il patrimonio immateriale del sapere, teatro, musica, danza, biblioteche, ecc. Credo che un manifesto dovrebbe integrare il patrimonio materiale con quello immateriale nelle sue diverse forme, e ancora di più, in un processo di valorizzazione dialogare anche con il settore turistico, dato che il settore del turismo culturale in Italia se ben strutturato, potrebbe essere un volano economico importante. Lo sappiamo tutti, se ne parla tanto, ma ancora siamo lontani da trasferire dalla teoria alla pratica ciò che serve a rendere concreto un cambiamento.

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