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Costa Crociere: le parole sbagliate

Nella gestione delle situazioni di crisi molto contano le parole ed ancora di più i fatti. I comportamenti dei vertici aziendali “a caldo” possono incidere in modo sostanziale sul modo in cui la crisi continuerà o si risolverà. Una riflessione di Mariella Governo sulla reazione dell’amministratore delegato di Costa Crociere in seguito alla tragedia della Concordia.

18/01/2012, Eventi, 27 Commenti

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di Mariella Governo

Come sta, presidente? «Senza retorica, attraverso il momento di dolore peggiore dopo la morte di mia madre».

Rimorsi?

«Si lavora insieme, seguendo principi e leggi severe. Poi ci si mette il fattore umano. Come in certe commedie di De Filippo, fai tutto, fai tutto, poi c’è… il fesso».

Il fesso?

«…nel senso del fattore umano».

Così – in modo sbagliato e fuori luogo – ha risposto ieri (N.d.R. 20 gennaio 2012) il numero uno di Costa Crociere, Pier Luigi Foschi, a Goffredo Buccini del Corriere della Sera.

Regola numero uno di un’emergenza e di una crisi: assumersi come azienda la responsabilità di quello che sta accadendo e pensare alle vittime e ai familiari, non a sé stessi.

Mettere in primo piano il proprio dolore personale e paragonarlo a quello della morte della propria madre fa trapelare un atteggiamento “Costacentrico”, non certo mirato al proprio pubblico e tanto meno alle responsabilità che un’azienda ha per il semplice fatto di esistere sul mercato. Una responsabilità che dovrebbe accrescere quando, per azioni e comportamenti sbagliati, vengono messe a rischio decine di vite umane, il nostro ambiente, il lavoro di migliaia di persone.

Le parole di Foschi mi ricordano ancora l’infelice battuta dell’ex Ceo di British Petroleum, Tony Haward quando il 30 maggio 2010 disse: “Nessuno vuole che tutto questo finisca più di me. Rivoglio indietro la mia vita.”

Il numero uno di un’azienda dovrebbe essere formato a usare le parole giuste nel momento giusto. Chi guida un’azienda non può comportarsi da scaricabarile, come Foschi ha fatto nella prima conferenza stampa di sabato scorso quando ha affermato che la Costa Crociere si dissocia dal comportamento del comandante Schettino anche se ne avrebbe pagato le spese legali!

Nel caso di Costa Crociere “manca una vera e sincera assunzione di responsabilitá, che é dovuta a tutta la collettivitá. Chi ha formato il Comandante? Chi gli ha affidato la sicurezza dei passeggeri?”, così scrivono i colleghi Luca Poma e Giampiero Vecchiato in un comunicato stampa qualche giorno fa.

Seguo da anni per interesse personale e professionale i casi di comunicazione di crisi.

Mi chiedo. Ma Costa Crociere non aveva preparato a suo tempo un manuale di comportamente in situazioni di crisi? Non aveva costituito un’unità di crisi? Non aveva fatto un training ai suoi manager e portavoce per simulare il comportamento migliore in caso di tragedia? Se così avesse fatto, dubito che avrebbe potuto incorrere in errori così gravi di comunicazione.

Cosa avrei consigliato a Costa Crociere per la mia esperienza di comunicatore d’azienda?

Avrei detto all’AD Foschi di vestirsi bene per un lungo soggiorno di fronte al molo dell’Isola del Giglio, per far vedere la propria faccia – non solo in conferenza stampa con annesse scuse e lacrime – ma sul posto. Come ha fatto a suo tempo Richard Branson, capo dell’impero inglese della Virgin quando una donna anziana rimase uccisa e altri 5 passeggeri rimasero feriti gravemente in un deragliamento di un treno Virgin nel Regno Unito. Branson, con sangue freddo e rapidità, indossò una giacca a vento e un paio di stivali e andò sulla scena del disastro. (mio post sull’argomento).

Foschi avrebbe avuto sì l’assalto dei giornalisti di tutto il mondo ma sarebbe stato anche fotografato dai reporter di tutto il mondo, sul posto, insieme alle centinaia di persone che hanno lavorato e stanno lavorando in questi giorni a rischio della loro stessa vita per scongiurare un disastro ambientale, di immagine e di reputazione per il nostro Paese, sempre più sbeffeggiato per la leggerezza di alcuni incoscienti e irresponsabili.

Insomma Foschi avrebbe potuto fare quello che il comandante Schettino non ha fatto: “stare a bordo” fino alla fine dell’emergenza.

Purtroppo visti i tempi lunghi – avrebbe ancora il tempo per farlo.

Tratto dal blog di Mariella Governo

27 Commenti

Mariella Governo il 24/01/2012 :

In realtà in data 22 gennaio l’Ad Foschi si è fatto vedere per una visita breve all’Isola del Giglio. Talmente breve che lo hanno visto in pochi, ma la notizia non è sfuggita alla nostra brava Francesca Sapuppo della redazione Ferpi.
Eccola qui: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/01/22/visualizza_new.html_48015671.html

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enrico283 il 24/01/2012 :

La gestione di una crisi esalta il ruolo del leader. È durante questa fase che il “boss” di un’azienda deve prendere la situazione in pugno e dare l’esempio a tutti. Un’organizzazione colpita da un evento negativo modifica la propria struttura da democratica in “assoluta”, diventando come un organismo militare, dove un unico uomo, circondato da fidati consiglieri, si deve prendere delle responsabilità e compiere scelte difficili.

Nelle situazioni eccezionali gli ordinari messaggi del Ceo non bastano più, ci vuole, in via straordinaria, la sua diretta presenza che comunichi – anche senza bisogno delle parole – la forza, l’impegno e la fiducia che i dipendenti richiedono. Questo capita a tutti i livelli e negli ambiti più diversi, dalla squadra di calcio, che dopo una serie di risultati negativi riceve la visita del presidente negli spogliatoi o durante l’allenamento successivo, agli eventi drammatici come quelli dell’11 settembre 2001, quando l’allora sindaco di New York Rudolph Giuliani accorse immediatamente per le strade della città per essere accanto alla gente comune e mostrare che le istituzioni pubbliche erano presenti.

[Tratto da: “La Guida del Sole 24 Ore al Crisis Management”, Luca Poma, Giampietro Vecchiato, in collaborazione con Enrico Finucci, 2012]

Mariella Governo il 24/01/2012 :

L’avevo già nel carrello virtuale: ora ordino il vostro libro
Grazie!

Fabio Dell'Olio il 24/01/2012 :

Il cordoglio composto, forse troppo. Il linguaggio sincopato e la mimica assente, tradiscono un aplomb fuori luogo di Foschi. Sono d’accordo con Mariella Governo, in questi contesti il lutto deve essere meno “passivo” e richiede uno sforzo di comunicazione ulteriore. La partecipazione al lutto viene prima dell’esternazione, per quanto commossa, del lutto stesso. Se aprissimo gli armadietti dei comunicatori aziendali, quanti cosiddetti “manuali di crisi” troveremmo? Temo pochissimi.
Un saluto da un Suo ex allievo Ferpi barese che ricorda con piacere la sua lezione!

Fabio

Eva Jannotti il 25/01/2012 :

Raramente commento i post lasciati su Ferpi.. ma vorrei precisare solo che mi duole vedere (e non solo su questo sito) i soliti “maghi del lunedì” (quelli che il lunedì al bar sanno sempre cosa avrebbe dovuto fare la squadra per vincere la domenica precedente). Loro però in campo non c’erano. Chi fa comunicazione non è automaticamente un esperto di Crisis Management. Io faccio questo lavoro (e solo questo) da più di 20 anni e sulla crisi di Costa Crociere stanno lavorando secondo me i migliori specialisti a livello italiano e mondiale. Poche persone hanno vissuto una simile tragedia e chi ci è passato sa quanto possa essere difficile gestire un disastro simile anche essendo addestrati a farlo e con tutti i manuali a portata di mano. Ci sono una incredibile molteplicità di aspetti (operativi, gestionali, emozionali) da gestire simultaneamente. Un po’ di rispetto (non dico umiltà perché è un termine che evidentemente non appartiene alla categoria di comunicatori) per chi in questo momento è sul fronte secondo me è d’obbligo. Non dico che tutto è andato liscio o che non si sarebbe potuto forse fare di più, ma certamente disturba vedere critiche facili da parte di colleghi “espertiproprioditutto” e constatare l’assenza di riconoscimento e plauso per le cose giustissime, che Costa ed i suoi comunicatori hanno fin qui attivato: e non sono poche.

Daniele il 25/01/2012 :

Indubbiamente la vicenda ha avuto un forte impatto emotivo e quando accadono vicende come queste, il più delle volte l’informazione si trasforma in intromissione, la curiosità diventa morbosità e la verità viene soffocata dall’accusa. Penso che in situazioni come quelle della Costa Concordia non sia facile per nessuno, pensando ai morti e ai dispersi, sedersi intorno ad un tavolo e pianificare una strategia di comunicazione. E’ però necessario per evitare che un singolo episodio, grave e tragico, possa pregiudicare e mettere in discussione la credibilità e la forza di una compagnia sera e professionale come Costa. Io avrei agito tempestivamente cercando di comunicare una posizione chiara ed una linea inequivocabile, e questo la Costa non è riuscita a farlo sino ad ora. Si è trovata in una posizione di mezzo, tra li inquirenti e Schettino. Una volta appurate le responsabilità, e se Costa ne ha deve fare “outing”, penso sia più opportuno concentrarsi e lavorare a stretto contatto con le forze di soccorso per far si che si chiuda il prima possibile il bilancio dei morti e si metta in sicurezza l’ecosistema da possibili rischi di inquinamento. Ci vuole vicinanza verso chi ha subito e questo non mi sembra si evinca molto dal comportamento mediatico di Costa. In una fase successiva mi concentrerei più su temi quali la sicurezza a bordo e la formazione del personale, smentendo il fatto che una compagnia importante come Costa non pretenda i massimi standard da questo punto di vista. Nessuno ha la verità in mano, ma in questa fase stare in mezzo alla gente, mostrarsi parte di loro, è brutto dirlo ma ripulisce anche un po’ l’immagine. La dimostrazione di questa strategia vincente è Berlusconi: vi ricordate il terremoto In Abruzzo? Ogni 3 per due era lì, in mezzo alla gente, a confortarli, a far vedere che il suo Governo c’era. Ha portato il G8 a L’Aquila, ha mostrato al mondo che l’Abruzzo non era da solo. Poi oggi le case sono ancora diroccate e molto rimane da fare intanto però in quel momento gli abruzzesi non si sono sentiti da soli.

toni muzi falconi il 25/01/2012 :

Ha ragione Eva. Intervenire a caldo senza sapere nulla va bene per chiunque salvo che per noi che dovremmo conoscere la complessità di vicende simili e quanto gli interventi siano inadeguati.
Non è un caso che gli studi recenti sulla vicenda BP (nessuno ha rilevato le analogie…) indicano oggi la qualità della risposta complessiva di quell’azienda.
Fra un paio di anni, e anche prima, è possibile che gli studiosi diranno la stessa cosa.
Insomma, conoscere prima di ‘sparare sulla croce rossa’ dovrebbe essere un must per qualsiasi professionista serio. E dispiace anche che si dia spazio, su un canale professionale, a tante opinioni al vento.
Questo nulla toglie agli errori anche elementari che tutti abbiamo visto, ma proprio perchè li abbiamo visti tutti a che serve sottolinearli di nuovo? E’ solo ricerca banale di visibilità? Almeno, la marchetta di chi approfitta del caso per attirare l’attenzione su un proprio libro in uscita è esplicita…..

Mariella Governo il 25/01/2012 :

Eva Jannotti (e anche Toni) toccano due punti importanti:
1) La nostra conoscenza e percezione dei fatti. Il divario tra chi è dentro le cose e chi si fa un’opinione di quello che succede è spesso molto grande, sia per un comunicatore, figuriamoci per un cittadino. Ma questo cosa significa? Che dei comunicatori non possano (o non debbano per “rispetto”!) esprimere un parere su ciò che vedono, leggono, discutono, elaborano in base alle proprie esperienze? O bisogna mettersi una sorta di “bavaglio” in attesa che si esprimano i grandi guru, impegnatissimi sul campo? C’è qualcosa che non mi quadra più.
2) Il rispetto per il lavoro dei colleghi. E’ vero, concordo (anche se rimando al punto sopra). Ma lo stesso riguardo che si chiede agli altri lo si dovrebbe trasmettere, evitando di usare toni e parole allusorie e sgradevoli nei confronti dei colleghi, non proprio nati tutti ieri.
Un saluto.
Passo e chiudo.

giorgio il 25/01/2012 :

Un medico non deve parlare male di un collega medico, vero ?
Come anche un avvocato non deve parlare male di un altro avvocato, certo !?
Allora anche un comunicatore non deve parlare male di un collega comunicatore !!??

E’ questa la regola d’oro della professionalità Italiana ????

Ricordiamoci che sono morte delle persone. Non e’ solo affondata una nave o andata persa una partita della domenica.

Nessuno ha detto che i comunicatori della Costa sono deficienti.
E’ stato solo rilevato uno dei loro (fondamentali) errori.
Che serva come lezione a tutti i colleghi comunicatori (e i loro studenti).

(firmato)
Un cittadino non Italiano che auspica che i professionisti Italiani, molto capaci, faranno onore alla loro professione.

toni muzi falconi il 25/01/2012 :

Scusate, non mi sono spiegato bene.
Da parte mia, ma penso anche di Eva, nessuna censura verso chiunque esprima la propria opinione su un evento pubblico.

Soltanto una parola di cautela proprio per chi, come noi che
facciamo questo mestiere, sa fin troppo bene che non tutto è oro che quel luccica (anche perchè siamo spesso noi, con la complicità del sistema dei media, a far luccicare impropriamente alcune cose allo scopo di tacerne delle altre..).

Sappiamo anche che se fosse così facile consigliare modalità operative in funzione dei nostri istinti, le nostre parcelle sarebbero largamente eccessive…

Cum juicio, ma il iucio, a parte le cose più ovvie, può avvenire solo a bocce ferme e non in movimento: ecco soprattutto (ma non solo) perchè è imoportante la crisis preparedness sapendo bene che poi quando la cosa succede nulla si svolge secondo i piani….

Infine, la mia non era una critica a Mariella, di cui ho molto apprezzzato l’intervento che è avvenuto coprendo altri interventi sul tema assai meno appropriati che, per fortuna, sono finiti in archivio….

luca803 il 25/01/2012 :

In effetti anch’io mi occupo da anni di CSR e – con altrettanta passione – di comunicazione di crisi, e – vorrei rassicurare la collega Janotti – di null’altro. Forse mi occupo di Crisis da qualche anno meno di Eva Janotti, anche se forse non bastano 5 anni in meno di pratica di professione per fare del sottoscritto e dell’amico Vecchiato due “maghi del lunedì”. Perdonatemi l’opinione personale, ma trovo i toni che ha preso questo thread decisamente fuori luogo: forse prima che il Crisis Management la collega dovrebbe imparare il management della buona educazione. Enrico Finucci – che ha collaborato attivamente con noi alla stesura del libro citato – ha solo 27 anni: abbiamo deciso di investire su un giovane promettente, cosa che in Italia si fa raramente. La sua giovane età rende del tutto comprensibile il suo “entusiasmo” nel promozionare con enfasi forse eccessiva un libro per una casa editrice autorevole, Il Sole 24 Ore, che lo vede citato in copertina (e non solo come spesso fanno molti colleghi “sfruttato” come un lacchè e poi neanche ringraziato…). Per quanto inoltre riguarda l’anomala applicazione del “principio di autorità” secondo il quale dal momento che illustri colleghi stanno prestando consulenza a Costa Crociere ne deriverebbe che ciò che fa ed ha fatto Costa è necessariamente corretto, direi che basta il lavoro di razionalisti come Cartesio e Hobbes come risposta, non serve aggiungere una parola in più. Aggiungo al riguardo che mi ha stupito quello che ho percepito come un atteggiamento di velato “scudo associativo” verso qualche collega (penso male e faccio peccato? Se è così chiedo perdono…) che a mio avviso è alla base della sottoesposizione di Ferpi nel dibattito su questa tematica e soprattutto dell’iniziale riluttanza a pubblicare alcunchè al fine di non esporre a critiche chi presta consulenza per Costa (vale appena la pena notare che al disastro BP su questo sito vennero dedicati ben 5 articoli nei 90 giorni di emergenza…): ho sempre provato fastidio per “i silenzi stampa di cortesia”, dal canto mio non li ho mai richiesti e mi irriterebbe che qualcuno mi usasse queste “gentilezze” se fosse un mio Cliente quello sotto i riflettori o sui banchi degli imputati, e non è questa la Ferpi che vorrei ;)
Detto ciò, e tentando di riportare il dibattito sul piano tecnico, dove per stile e per metodo avrebbe dovuto sempre rimanere, resta invece (a mio avviso) valido tutto quanto ho osservato nella nota stampa del 16/01 e nei miei successivi interventi su varie piattaforme internet: reputo inadeguata la gestione della crisi da parte di Costa (non ho detto disastrosa, ho detto inadeguata, le parole in italiano hanno un peso preciso!) per una serie di motivi in parte già citati (segnatamente, schizofrenia nella definzione di una linea chiara nella comunicazione, gravi pecche nelle procedure di gestione dell’emergenza che evidenziano carenze nelle simulazioni periodiche preventive, e scarsa autenticità dei vertici, con uno scarico di responsabilità sul Comandante del tutto fuori luogo, dal momento che è stato supervisionato da loro per anni), motivi questi che assieme ad altri andremo meglio ad illustrare in un breve paper che stiamo predisponendo, con buona pace dei “luminari” che stanno affiancando Costa Crociere. Ciò ovviamente non toglie lustro a quanto di buono la compagnia ha fatto per fronteggiare un disatro terribile in cui purtroppo è incorsa, ma i plus in un’analisi intellettualmente onesta non annullano gli outpoint. Sono peraltro lieto di rilevare che il Procuratore Generale Beniamino Deidda – già noto per lucidissime prese di posizione sul dossier Thyssen – abbia espresso posizioni speculari alle nostre (quanti “maghi del lunedì” in Italia…). In ultimo, convengo con Toni: solo il tempo potrà confermarci in via definitiva un giudizio positivo o negativo sulla gestione complessiva dell’affaire Costa Crociere (ma ciò non toglie che noi sia abbia la possibilità e forse anche l’obbligo di dibatterne anche “a caldo”, pur con le dovute sospensive, perchè ricordo che lo stanno facendo proprio tutti in Italia tranne forse quelli più titolati a farlo, ovvero i comunicatori). La mia opinione – peccando di scarsa umiltà, lo ammetto – mi permetto di anticiparvela: non sarà annoverata come una delle più positive case-history di Crisis Management del decennio. A chi sostiene il contrario, do appuntamento tra qualche mese.
Buona serata a tutti! :)
Luca

luca803 il 25/01/2012 :

PS: ecco un altro “mago del lunedì”, un collega giornalista che commenta la capacità leadership del Comandante di una delle più importanti navi della compagnia Costa Crociere:
http://affaritaliani.libero.it/cronache/bogliari-costa170112.html
Certamente le qualifiche di Schettino e la sua attitudine alla gestione delle emergenze era stata più e più volte sottoposta a controllo da parte dei vertici della compagnia, nell’ambito delle procedure del tutto routinarie di Crisis Management preventivo……sarebbe interessante visionare le schede di resoconto delle simulazioni periodiche…se ci sono le schede….e se ci sono state le simulazioni periodiche…. :/
Luca

gian paolo gironda il 26/01/2012 :

Ebbene sì, siamo tutti comunicatori di crisi !
Ma quanti siamo ? Tanti ! Troppi ?
Da quando ho iniziato a scrivere questa nota sono alla terza correzione e sono certo che quando avrò finito dovrò sicuramente rivederla ancora perché nel frattempo avremo nuove rivelazioni, nuovi video, nuove confessioni e testimonianze.
E in queste condizioni noi “comunicatori” vorremmo risposte da parte di Costa e dei suoi consulenti certe, incontrovertibili, rassicuranti ma soprattutto immediate ??
C’è chi dice “orrore orrore 24 ore senza dire e fare alcunché”.
C’è chi sostiene che le lacrime siano false, chi addirittura dopo aver elencato la regola numero uno (ma chi le scrive le regole?) spara la sua sentenza : “costa centrico” !
Solo chi di mestiere fa davvero il gestore della comunicazione in situazioni non di crisi ma di disastri può comprendere e avere un moto di solidarietà umana verso Tony Haward.
Ma tant’è si vuole , sapendo esattamente cosa avrebbe saputo fare lui meglio di altri, in una situazione allucinante come quella occorsa davanti a Giglio Porto che tutto fosse andato per il meglio.
E perchè no ?
Ci sono fior di professionisti esperti (forse troppi ? ma questo lo spiegherò più avanti) della materia probabilmente strapagati proprio perchè esperti ai quali chiedere spiegazioni.
Questi Signori sono riusciti a far emettere a Costa un comunicato a botta calda (prima della conferenza stampa) con tre messaggi immediati (e si badi bene in questa sequenza prioritaria, lo dice La regola numero 1, di quelle vere !) uno di cordoglio per le vittime, uno di solidarietà con i parenti e una di totale disponibilità e collaborazione verso la magistratura e gli organi inquirenti, rimandando dichiarazioni ufficiali ed eventuali assunzioni di responsabilità solo a quando in possesso di informazioni chiare e complete e sicure. Ma probabilmente siamo abituati ai tempi dei commenti del lunedì al bar dello sport il lunedì mattina, a poche ore dalla fine del calcio minuto per minuto.
Ma di fronte a una così incredibile e fantasmagorica creatività nel mentire senza ritegno dello “SchettinoRiccardoCuordiLeone” c’è anche il rischio di farselo diventare simpatico questo comandante, che poverino viene cazziato (troppo duramente per il “democratico” Francesco Merlo)
dal capitano DeFalco.
Ma non viene il dubbio che forse, prima di assumersi personali responsabilità, Costa doveva attendere di sapere quale fosse la verità “vera” del suo Comandante sotto interrogatorio ?
Quella che di giorno in giorno cambia versione , che contiene omissioni e quella che contiene sconcertanti ammissioni.
A molti nostri colleghi ha dato fastidio che Costa in conferenza stampa dichiarasse solidarietà col Comandante fino a garantirgli assistenza legale ! cosa che peraltro io valuto estremamente corretta in quel particolare momento, salvo ritirarla nel momento in cui, a seguito delle dichiarazioni fatte alla Magistratura, scopre che Schettino sta mentendo spudoratamente.
Ma nel frattempo non fa nulla Costa per cercare di gestire la débacle ?
No, fa certamente un’infinità di altre cose ma certamente non riesce a far tornare subito i conti nelle liste e nei numeri dei passeggeri imbarcati e regolarmente registrati e gli eventuali clandestini tipo la Moldava (e non credo proprio perché in nero)
Un ricordo personale in proposito : prima di riuscire ad avere la lista completa dei 119 passeggeri deceduti nel terrificante incidente di Linate passarono molte ore…ed erano “solo” 119, figuriamoci su una città galleggiante con più di 4000 persone a bordo !
A cosa pensava allora Costa ?
Non ho strumenti informativi per poter sputare sentenze (quel che so lo so come tutti noi dalla rete e dai media) ma appartengo alla categoria di quei professionisti che credono che il consulente di crisi debba avere nel suo operare alcune priorità : una fra queste è quella di contribuire a salvare l’azienda e quindi la sua reputazione con i suoi 35000 e più dipendenti e, non come gli avvocati, che si preoccupano prioritariamente di non far finire in galera l’amministratore delegato.

Quindi nessun errore ? No di certo , ad esempio non avrei mai mandato da Vespa (ah.. quanto aveva ragione Gaber nel suo terrificante “Io se fossi Dio” a prendersela anche coi giornalisti che speculano sulla lacrima e sul disatro umano..!!) il giovane azzimato dottore che con una imbarazzante incapacità di esprimersi ha sferrato un pesante pugno nello stomaco a Costa senza riuscire a spiegare quali fossero i compiti dei dipendenti (ufficiali di bordo e dipendenti dell’ hotellerie nella gestione dei soccorsi).
Ma prima di esprimermi e sparare il mio giudizio a caldo attenderei la chiusura dell’inchiesta preliminare, se non altro per non dover ammettere di essere stato un po’ troppo frettoloso.
A proposito ma noi “professionisti” sappiamo tutti, vero, che le braccia conserte chiuse davanti al torace meta-comunicano chiusura, diffidenza, insicurezza, e forse anche rigidità ?
Qual’ è la morale dunque ?
Amici e colleghi piano con giudizi e critiche da bar dello sport, piano con l’ansia di apparire informati ed esperti e tuttologhi perché solo comunicatori, piano nel criticare anzitempo altri nostri colleghi che più di noi sono davvero esperti.
Propongo che si apra il dibattito ma a biglie ferme, anche impietoso, con i coinvolti per cercare di capire il perché degli errori e i risultati ottenuti.
Un’ultima considerazione dopo quasi 40 anni di consulenza di crisis mi sono convinto che la cosiddetta camera di crisi non debba e non possa essere un insieme di persone che democraticamente suggeriscono e implementino strategie e tattiche, la democrazia è nemica, in questo caso, della soluzione dei problemi.
A quanto ho capito tra Carnival e Costa quasi l’universo gotha mondiale dei consulenti di crisi è stato coinvolto.
Tot capita tot, sententiae…..
Chiudo e invio per non correre il rischio di dover inseguire gli avvenimenti, le novità, le ultimissime, e tutto ciò che ancora non conosciamo !
Gian Paolo Gironda

luca803 il 26/01/2012 :

Grazie Gian Paolo, un bel post di merito, condivido parecchie cose tra quelle che richiami all’attenzione di tutti noi. Continuo ad essere convinto che in Costa Crociere il Crisis management fosse “sulla carta”, frutto forse di un incarico firmato 10 anni fa o chissà quando e rispolverato ogni tanto con qualche verifica formale. Diversamente non si spiega il disordine iniziale che ha caratterizzato la gestione non solo e tanto della comunicazione, ma degli aspetti pratici ed operativi dell’incidente, e vorrei sapere se – come per prassi – facevano adeguata previsione di scenario e periodiche simulazioni (mi gioco una collezione di cene che la risposta e no). Inoltre, sono partiti tragicamente male con lo scarico di responsabilità sul Comandante: esso E’ la compagnia, le due cose non si scindono e per quanto in Costa ci si impegnino non saranno mai scindibili (legalmente forse si, ma parlo di indice reputazionale, non di tribunali). E poi molte altre cose, ma ne riparleremo a mente “tiepida” ;)
PS: (ultima ma non ultima) ma il Presidente che in udienza in Parlamento a conferma della capacità della Compagnia di gestire la Crisi cita orgoglioso che Costa è l’unica compagnia al mondo che si è sottoposta alla certificazione volontaria SA 8000? Ma che c’entra la CSR? Ma chi è che gli suggerisce queste cose, Sbirulino??? :D
Luca

Luigi Norsa il 28/01/2012 :

Caro Luca,
coraggio, capita anche ai migliori di perdere contemporaneamente una collezione di cene e un’ottima occasione di tacere
Luigi Norsa

luca803 il 31/01/2012 :

Caro Luigi, vedo che il vizio di prenderla sempre sul personale non abbandona proprio mai i vecchi baroni del settore… :) Anche se per stile e metodo preferirei evitare, mi costringi a rispondere a tono: il coraggio lo lascio a chi forse ha bisogno di tutto quello disponibile in circolazione, perché ha puntati addosso gli occhi di mezzo pianeta, e non certo occhi in vena di complimenti. Alcuni sono occhi di defunti: qualcuno prima o poi chiederà conto
Luca Poma

toni muzi falconi il 01/02/2012 :

esempio congiunto di bassa demagogia e di quel becero populismo dai quali il paese sta cercando di liberarsi.
che tristezza.

a proposito, qualcuno ha visto ieri sera su sky la hearing dei dirigenti costa in parlamento?
molto istruttivo, la registrazione dovrebbe entrare nella nostre aule di formazione professionale….

francesca910 il 01/02/2012 :

“… il vizio di prenderla sempre sul personale”… Visto che Luigi è tra i PROFESSIONISTI che si sta occupando di Costa, come doveva prenderla?, in generale?! Per non parlare dei “baroni del settore”: Luca, non sei stato tu a parlare di “toni fuori luogo”?! Sic. Infine: livello basso citare i defunti. E non credo proprio che i loro occhi siano rivolti ai professionisti della comunicazione. Buon lavoro, Luigi, spero che prima o poi tu voglia raccontarci la tua esperienza. Nel frattempo, accolgo per prima il suggerimento di TMF. Sicuramente non sarò l’unica!
Francesca Sallusto

luca803 il 02/02/2012 :

@Francesca, non ho alcun interesse per il fatto che Norsa abbia seguito personalmente l’assistenza a Costa, nessuna delle osservazioni fin qui sviluppate era di carattere personale. Abbiamo valutato nel complesso la tonicità dell’azienda nel rispondere a una situazione di crisi. Personalmente sono stato in più occasioni pubblicamente valutato per il mio operato, come tutti, e non ho fatto tanto cinema: se l’avessi dovuta prendere sul personale ogni volta avrei messo da parte una collezione di esaurimenti nervosi.
@Toni: 1 ora di ritardo nel evacuare una nave è in parte una della cause del passaggio da un problema grave a un disastro con morti, e tutto ciò è anche figlio di quello che alcuni commentatori hanno definito “un bellimbusto al comando”, o per dirla più elegante con le parole di Bogliari, “un soggetto totalmente inadeguato a gestire la leadership in situazioni di emergenza”. L’ho messo io su quel posto? Pensi che se ci fosse stato un lavoro serio di prevenzione un soggetto del genere avrebbe mantenuto la responsabilità di comando? Perché la Costa stessa ammette che deve rivedere le procedure di formazione, controllo e verifica dei comandanti delle navi?
Allora questo è populismo secondo te? Cerca di non valutare per amicizie consolidate, se possibile, perché per quanto mi riguarda arrivo a dire che la verifica di responsabilità dovrebbe essere estesa anche a chi aveva l’incarico formalizzato di aiutare a prevenire una tragedia e non l’ha fatto a regola d’arte. E se questo porta a mettere in discussione anche i consulenti pazienza. Perché io e te stamattina abbiamo aperto gli occhi più o meno sereni, ma una ventina di persone no, e questo non è proprio populismo Toni, è la verità, che ti piaccia o no, che piaccia a Norsa o no, ed è anche buona parte dell’essenza del problema.
Luca

toni muzi falconi il 02/02/2012 :

Luca, populismo (a proposito dei morti) forse no, ma demagogia certamente si…. e ci sei anche tornato sopra.
Deplorevole davvero.

In ogni caso,se avessi letto con attenzione, il mio giudizio era espresso in modo congiunto ai due contendenti e non solo a te. Esemplare dimostrazione di autoriferimento comunque e ovunque.
Sei troppo giovane per questi eccessi..datti una regolata altrimenti rischi di assomigliarmi….

Non te la prendere:
vedo sulla stampa internazionale, anche professionale, cominciare a crescere gli interventi che elogiano la gestione della crisi da parte di Cosat e Carnival.
Vuol dire che la Burson Marsteller di Londra sta facendo il suo lavoro.

In effetti rimango stupefatto ogni volta che un collega è il primo a farsi " maneggiare " da chi professionalmente tutela gli interessi di altri…
Le rp sono davvero potenti!

luca803 il 02/02/2012 :

Ecco lo sapevo…sei noioso…hai sempre ragione Tu… :D
Comunque hai ragione, forse un po’ ti somiglio nel carattere ;)
Riepilogando e facendo scendere i toni (t minuscola…): la stima verso Norsa per quanto mi riguarda è immutata, non ho mai lavorato con lui ma un mio collaboratore che l’ha incontrato me lo dipinge come persona disponibile e “generosa” nel raccontarsi e nel trasferire competenze. Questo dal punto di vista personale. Dal punto di vista professionale, non me l’ha detto il medico di farne il professionista più citato sul nostro recente libro sulla Crisis (qualcosa come 47 volte). Perdonami però se, non facendo il macellaio di professione ma anche il giornalista che si occupa di questi temi (il giornalista anzi prima ancora del consulente), rivendico il diritto di esprimere opinioni non estemporanee sulla gestione non tanto Sua ma dell’azienda (inizialmente, quando ho pubblicato i primi articoli e post, ti confesso che neppure sapevo che l’incarico fosse in parte Suo, ne sono venuto a conoscenza tramite un consigliere nazionale Ferpi 4 giorni dopo la mia prima uscita sul tema). Non ho mai usato toni forti prima di essere stato praticamente insultato dalla Jannotti (che i par di capire – così riferisce Panorama Economy – è collega di Norsa). Allora forse è ad altre latitudini che bisogna cercare la mano che ha fatto accendere la miccia.
Io resto convinto della mia opinione: ci sono responsabilità precise non solo nella comunicazione in senso stretto ma anche nel management preventivo, e le articolerò in un paper bello sostanzioso che ho già scritto e che da 2 giorni è in mano alla redazione di questo portale per imminente pubblicazione. E ritengo – aggiungo – che con un management più efficace si sarebbero probabilmente evitati dei morti (cosa che è così ovvia da non dover neppure essere sottolineata). Che questa sia responsabilità parziale dei consulenti o invece totalmente dell’imprenditore, non esprimo giudizi (è presto), ma – forse è passato inosservato – ho già scritto che troppe volte l’imprenditore non da retta ai consigli dei consulenti… Insomma, non mi pare che la mia posizione come l’ho qui meglio articolata sia così “talebana”…
E resta tale: indipendentemente dalle schizofrenie dei colleghi della carta stampata, che prima sbranano e poi elogiano. Per il semplice fatto che – come leggerai tra qualche giorno – non è una posizione basata sull’emotività ma è al contrario assai ben ponderata.
Un saluto :)
Luca

Giovanna il 02/02/2012 :

E’ dal 18 gennaio che continuo a leggere questa post..lemica.

Vorrei spostare la vostra attenzione su come questa discussione viene percepita da un giovane aspirante professionista.
Quello che mi sarei aspettata di leggere sul sito Ferpi (che io vedo come un luogo di informazione-confronto-arricchimento)
erano opinioni, magari dettate dall’emotività dell’emergenza e dalla inevitabile soggetività dell’analisi ma sempre razionalmente fondate, di diversi esperti della comunicazione sul caso Costa Concordia.
Se così fosse stato, si sarebbe certamente attirata la partecipazione dei più giovani che di crisis management hanno solo letto sui libri.
All’università i docenti spendono molto tempo, molta energia e molte slides per dirci cosa fare e cosa non fare in caso di crisi. Sembrano sempre così sicuri da farci a volte paura. “Ce la faremo mai a diventare così bravi ed esperti analisti? Riusciremo a ricordarci tutte le procedure in caso di crisi?”. Ci tranquillizzano però dicendo che “basta leggere un po’, avere un (bel) po’ di esperienza, rispondere alla domanda di Mitroff – quale tipo di crisi aspettarsi e quando e come essa si verificherà -, appendere al chiodo quella slide che recita per bene cosa fare in caso di crisi e il gioco è fatto (o quasi)!”
Ma è davvero così difficile o così facile la realtà dei fatti? E’ davvero tutto così scontato e matematico?

Nessuno di noi sa con certezza che cosa si sarebbe potuto o dovuto fare perché nessuno di noi ha la bacchetta magica. Quindi credo sia inutile la polemica.
E’ invece utile e necessario il confronto aperto fra professionisti: Ferpi riunisce i migliori del settore ed è quindi il soggetto giusto per ospitarlo, condurlo e, se è il caso, prendere posizione. Obiettivo? Guardare ai fatti e analizzare le esigenze poste dalla realtà e non previste dai libri, considerare le opportunità e i pericoli che le tecnologie digitali presentano, fare emergere le esperienze migliori ma anche le resistenze e le richieste delle aziende.
Insomma, sarebbe tanto bello poter parlare (e leggere) di professione e di professionalità.
Perché non provare a capire (e farci capire) senza cadere nel personale?

Giovanna Fabiano

luca803 il 02/02/2012 :

Si impara sempre, anche – perché no! – dai giovani aspiranti professionisti. Bel post, fa ragionare. C’è stata bagarre, si poteva evitare. Darò un contributo non emotivo, che mi pare tu auspichi e richiedi, tra qualche giorno. Su quello (e su altri che verranno pubblicati) discutiamo :)
Luca

Mariella Governo il 03/02/2012 :

Il post della brava e sensibile Giovanna Fabiano mi dà lo spunto per porgervi un invito. Dopo averlo aperto con il mio post del 21 gennaio, mi piacerebbe chiudere qui – se siete d’accordo – questo dibattito che ha visto spunti interessanti e altri meno, con scivolate relazionali non consoni al nostro ruolo pubblico. Siamo finiti con la parola “scazzo tra comunicatori “– su Panorama Economy e Dagospia! Forse non ci rendiamo abbastanza conto quando “postiamo” che abbiamo 9000 abbonati alla newsletter del sito (tra cui molti studenti), i soci sono il 10 per cento e credo che gli esperti di crisi siano un numero minimale. Il nostro sito è un luogo pubblico – come la rete – non è la nostra Intranet, dove potremmo parlare tra pari. Questa è la mia opinione.
Infine – con buona pace di alcuni colleghi – io non sono un’esperta di crisi ma sono una che le crisi le conosce bene per averle vissute (non tante, non gravi come Costa, ma significative) dall’interno delle quattro aziende nelle quali ho guidato la struttura di comunicazione. Qualcosina – credetemi – ne capisco e, in alcuni casi, ne porto ancora le cicatrici addosso. Per questo scrivo di questi temi sul mio sito e sul sito Ferpi e per questo insegno le basi della comunicazione di crisi nei miei corsi di comunicazione integrata in università (Bocconi, San Marino, Accademia di Fiera Milano) per sensibilizzare i ragazzi e i futuri manager su questi temi. Sono convinta che ognuno di noi deve e può fare la sua parte, “per fare di questo mondo un posto migliore” (crf Ogilvy per marchio Dove).

azzo il 04/02/2012 :

Il suo post del 25 gennaio “passo e chiudo” mi faceva ben sperare. Ho scorso tutti gli interessanti commenti nella speranza di non trovarla più e invece… niente, di nuovo con questo pietoso invito all’omertà, condito da una morale francamente fuoriluogo da parte di chi ha aperto il dibattito, pubblicando un post approssimativo e parzialmente disinformato. Trovo altamente istruttiva tutta la diatriba nata in seguito al post. L’ho salvata che potrà senz’altro tornare utile in futuro. Grazie a tutti gli intervenuti perché, sono serio, ritengo molto più educativa e istruttiva questa discussione di tanta teoria o ridicola “manualistica” come quella saccentemente mostrata dall’autrice del post.

giorgio il 06/02/2012 :

Ringrazio tutti i comunicatori che hanno partecipato
a questa discussione, esprimendosi in maniera molto franco.
Mi e’ stato molto utile a capire chi contattare (e soprattutto chi non contattare) per parlarne di un progetto di crisis management moderno in una struttura multinazionale,
che dovro’ affrontare nei prossimi mesi.
Al contrario delle mie speranze, non si sono qualificati in tanti :-(
Ringrazio la FERPI che ha il meritevole corraggio di mettere questa piattaforma a disposizione in Internet.
“over and out”.

luca803 il 08/02/2012 :

Salve a tutti, ho avuto notizia ieri che il paper che avevo preparato d’intesa con la redazione Ferpi e con un accordo di pubblicazione previsto per lunedì 06/02, per motivi che ancora non mi sono del tutto chiari (e in ogni caso non afferenti al merito dell’articolo e/o alla sua qualità, a sentire la redazione) non verrà pubblicato. L’ho quindi pubblicato sulla mia newsletter personale, e lo segnalo in questo spazio web per chi avesse interesse ad approfondire la vicenda sotto il profilo tecnico. Ecco il link al pezzo:
http://archivio.lucapoma.info/comunicazione-crisi/costa-concordia-e-affondata-solo-la-nave/#.TzJQJJhrbKp
PS: suggerisco di non cliccare sul link bensì di copia-incollarlo per intero nel proprio browser internet (per motivi a me sconosciuti, non è attivo per intero in automatico)
Luca Poma