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Il questionario di PRoust: Toni Muzi Falconi
Ideato nel XIX secolo dallo scrittore francese, Marcel Proust, nasce come un’intervista per rivelare la personalità di un personaggio. PR Conversations ne ha realizzato una versione totalmente incentrata sugli interessi, i punti di vista ed i valori dei professionisti delle Rp. Protagonista di questo questionario, Toni Muzi Falconi.
01/11/2011, Management, 10 Commenti
di Judy Gombita
1. Qual è la tua caratteristica più evidente come professionista delle Relazioni pubbliche?
La curiosità. Esplorare perché nulla accade mai due volte nello stesso modo. La nostra professione – se presa sul serio – è molto complessa ed interdisciplinare.
2. Qual è il tuo difetto principale come professionista?
Sono propenso a pensare troppo all’approccio, dando per scontato che l’esecuzione sarà comunque efficace. Mi rendo ben conto che il tempo è molto importante, ma questo tende a creare tensioni con i miei collaboratori e/o clienti/datori di lavoro/stakeholder. Infatti, molti pensano spesso a una “soluzione rapida”.
3. Qual è la tua attività preferita nelle Rp?
Sviluppare relazioni efficaci di un’organizzazione con i suoi diversi stakeholder, aggiungendo così valore e accelerando il raggiungimento dei suoi obiettivi.
4. Perché lavori in questo settore?
Perché oltre ad essere il mio lavoro preferito, è anche il mio hobby preferito, la mia migliore relazione e la mia dipendenza più seria (anche più del fumo o, in tempi lontani, del sesso…).
5. Qual è la tua idea di nirvana professionale?
Uno spazio in cui professionisti consapevoli considerano attentamente le conseguenze sugli altri di ciò che suggeriscono e/o eseguono, dove educatori consapevoli si concentrano sulla crescita del pensiero critico degli studenti… e dove professionisti ed educatori non seri emigrano verso altri nirvana.
6. Cosa ritieni sia fonte di maggiore frustrazione professionale?
Personalmente: assistere impotente alle conseguenze di un errore che ho causato io stesso. Ma proprio come non c’è limite alla profondità di questa sensazione, allo stesso modo non è possibile neppure cominciare a godere dell’orgasmo che si prova quando qualcosa va nel modo in cui era stato previsto.
7. Quali sono le qualità che ammiri di più in un professionista delle Rp?
I suoi processi mentali, la valorizzazione della relazione e la creatività. E naturalmente, la curiosità.
8. Quali invece gli aspetti che più ti infastidiscono?
La diffusa attitudine a dozzinali ‘campagne’, la certezza e sfrontatezza pavloviane di possedere la risposta giusta prima ancora di cominciare ad ascoltare ; prendere scorciatoie senza sapere cosa c’è dietro l’angolo (anche se a volte una scorciatoia ben pensata può essere utile!); pensare alle Rp come un mestiere, un mercato o un’industria, piuttosto che una professione il cui potere nella società è molto più forte di quanto i nostri interlocutori o noi stessi immaginiamo. Infine, considerare che ogni cosa (perfino una pipì) sia “strategica” e che tutti siano un “target”.
9. Chi descrivesti come un “eroe’ o un “demolitore” delle rp?
Un “eroe” è un professionista o un educatore cosapevole che dona le proprie risorse personali al rafforzamento del nostro corpo di conoscenze. Ottimi esempi sono Richard Edelman e Jean Valin fra i professionisti, e Larissa e James Grunig come educatori, veri punti di riferimento della nostra professione.
Un ‘demolitore’ è chi non lo fa. Sarebbero troppi i nomi da citare. E non intendo fare loro pubblicità gratuita.
10. Cosa apprezzi maggiormente nei contatti professionali?
Apprezzo la curiosità, l’intelligenza e la capacità di esprimere le proprie idee con chiarezza e passione. “Fare ciò che dici”; il senso di responsabilità e affidabilità. Oltre alla cortesia, la buona educazione e un certo fascino.
11. Sei mai stato influenzato da una campagna di Rp?
Sì, molte volte e da molte fonti. Il tutto va ricondotto a quello spirito critico che gli educatori dovrebbero sforzarsi di sviluppare negli studenti, permettendo loro di identificare quali interessi vengono protetti o rafforzati nel grande mare delle fonti di influenza nella società di oggi.
12. Dove ti piacerebbe praticare le Rp?
Nessuna preferenza particolare, purché sia in grado di sviluppare una relazione efficace e responsabile con il cliente/datore di lavoro e gli stakeholder. Andando contro la ‘favola’, trovo spesso che sedersi al tavolo dei vertici sia un enorme spreco di tempo.
13. Hai un romanzo, un film, un’opera o qualsiasi lavoro di narrativa che ti ha influenzato come professionista?
Il mio essere professionista delle Rp è il risultato della contaminazione di tutta la narrativa (e non) che ho assorbito via libri e film, che hanno permeato la mia vita sin dal’adolescenza.
14. Chi pensi faccia le migliori Rp?
Nella maggior parte dei casi le organizzazioni di successo che non hanno visibilità pubblica. Oppure, quando anche hanno un alto profilo, sono molto attente a non tradire l’ansia e l’ossessivo bisogno di essere ammirate.
15. A quale personaggio reale, storico o di fantasia o a quale marca vorresti dare una nuova reputazione?
Julian Assange. O al figlio del colonnello Gheddafi, Saif. So che molti si aspettano che dica Silvio Berlusconi, ma questa preferisco lasciarla ad altri (si fa del male a sufficienza da solo).
16. Il tuo scrittore preferito?
Henry Miller
17. Qual è l’aspetto essenziale per la tua vita di relatore pubblico?
L’efficace funzionamento del cervello. Oltre a relazioni specifiche e forti.
18. Groucho Marx ha detto che non avrebbe mai fatto parte di un club che lo avesse annoverato fra i suoi membri. Di quali club, associazioni o gruppi fai parte e perché?
Sono stato attivo in numerose associazioni professionali – nazionali (Italia), internazionali/mondiale e legate a singole pratiche professionali sin dai primi anni ‘70 (ed esercito da 50 anni). L’alibi che uso quando mi viene chiesto perché? “Per restituire.” So che è una fesseria. La verità è che mi piace.
19. Dove preferisci svolgere il tuo ‘networking’?
Oggi, nella maggior parte dei casi, in ambito digitale. Ma devo riconoscere che il faccia a faccia è cruciale e rappresenta la vera sfida.
20. Qual è stata la decisione migliore della tua carriera?
Tornare alle Relazioni pubbliche nei primi anni ‘70, dopo un paio d’anni sabbatici nel giornalismo . Allo stesso modo, tornare alle Rp dopo alcuni anni in politica – a metà degli anni ‘70 e nei primi anni Novanta.
21. Di quali competenze e abilità pensi avranno bisogno i leader delle Rp del futuro?
Capacità di ascolto, programmazione digitale e di distinzione fra i comportamenti e le opinioni. Oltre a saper analizzare e comprendere i processi decisionali.
22. Quale talento ti piacerebbe avere?
Programmare- per evitare di essere programmato da altri senza neanche rendermene conto!
23. Come vorresti concludere la tua carriera?
Non ho alcuna intenzione di farlo, anche se ormai ho 70 anni. Riconosco che nella mia vita ho beneficiato di più della maggior parte degli altri in termini di privilegi e fortuna (professionale e personale). Eppure, non dispiacerebbe un’ulteriore estensione della mia “licenza di operare”.
24. Come descriveresti l’attuale stato delle Relazioni pubbliche?
Impegnativo. Tutte le altre professioni, anche le più affermate e consolidate, stanno sfuocando i rispettivi confini professionali. Le Relazioni pubbliche invece sembrano essere relativamente in salute – e il blog PR Conversations ne è un brillante esempio. Certo (e purtroppo..), questa visione è condivisa da un gruppo relativamente ristretto di colleghi. Ma non è certo una minoranza silenziosa. Insieme stiamo facendo la differenza.
25. Qual è il tuo motto professionale?
Abbracciare la professione più affascinante e stimolante che si possa sperimentare nel mondo di oggi.
Operiamo in quello spazio in cui le comunità politiche, culturali, tecnologiche ed economiche della società interagiscono. Dove altro si potrebbe preferire lavorare per fare la differenza?
Tratto da PR Conversations

10 Commenti
valeria232 il 01/11/2011 :
Se ci fosse il “pulsantino” metterei “Mi piace”.
In particolare alle risposte 11 (sulle campagne e l’infuenza), 12 (smitizziamo il board..), 14 (smitizziamo il valore della visibilità..), 17 (quella che serve alla fine è intelligenza ), 19 (reale e virtuale), 22 (capire che siamo frutto anche di qualcosa che hanno fatto gli altri).
invece quando parli dell’ascolto (21) confesso che non riesco più a dar valore a questa parola, perchè è diventata un vero e proprio tormentone, un claim, a volte un disco rotto nella bocca della gente…….per restare nelle care questioni linguistiche io preferisco tornare al caro vecchio concetto di “analisi”. meno romantico e umanistico…..ma molto scientifico. tu dirai, si ma non è lo stesso……
toni muzi falconi il 01/11/2011 :
Come darti torto?
Mi stupisco sempre quando constato che coloro che utilizzano il termine comunicare e derivati nella declinazione ‘a’, non comprendono che in effetti parlano di informazione.
Sicuramente non percepiscono come almeno la metà di un processo comunicativo efficace sia fondato sulla capacità di ‘ascolto’.
Del resto, come dici tu, il termine è ormai una brodaglia insulsa dove tutti ci inzuppano mani e piedi (peraltro sporche).
>Ma lo stesso avviene con il termine ‘relazioni’ (vedi mia discussione con facchetti e bistoncini http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_rp/media/lantidoto-alla-crisi-la-fiducia-nella-democrazia/notizia_rp/43465/9).
Insomma le mode delle parole passano ma la sostanza rimane. Nelle scuole oltre a imparare a leggere e scrivere, occorre imparare ad ascoltare.
Nè è pensabile fare seriamente relazioni pubbliche.
valeria232 il 01/11/2011 :
Credo che quello che non piace a nessuno sia “negoziare”.
Ascoltare non è altro che negoziare quello che si vorrebbe fare con quello che richiedono altri soggetti (stakeholder), e se lo si fa è con lo scopo proprio di riuscire a raggiungere i propri obiettivi.
Ma si negozia nei termini in cui si riconsce la legittimità (anche solo per motivi di mera opportunità) delle richieste degli interlocutori.
infatti se non si riconosce la legittimità di quelle posizioni e richieste non le si ascolta di certo, e quello che rimane è il conflitto o, nella migliore delle ipotesi, la distanza, quindi la non relazione, perdendo opportunità di crescita e di obiettivi.
insomma, è proprio come nella vita di coppia…..
giancarlo255 il 01/11/2011 :
solo per dirvi che i bottoni “like” e “sharing” stanno per arrivare, assieme alle notifiche dei commenti…
valeria232 il 01/11/2011 :
whou!
Paolo il 03/11/2011 :
notevole Toni, gli spunti professionali ma soprattutto le suggestioni personali in cui la professione si intreccia alla vita, è un tutt’uno ormai come per molti di noi
unica perplessita : davvero Henry Miller?
paolo
toni muzi falconi il 04/11/2011 :
Paolo,
avrei potuto metterne altri, sia fra i classici che fra i più recenti.
La verità vera è che ormai leggo poco se non in rete e di cose legate alla professione o alle sue applicazioni.
Di questo mi rammarico assai, ma non so proprio da dove incominciare..
Ho provato recentemente a riprendere antiche letture giovanili.
Miller è sempre stato una mia passione.
Da giovane ventenne avevo cominciato a tradurre il tropico del cancro per feltrinelli, poi – lo sforzo era eccessivo per me allora – ho tradotto il sorriso ai piedi della scala.
Forse è l’autore che ho maggiormene frequentato nella mia giovinezza ed è lui che mi è venuto in mente…
E il tuo, Paolo, qual’è? Mi hai incuriosito
francesca il 04/11/2011 :
Le cose che mi piacciono di più tra quelle che hai detto:
- curiosità: per fare bene questa professione non puoi sentirti mai arrivato ma devi fare i conti con uno scenario in continuo cambiamento e che, quindi, sarà sempre da esplorare
- generosità: non è da tutti ‘donare le proprie risorse personali’ per far crescere anche gli altri
- pensiero critico: è una fortuna incontrare ‘maestri’ che insegnano a discernere… meglio imparare ad usare la canna da pesca che comprare ciò che è già stato pescato
- ascolto: se questa capacità non c’è veramente non si è più credibili come comunicatori, perché l’interlocutore entra nella comunicazione solo se si sente davvero preso in considerazione… ma attenzione a chi sbandiera l’ascolto solo come esca
- sviluppare le relazioni per aggiungere valore: NO alle RP per distruggere il valore degli altri, trovo sciocchi e disonesti coloro che spendono buona parte del loro tempo e delle loro energie per screditare chi può creare loro dei problemi
- andare oltre il mito della visibilità pubblica e l’ansia di essere ammirati: la qualità della comunicazione è proprio oltre questa prospettiva… ma quanto c’è ancora da fare per convincere gli stessi comunicatori ad abbandonarla!
Però mi piacerebbe che ‘strategico’ non fosse parola così abusata da farti venire il prurito: senza strategia non si può fare buona comunicazione e molti comunicatori dovrebbero andare oltre l’approccio meramente operativo della nostra professione.
Infine, data la tua bravura, personalmente sono davvero lieta che tu NON abbia intenzione di aiutare Berlusconi a costruirsi una nuova reputazione… !
Tania Ghiani il 05/11/2011 :
Bellissima intervista! Personalmente, dopo una settimana di lavoro a dir poco intensa, mi “riappacifica” col mondo e mi fa ricordare perche’ mi appassiono cosi’ tanto a cio’ che faccio. La fine, poi, con questa tua bellissima dichiarazione d’amore per il nostro mestiere, racchiude per me il senso di tante tante cose, sperimentate in tanti anni di lavoro e impegno…Grazie!!
luca803 il 16/11/2011 :
Sempre grande Toni! :) Per volare basso, io io autori preferiti ne ho tanti, e molto diversi tra loro, forse ai primi posti metto Gabriel Garcia Marquez, i suoi “12 racconti raminghi” sono da portare sulla famosa isola deserta… Però quando voglio evadere davvero, perchè sono stressato e devo “viaggiare” con la testa, scelgo banalmente Simenon: certi Maigret sono un capolavoro! :)
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