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Le gare pubbliche nella PA: una proposta
Il ruolo delle relazioni pubbliche è un patrimonio di professionalità da valorizzare. Lo ha affermato con forza Sergio Bruno, durante il convegno “Modifiche legislative sulle gare pubbliche della comunicazione”, organizzato a Roma da AssoComunicazione. Un’analisi del rapporto tra Rp e PA e una proposta: creare un albo dei soggetti abilitati a fornire consulenze di comunicazione per la gestione delle gare pubbliche.
28/04/2010, Management, 3 Commenti
di Sergio Bruno
“Come Ferpi condividiamo l’analisi di AssoComunicazione e di Assorel – e che un po’ tutti gli altri presenti hanno formulato – circa le insufficienze della Pubblica Amministrazione negli appalti per prestazioni di servizi di comunicazione.
La Pubblica Amministrazione, quando svolge le proprie gare d’appalto in materia di comunicazione, non dispone sempre al suo interno delle capacità tecniche adeguate a formulare un giudizio sulla campagna che deve scegliere, sul piano di comunicazione che deve realizzare, sui mezzi da utilizzare.
In base ad una rapida ricerca svolta dal collega di Ferpi, Roberto Antonucci, scopriamo infatti che a ottobre scorso, fra i circa 25 bandi di gara relativi ad appalti per servizi di relazioni pubbliche presenti in quel periodo sui siti ufficiali della UE, nessuno di essi era italiano.
In altri termini, nessun progetto del nostro Paese citava l’attività di “relazioni pubbliche” (pur prevista dal vocabolario comune per gli appalti pubblici, il “common procurement vocabulary”, meglio conosciuto come CPV). Segno evidente, questo, che gli appalti pubblici delle P.A. italiane trattano quelli relativi alle relazioni pubbliche ed alla comunicazione come una qualunque altra fornitura di servizi.
Premessa questa condivisione, però, come Ferpi nutriamo non poche perplessità sulla proposta normativa di AssoComunicazione che tale analisi ha prodotto. L’idea, infatti, di creare un’agenzia centrale come stazione unica appaltante, la consideriamo una soluzione “ultra petita”, che va un po’ oltre i suoi presupposti.
Se l’esigenza è quella di assicurare alla Pubblica Amministrazione le professionalità adeguate per poter scegliere con canoni di assoluta professionalità campagne, piani di comunicazione, eccetera, ebbene bisogna che la PA si attrezzi.
L’ipotesi dell’agenzia unica appaltante preoccupa e prefigura una concentrazione di potere eccessiva rispetto all’esigenza di una maggiore professionalità.
Già adesso le piccole agenzie di comunicazione e di relazioni pubbliche, ed ancor più i singoli professionisti, soffrono la gestione di gare della P.A. in cui, ad esempio, i limiti minimi di fatturato imposti dai bandi li obbligano a confluire, in posizione ovviamente ancillare, in associazioni temporanee d’impresa dominate dai giganti delle multinazionali della comunicazione integrata.
E’ evidente che una delega totale all’Agenzia unica appaltante, come quella indicata nel progetto di legge AssoComunicazione, finirebbe per comprimere ancor più gli spazi delle piccole realtà delle relazioni pubbliche, delle quali molte si riconoscono in Ferpi.
Oltretutto – non nascondiamoci dietro un dito – l’idea di trasferire una quota così importante di competenze dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, che fa capo al sottosegretario Bonaiuti, al Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Tecnologica di Brunetta, temo che stenterebbe alquanto a trovare una sponda nel Governo, nel momento in cui per il progetto di legge in questione si dovesse richiedere (come andrebbe richiesto) il parere obbligatorio dell’Esecutivo.
Così come AssoComunicazione ed Assorel rappresentano il fronte delle agenzie di pubblicità, dei centri media e delle aziende di relazioni pubbliche, così la Ferpi esprime il sistema italiano dei professionisti della comunicazione nella loro individualità. Questo è un patrimonio di professionalità che dobbiamo mettere a disposizione.
Nella mia esperienza professionale – penso ad esempio a quella maturata quando ero all’IRI e mi occupavo della comunicazione della holding pubblica per le privatizzazioni – ho curato molte campagne pubblicitarie per il mercato retail; ebbene, di chi ci siamo avvalsi per prendere le nostre decisioni? di professionisti delle Pubbliche Relazioni, di advisor di comunicazione, in grado di aiutarci a scegliere la creatività giusta, la campagna più idonea, l’agenzia di pubblicità migliore.
Ora, posta la necessità di una maggiore professionalità da parte della Pubblica Amministrazione nella gestione delle gare per la comunicazione, perché non prevedere che negli appalti della PA per la comunicazione sia previsto l’obbligo di avvalersi di advisor professionisti? Ciò senza ricorrere all’agenzia unica appaltante, ma ricorrendo ogni volta all’ausilio di tipo consulenziale dei P.R., garantirebbe la presenza di quel “quid” qualitativo di cui ci stiamo occupando.
Con ciò, peraltro, non voglio certo dire che nei ranghi della stessa PA i professionisti della comunicazione siano del tutto assenti: una nuova generazione di dipendenti pubblici si è andata progressivamente formando – pur fra difficoltà che la legge 150/2000 non aiuta a risolvere – e risponde positivamente alle sfide di una moderna comunicazione pubblica. Anzi, colgo l’occasione di questo convegno per spezzare una lancia a favore dei comunicatori pubblici della PA, di cui talvolta ci dimentichiamo, rischiando di farli apparire come “figli di un dio minore”.
Ma l’idea che propongo è quella d’identificare un albo (non un nuovo ordine professionale) ove sia possibile contare su soggetti, professionisti della comunicazione – siano essi individui oppure persone giuridiche – abilitati a fornire consulenze di comunicazione per la gestione delle gare della PA.
La Ferpi ritiene di poter giocare molto validamente questa partita, con l’orgoglio e la certezza di rappresentare un mondo di veri professionisti, aderenti ad una Federazione la cui iscrizione è concessa solo dopo un accurato esame d’ammissione e solo se si è già maturata un’esperienza pluriennale.
Bene, mettiamo a disposizione questo albo, allora; questo serbatoio di comunicatori ed esperti di Pubbliche Relazioni al servizio della PA. Questo è un sistema che, forse in maniera più semplice, potrebbe dare alle Pubbliche Amministrazioni quella professionalità che oggi in tanti abbiamo detto essere carente.
Infine vorrei riferirmi al tema, effettivamente difficile, della progressiva scarsità dei budget destinati alla comunicazione della Pubblica Amministrazione. L’idea che come Ferpi pongo all’attenzione dei presenti è di far inserire nelle norme per la realizzazione di opere pubbliche un vincolo a carico della PA, o dell’ente appaltante, a sostenere quelle stesse opere anche con piani di comunicazione.
In tal senso ricordo che già l’Unione Europea, nella assegnazione dei fondi strutturali e nella realizzazione dei PON (Piani Operativi Nazionali) ha fissato nel Regolamento (CE) n. 1260/1999 che l’intervento strutturale comunitario sia accompagnato nella sua esecuzione anche da adeguata pubblicità ed informazione. Io, che attualmente me ne occupo, posso dire che – pur con le “deviazioni” talvolta assurte agli onori della cronaca – quel modello resta valido e dovremmo importarlo nelle nostre opere pubbliche.
Se le opere pubbliche cominciassero ad essere comunicate obbligatoriamente da parte della PA, ciò darebbe un grande impulso a dotare il sistema di quel budget, purtroppo, drammaticamente carente”.

3 Commenti
toni muzi falconi il 28/04/2010 :
Cro Sergio, scrivi tante cose diverse fra loro che non mi sembrano sufficientemente chiare per valutarne la condivisibilità. Forse è assente anche la coerenza … e suggerirei un ripensamento dopo una bella discussione aperta fra tutti coloro che in ferpi si occupano da anni di questi temi.
Comunque non mi pare di scorgere novità di rilievo.
L’iniziativa di assocomunicazione francamente mi è parsa del tutto improvvida e soprattutto poco informata e fai bene a evidenziarne i rischi.
In questi chiari di luna, con il mercato della pubblicità che crolla nel settore privato, protezionismo e corporativismo delle agenzie di pubblicità cercano una sponda nel settore pubblico e non credo francamente che convenga a Ferpi entrare nella bagarre.
Forse può anche essere utile leggere questo articolo, uscito ieri sul sito del ForumPa, e che prepara il terreno per quella che spero sarà una bella discussione al Forum dal 17 al 20 Maggio dove spero anche tu vorrai partecipare.
Come vedi, l’argomento delle gare pubbliche viene affrontato un pò più alla radice e, credo, maggiormente in linea con le aspettative di una professione, quella delle relazioni pubbliche che valuto alquanto diversa da quella della mera pubblicità tabellare cui sembrano ansiosamente e miopamente affezionati i nostri colleghi pubblicitari.
Ecco http://saperi.forumpa.it/story/43948/lo-spreco-e-gli-sprechi
lara pontarelli il 28/04/2010 :
1. Nei giorni scorsi ho avuto la fortuna di confrontarmi con Mauro Bonaretti e Carlo Mochi Sismondi sull’innovazione nell’amministrazione pubblica.
Mi è stato spiegato come il passaggio dall’efficienza all’efficacia è un processo ormai superato – non solo dal punto di vista linguistico – perché anche l’amministrazione pubblica si chiede
“quale valore devo/voglio produrre”,
“quali obiettivi devo pormi per raggiungere questo valore”,
“come posso organizzarmi per realizzare gli obiettivi”.
2.Capito (non per caso, ovviamente) nel momento di discussione organizzato da Assocomunicazione, sulla proposta di riforma della L.150/2000.
La prima tavola rotonda, di carattere politico bipartisan(?) con il senatore Alessio Butti, l’onorevole Mario Valducci e l’onorevole Bruno Tabacci ha spostato quasi immediatamente la discussione sul piano dello scontro (pacato, per carità) politico.
Punto del contendere la proposta di istituire un’agenzia (un’altra?) che accentri la spesa per il settore e collocarla nell’ambito della Presidenza del Consiglio.
Non voglio entrare nel merito della discussione (terzietà, autonomia, indipendenza … di un ente che gestisca i fondi pubblici di un settore strategico come la comunicazione …).
Mi interessa, invece, sottolineare come nessuno dei partecipanti alla tavola rotonda abbia parlato di comunicazione, ma sempre e solo di informazione (e quindi figurarsi di relazione),
come nessuno abbia citato i dipendenti pubblici come destinatari di informazione istituzionale e non solo i cittadini,
come internet sia stato considerato solo uno strumento messo nell’elenco delle innovazioni tecnologiche che la 150 deve contenere (ma perchè la 150? forse è più opportuno proporre una modifica al codice degli appalti pubblici),
come gli enti parastatali (ENI, ENEL … ma non sono delle società quotate?) devono adeguarsi alla comunicazione istituzionale e non continuare con la comunicazione posticcia!!!
Come l’informazione istituzionale “si fa quando dico io, come dico, con i messaggi che dico io”.
3.Superata la tavola rotonda politica, senza avere l’opportunità di avere uno scambio con i relatori (che ovviamente se ne sono andati), arriviamo alla tavola rotonda tecnica (operatori del settore … quindi colleghi).
Condivido sicuramente i punti tecnici presentati come parte della proposta di modifica … che agevoli il passaggio dall’efficienza all’efficacia (vi va di rileggere il punto 1 …?)
Però mi sarebbe piaciuto che fosse presentata in modo un po’ meno … rivendicativa:
perché devo aspettarmi che la Pubblica Amministrazione cambi il suo linguaggio quando io adotto quello dei miei clienti e dei destinatari della mia attività di comunicazione in qualunque altro ambito?
Perché devo aspettarmi che l’Amministrazione Pubblica valuti il mio progetto soprattutto per il valore tecnico, quando in anni di bandi pubblici per i servizi di consulenza non ho trasferito un “bit” di know how temendo di far crescere troppo il “cliente”? (e infatti sarà dura dopo l’ultima tornata dei fondi FSE)
Perché devo aspettarmi di essere considerata consulente quando mi limito a presentare offerte tecniche meramente operative e non di trasferimento di conoscenza, di guida, di supporto qualitativo?
Perché devo aspettarmi che la PA si adegui alle modalità del mondo della comunicazione se non spendo più di un’ora di quella pattuita (e rendicontata) per produrre valore.
Perché devo aspettarmi che mi paghi prima dei privati?
Ingenua?
Forse l’obiettivo della giornata era un altro …
Idealista?
Pensare alle attese degli stakeholder prima ancora di proporre una riforma è solo un esercizio da seminario CASP …
valeria232 il 29/04/2010 :
Mi chiedo se sia proprio da escludere l’idea di una formazione dei relatori delle pa finalizzata a renderli autonomi nel gestire le gare. Anche in questo Ferpi non potrebbe avere un ruolo decisivo? Può essere che ogni volta che si tratta di innovazione e ammodernamento della pa (ma non solo..) si debba così tanto ricorre all’outsourcing? gli interni alla pa sarebbero anche molto contenti di poter godere di formazione, aggiornamento, riqualificazione, invece di doversi sempre dividere con i consulenti esterni…
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