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LOBBYING ITALIA - Focus sulle fondazioni

ITALIA OGGI - "ORMAI E' DIVENTATA LA PENSATOIO S.P.A." (articolo di Stefano Sansonetti del 26/1/2010). "L'evoluzione dei think tank italiani, formalmente enti non profit, ma attrezzati per il business. Farefuturo, Magna Carta, Arel. Tutti controllano società operative".

02/02/2010, Giovanni Ugo Patanè, 3 Commenti

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Fonte:http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1640726&codiciTestate=1&sez=hgiornali

“Sono enti non profit, nati e cresciuti per contribuire al dibattito politico-culturale. Da un po’ di tempo a questa parte, però, si stanno attrezzando anche per il business. Certo, in quanto organismi senza scopo di lucro hanno le mani un po’ legate. Ma dalle parti dei think tank italiani, tutti più o meno legati a personalità politiche di spicco, non si sono persi d’animo. Si prenda la fondazione Farefuturo, presieduta dal numero uno di Montecitorio, Gianfranco Fini. L’anno scorso ha costituito la Farefuturo Editore, una srl che ha come oggetto sociale, tra le altre, l’attività editoriale. E infatti la società, controllata al 100% dalla fondazione finiana, edita Ffweb magazine, il periodico dell’ente. Da segnalare, però, che l’oggetto della Farefuturo Editore comprende tante altre possibilità: «l’organizzazione di manifestazioni; l’organizzazione e la gestione di mostre, fiere, ed esposizioni; l’allestimento e la cura di uffici stampa». Anche la fondazione Magna Carta si è attrezzata. L’ente, il cui presidente onorario è Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, controlla il 100% della Magna Carta servizi. Si tratta di una srl che ha per oggetto «l’attività di pubblicazione e distribuzione di libri, dispense e di qualsivoglia altro prodotto editoriale, con esclusione di giornali quotidiani». Ma il perimetro si può estendere «al settore della didattica, curando l’ideazione e la realizzazione di corsi e seminari di carattere formativo, anche di alta specializzazione». La srl, il cui amministratore è Sergio Corbello, direttore generale della fondazione, ha chiuso il 2008 con un fatturato di 57.927 , ma un perdita di valore quasi identico (57.472 ). Una macchina da soldi sembra essere l’Arel Servizi, srl controllata al 95% dall’Arel, ente di cui è segretario generale Enrico Letta (Pd). Come al solito l’oggetto sociale è molto ampio e va dall’editoria all’acquisto e permuta dei diritti d’autore, dall’elaborazione di dati all’effettuazione di studi e ricerche. Ebbene, nel 2008 l’Arel Servizi ha messo a segno un fatturato di ben 820.371 euro (con un utile di 3.336). E dall’ultimo bilancio spuntano, al 31/12/2008, anche disponibilità liquide per 104.559 e investimenti obbligazionari (in titoli Intesa Sanpaolo e Kbc Ifima) per un totale di 322.440 ). Infine anche la Free Foundation, vicina al ministro della funzione pubblica Renato Brunetta, sembra essere collegata a una srl che si chiama Full Contract. Si tratta di una società di consulenza aziendale, il cui numero di codice fiscale, fino a ieri sera, coincideva esattamente con quello di partita Iva della fondazione riportato sul sito internet. Così come coincidente è l’indirizzo dei due organismi e identico il vertice, impersonato in entrambi i casi da Canio Zampaglione. Quest’ultimo, contattato da ItaliaOggi, ha però tenuto a precisare che, al di là delle coincidenze, la società non ha nulla a che vedere con la fondazione. E ha spiegato che il numero di partita Iva della fondazione, riportato sul sito e coincidente con quello della società, non era quello giusto. E infatti nella serata di ieri il numero è stato prontamente cambiato”.

3 Commenti

laura il 05/02/2010 :

I soldi non bastano mai e chiunque può lecitamente far ricorso alle norme fiscali più “favorevoli” per fare business (e utili) pagando solo le imposte sul 3% dei ricavi… ecco perchè tante associazioni e fondazioni imparentate con politici.
Semmai il problema è un altro: la trasparenza. Perchè travestire attività economico-imprenditoriali da “associazioni, fondazioni, centro studi e ricerche” senza che compaiano in chiaro i nomi dei politici che le hanno create e dalle quali traggono indiscussi benefici economici?
E’ legittimo perseguire il benessere economico e allora perchè nascondersi? Forse i membri dell’intero sistema politico, e non solo quello italiano, fanno politica per ricavarne maggior denaro e non per fare quello che dichiarano: politica!
Del resto i risultati sono sotto gli occhi di tutti…

giovanni915 il 15/02/2010 :

La “trasparenza” dei contenuti è soprattutto un atto concreto di assunzione di responsabilità, oltre un atto di civiltà per la collettività.

La mistificazione o l’occultamento delle notizie (o la poca chiarezza), non possono essere “rubricate” solo come deficit di comunicazione formale, ma essere considerate, quindi, una mancanza sostanziale (se non per riservatezza o rispetto della privacy rispetto la conoscenza parziale dei dati).

Analizzare e conoscere la coincidenza tra la comunicazione e il comportamento è il primo vero strumento di valutazione per un comunicatore.

Per concludere il mio auspicio è che questo articolo sia servito alle fondazioni citate come strumento di auto-analisi per la valutazione della propria reputazione.

laura il 15/02/2010 :

E a proposito di reputazione vale la pena di citare Henry Ford: “La reputazione non si fa con i buoni propositi”… Meditate gente, meditate…

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