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Seminario "Mobbing come superarlo e ritrovare la propria dignità"
Organizzato dal Comitato Pari Opportunità di ENEA, Roma 25.03.10 - Sede Centrale, Via Giulio Romano 41 Coordinamento di Teresa Chironi, Presidente CPO
19/03/2010, Renata Palma, 1 Commento
Programma
Ore 9:15 – Saluto del Commissario, ing. Giovanni Lelli
Ore 9:30 – Sentirsi Sole 24 ore
Reading teatrale a cura di Luciana Sympa e Antonella Lai
Un viaggio virtuale nel mondo della condizione femminile tratto dall’omonimo libro edito da Aracne
Discriminazione di genere, generazionale e “territoriale”, mancanza di solidarietà, molestie, l’incredibile e deleterio effetto
della diffamazione e della maldicenza, gli effetti devastanti del mobbing di gruppo, la mancanza di tutela professionale.
Questi i temi dello spettacolo che passa da richiami storici e citazioni di autori di rilievo, al racconto della storia di Anna, una
lavoratrice come tante, penalizzata sul lavoro. Messaggio del libro: mettersi d’impegno, come Davide, per comprendere chi
sia il Golia che abbiamo di fronte e trovare la via migliore per abbattere gli ostacoli che ci impediscono di migliorare.
Ore 10:30 – Si può superare il Mobbing? Quali gli strumenti e le modalità di tutela?
Intervengono:
Luciana Sympa, redattrice de Il Sole 24 Ore
Maria Letizia Mannino, psicologa, Sportello d’Ascolto del MSE
Maria Capponi, avvocato, Consigliera di Fiducia dell’INFN
Anna Moreno, ricercatrice ENEA
Ore 12:00 – Discussione
1 Commento
francesca il 29/03/2010 :
Mi dispiace non aver potuto partecipare, deve essere stato interessante. Ci può dire Renata Palma come è andato l’evento? Fa onore ad ENEA avere un Comitato Pari Opportunità. Penso che la questione femminile nell’universo professionale (di comunicazione e non) abbia bisogno ancora di molta attenzione.
Segnalo anche un post tratto dal di Richard Edelman che su questo sito non ha dato vita a dibattito (http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_rp/internazionale/affrontare-il-divario-tra-i-sessi-in-azienda/notizia_rp/40961/7)
… perché le donne professioniste non fanno sentire di più la loro voce su questi temi? timore? sfiducia? cautela del ‘politically correct’? poca solidarietà di genere?
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