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La cultura su Facebook
La cultura è “sfoggiata” dagli utenti Facebook come un elemento che contraddistingue il proprio profilo, che dice qualcosa di sé. L’impressione è quella di una sorprendete e diffusa “sete” di fonti a cui attingere per conoscere e sapere.
28/10/2009, Simona Battistella, Commenti
Alla voce “Facebook” l’Enciclopedia Treccani online riporta: “Sito web fondato nel febbraio 2004 da Mark Zuckerberg e Dustin Moskowitz. Nato come rete di interrelazione fra studenti universitari statunitensi, F. ha gradualmente esteso la sua utenza all’intera rete telematica ed è divenuto il principale social network presente in Internet. …” Secondo i dati dell’osservatorio indipendente Inside Facebook gli utenti italiani nel mese di settembre 2009 erano circa 18 milioni.
Sono tante le interpretazioni che possono spiegare le ragioni di un successo così vasto ed esponenziale; c’è chi parla di emotività come carburante del social network, ovvero del fatto che alla base di questo spontaneo successo ci sia la spinta emozionale alla scoperta (o ri-scoperta) di legami relazionali, c’è chi avanza preoccupanti ipotesi sugli eventuali intenti occulti degli amministratori di questo network. Massimo Canevacci, professore di Antropologia Culturale presso l’Università La Sapienza di Roma, interrogato sul tema “Facebook: perché piace a tutti” sostiene che uno degli aspetti vincenti di questo social network è l’aver incarnato al meglio le potenzialità del web 2.0, dando vita a una comunicazione orizzontale in cui l’utente partecipa alla fase creativa e organizzativa di Internet.
La forza di questo social network è quindi la creazione di una rete sociale forte, una community di affini, nonostante molti dei rapporti di amicizia siano in realtà molto deboli. Con tutte le dovute riserve, Facebook offre infatti interessanti opportunità d’incontro sia personali che professionali con chi condivide interessi e passioni simili alle proprie. In particolare tramite la cultura è “sfoggiata” dagli utenti come un elemento che contraddistingue il proprio profilo e che dice qualcosa di sé e l’impressione è quella di una sorprendete e diffusa “sete” di fonti a cui attingere per conoscere e sapere. Continua a leggere sul blog Cultur-e
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