• Frescobaldi: nel vino storia e contemporaneità

    Una storia di oltre 700 anni che fanno di Frescobaldi una delle più antiche aziende del mondo oltre che uno dei grandi nomi del vino italiano. Come si comunica un prodotto simile? Ne abbiamo parlato con Tiziana Frescobaldi, Responsabile Comunicazione e progetti culturali e Membro del Cda Compagnia de' Frescobaldi SpA.

    03/07/2015 | Cultura, Food | Commenti (0)

    di Redazione



Tiziana, il suo nome è la storia del vino ma anche parte della storia italiana. Frescobaldi inizia la produzione vinicola nel XIV secolo e un suo avo era amico di Dante Alighieri. Come si comunica un prodotto – e un’azienda – con un percorso di oltre 700 anni alle spalle?
Siamo in un periodo storico di grande cambiamento e per noi dare continuità alla storia della famiglia e alla produzione del nostro vino è di immenso valore. Pur essendo molto cambiata la produzione dal Medioevo ad oggi, con uno sviluppo nella commercializzazione nel secondo dopoguerra, il vino fa parte del DNA  della mia famiglia. Il punto è come comunicare questo passato, come sintetizzarlo e renderlo contemporaneo. Ma anche come trasferirlo nel nostro vino. Il vino è un prodotto che racconta una storia di un territorio, in questo caso racconta anche la storia di una famiglia e per certi versi di un Paese. Il segreto è riuscire a conservare un’identità che esiste da 30 generazioni pur attraverso  le innovazioni tecniche e tecnologiche che nel corso dei secoli hanno modificato le modalità produttive. Oggi come Frescobaldi abbiamo, in Toscana, sei tenute, oltre a una tenuta nel Collio, Attems, e due aziende in Toscana, L’Ornellaia e Luce a Montalcino, queste ultime tre non brandizzate Frescobaldi.

Cosa è cambiato nella comunicazione enogastronomica negli ultimi anni? Quale peso hanno il web e i social network nella comunicazione di un brand come Frescobaldi?
Hanno un peso enorme. Il vino si comunica molto bene, è strumento di condivisione e socializzazione e i social sono lo strumento ideale. Abbiamo fan che parlano fra loro, si scambiano informazioni. Tutto quello che non trova spazio sui media tradizionali sui social ha uno sbocco naturale. Il nostro pubblico interagisce moltissimo con noi attraverso i social che ci consentono di far conoscere la realtà quotidiana della nostra azienda e di rinsaldare ed avere un riscontro da parte dei nostri consumatori. I social ci hanno avvicinati in una comunicazione non più intermediata.

Quali sono gli strumenti  privilegiati dai consumatori nella comunicazione?
I consumatori stanno dappertutto. Se prima lo strumento elitario erano le testate di settore ora lo scenario è molto cambiato. I social per esempio, come dicevo prima. Questo non significa che la stampa sia meno importante ma che abbia assunto un ruolo complementare. Fiere ed eventi, seppur diverse in struttura e ruolo, sono ancora molto importanti. Se si pensa per esempio a Vinitaly, è vero che è diventato una fiera per il grande pubblico ma comunque per i produttori è sempre un appuntamento da non perdere. Il vino è diventato un bene aspirazionale e gli eventi come le fiere consentono di avvicinarci ai nostri consumatori. Negli ultimi decenni in Italia abbiamo anche colmato la “lacuna” rispetto ai francesi. Abbiamo una maggiore consapevolezza della qualità dei nostri prodotti e abbiamo imparato a comunicarla, in maniera unica e differente. Il mondo del wine e del food italiano è una realtà a cui tutto il mondo guarda e abbiamo la responsabilità di comunicarla al meglio, anche per il suo valore culturale.

Come misurate i risultati della comunicazione?
Non c’è un’oggettività assoluta in questo campo. Sappiamo che il ritorno c’è ed è importante. Abbiamo individuato le testate chiave e poi, tra le varie uscite, cerchiamo di soppesare il valore da dare ai singoli articoli. Alla fine dell’anno interpretiamo i valori che abbiamo attribuito e possiamo realmente misurare i risultati. Per i social il discorso è un po’ diverso ma comunque siamo in grado di “fare la somma” del valore delle interazioni con il nostro pubblico.

Expo ha acceso i riflettori sulle eccellenze food & wine italiane. In che modo rappresenta un’opportunità per il comparto? Quale sarà la sua eredità?
Expo avrà una ricaduta non solo sulle aziende ma su tutta l’immagine del nostro Paese. Rappresenta un’opportunità per la crescita culturale italiana. In tema di cultura ho molto a cuore un progetto, di comunicazione ma non solo, che rende attuale l’antica tradizione al mecenatismo della famiglia. Ogni anno viene scelta una tenuta e vengono invitati tre artisti a realizzare un’opera ispirata al vino, alla tenuta stessa o a Frescobaldi. La volontà è di mantenere l’azienda attenta alla contemporaneità. “Artisti per Frescobaldi” vuole essere un modo per raccontare il connubio tra tradizione e modernità, un modo per comunicare e comunicarsi.

 

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