• I dati come strumento per alimentare il processo creativo

    I dati non sono solo numeri, materia di studio degli analisti ma anche strumenti in grado di alimentare il processo creativo che possono essere sfruttati in molti modi diversi.

    13/04/2018 | Media | Commenti (0)

    di Tom Earl



Lavorare all’interno di uno dei più grandi network  globali di professionisti della ricerca nel settore della comunicazione apre gli occhi su alcune cose.

Ci si rende conto dell’enorme quantità di dati disponibili per contribuire a migliorare le scelte di ricerca e comunicazione e di quanto poco si sappia di qualcosa se non si dispone del parametro della misurazione. Allo stesso tempo, ci si rende conto che, a volte, i dati possono essere percepiti come un ostacolo nel processo creativo.

Ecco tre modi in cui il nostro settore può sfruttare i dati come strumento creativo e cambiare tale percezione.

Filtrare il rumore

La nostra attuale produzione di dati è di 2,5 quintilioni di byte al giorno. Sembra persino ridicolo. In questa era di Big Data, è scoraggiante pensare a dove cominciare, soprattutto se non si ha una forte affinità con i numeri. Quando molti sentono la parola “dati”, pensano a 1 e a 0. Pensano alle formule. Tendono a non pensare che i dati possano permettere di “vedere il mondo per quello che realmente è” o addirittura “aiutare a risolvere le attuali sfide della comunicazione”.

Mantenere una mente aperta, provare nuove cose e cercare le opinioni di altre persone con esperienze diverse sono tutti aspetti essenziali per il processo creativo. Tutte queste esperienze e interazioni sono quindi registrate dal più potente strumento di elaborazione dati che esista: il nostro cervello.

Ecco come avviene: innanzitutto c’è un input sensoriale, con il nostro cervello che filtra la maggior parte dei 400 miliardi di informazioni che riceviamo. Quindi troviamo un senso alle cose più importanti tra queste informazioni per ispirare la nostra creatività.

Il processo in realtà non è così diverso dal modo in cui gli analisti vedono i dati. Utilizzando moltissimi metodi, esploriamo, osserviamo e filtriamo attraverso il rumore per dare un senso a ciò che c’è di utile là fuori.

Vendere nuove idee

Abbiamo tutti dei pregiudizi. A volte, è molto difficile uscire da una visione unilaterale del mondo e questo inevitabilmente ostacola la creatività. Non ho incontrato una sola persona che sia un esperto di tutti i segmenti di pubblico, canali e verticali, ed è qui che il ruolo dei dati mostra davvero il suo potenziale.

Tuttavia, quando si tratta di comprendere come affrontare nuove sfide, i dati possono essere visti come uno strumento in cui la creatività viene inserita non solo nella destinazione, ma anche nel percorso che porta a scoperte creative.

Penso ai dati come a una tabella di marcia che aiuta a vendere la creatività, permettendo ai comunicatori di dire con fiducia: “Sappiamo che questa idea funzionerà ed ecco perché.” Ma più che fornire dimostrazioni, i dati possono spalancare completamente le porte a scoprire qualcosa di nuovo, offrendo ai creativi una tela bianca per dipingere un capolavoro unico nel suo genere.

Mi piace pensare ai dati come a una Stella Polare, che lasciano molta libertà di girare a sinistra, a destra e fare una passeggiata nel parco, purché la destinazione sia chiara. In definitiva, tutti i creativi vogliono essere riconosciuti perché in grado di offrire idee sorprendenti che hanno un impatto tangibile. Al contrario, tutti gli analisti vogliono essere riconosciuti per essere in grado di fornire ai creativi il carburante per arrivarci.

Ispirare progetti audaci

I dati non soffrono di un problema di consapevolezza. Sappiamo che una volta scoperto come i dati possano portare a nuove opportunità creative, tutti tornano per saperne di più.

Un esempio recente che riassume perfettamente questo fatto è stata un’analisi del panorama dei media che abbiamo condotto per un grande cliente di tecnologia. La nostra sfida era quella di spostare la copertura editoriale su un argomento specifico. Utilizzando l’elaborazione del linguaggio naturale, abbiamo analizzato 10.000 elementi di copertura su questo argomento per identificare cinque aree di cui i media amavano scrivere, possedevano un’alta diffusione sociale e rappresentavano un’opportunità per differenziarsi dai competitor.

Queste aree erano completamente nuove per il cliente e richiedevano un approccio completamente diverso al modo in cui normalmente fanno comunicazione. Ma la prova era lì: se vuoi spostare la copertura editoriale del tuo brand su un determinato argomento, allora è qui che devi giocare.

La reazione del cliente? “Bello, dicci come si fa”. Questo è il tipo di pensiero fuori dagli schemi che tutta la nostra industry può seguire.

 

Fonte: Ketchum Blog

 

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