• L’incerto destino della comunicazione pubblica tra vecchie inerzie e nuove domande

    Nell’incontro di aggiornamento organizzato dalla Commissione di Aggiornamento e Specializzazione Professionale di Ferpi, Stefano Rolando e Sergio Talamo hanno condiviso le loro analisi arricchite dalle testimonianze dei delegati del Consiglio Direttivo, Sergio Bruno e Raffaele Paciello, per stimolare la riflessione dei partecipanti sul tema cruciale del ruolo della PA nel dibattito pubblico.

    23/12/2016 | Formazione | Commenti (0)

    di Alessandra Fornaci, Segretario CASP



La comunicazione pubblica rappresenta una funzione ineludibile di accompagnamento ai processi sociali, che ha il suo motore nella domanda espressa dalla società, come ha in più occasioni ribadito anche il Presidente Ferpi, Pier Donato Vercellone. Si determina pertanto l’urgenza di sollecitare, animare e ampliare il dibattito pubblico nell’intento di contribuire ad orientare, nel nostro Paese, l’ancora incerto statuto e futuro di questa delicata funzione.

A questo dibattito Ferpi partecipa da tempo e continua a prendere parte attiva con il contributo dei soci e di altri esperti del settore, culturalmente vicini, con l’idea di favorire il confronto per la decodifica della domanda espressa dalla società di oggi e la formulazione di  proposte in linea.
Il 13 dicembre scorso, a Roma, la Commissione Aggiornamento e Specializzazione Professionale ha dunque proposto, nell’ambito della rinnovata attività di formazione per soci ed iscritti esterni,  l’incontro su  “L’evoluzione della Comunicazione “Pubblica” in Italia: una parabola con incerto destino” (incontro ospitato dallo Studio Orrick) in cui il Presidente ha fatto il punto su questo ambito della comunicazione per assicurare ai partecipanti una preziosa opportunità di confronto con esperti su criticità e best practices. L’incontro è stato coordinato da Simonetta Pattuglia, Docente di Marketing, comunicazione e media e Direttore del Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media – Università di Roma “Tor Vergata” e Presidente CASP Ferpi, la quale ha affermato ad inizio dei lavori: “Ormai la comunicazione pubblica non ha ragione di essere concepita come qualcosa di distante e differente dalla comunicazione delle imprese e, in genere, delle organizzazioni private perché se, da un lato, queste due realtà posseggono framework differenti, dall’altro, adottano le stesse strumentazioni, come necessitano di stesse skill professionali. Ferpi, dopo i vari recenti casi eclatanti in cui la comunicazione pubblica ha preso le forme più della  propaganda politica che della comunicazione di servizio e anche in seguito ai processi di cambiamento ed evoluzione realizzati, vuole riaprire il discorso. Abbiamo pensato di farlo partendo proprio da uno dei protagonisti indiscussi della comunicazione pubblica in Italia.”

La riflessione sulla parabola della Comunicazione pubblica in Italia è stata innescata dunque dall’appassionante racconto della temperie culturale e delle dinamiche dei rapporti tra politica, pubblica amministrazione e forze sociali, all’origine di questa nuova funzione, offerto da Stefano Rolando, Docente di Economia e gestione delle imprese, di Politiche pubbliche per le comunicazioni e di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica dello IULM,  promotore della Legge 150/2000 nel ruolo ricoperto allora di Direttore del Dipartimento Informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Negli anni ’90 lavoravamo sulla legge 241. Eravamo tutti figli di Massimo Saverio Giannini. Volevamo cambiare lo Stato. Il mandato che ho ricevuto allora dal Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, era togliere di mezzo il silenzio e il segreto dalla PA e realizzare la trasparenza e l’accesso”.
Nel condividere le difficoltà incontrate nella propria esperienza di impatto con la cultura tutta meridionale delle amministrazioni, Rolando ha sottolineato quanto fosse forte in quegli anni il riferimento al modello organizzativo della comunicazione aziendale e come l’Italia avesse scelto, senza esitazione, il modello della competitività  guardando all’Europa per crescere. Con il suo storytelling evocativo il docente ha coinvolto i partecipanti nella riflessione sulla eterna coesistenza delle “due filiere che operano nel settore pubblico (chi lavora con passione per gli altri e chi per sé, entrambe utilizzate dai dirigenti)” e sul nodo della dialettica evolutiva dei rapporti tra politica, amministrazione, impresa e società. “Dai prodotti – ha sintetizzato – si passò, sfruttando la spinta interna allo sviluppo delle norme; poi dopo il ’95 la rivoluzione della rete ha portato alla revisione dei processi organizzativi, e alla pubblicazione della legge speciale del 2000.” Una parabola fortemente trainata oltre che dal modello organizzativo aziendale anche dal marketing, strumento manageriale apprezzato dalle aziende come “riduttore dei costi e freno alla follia degli imprenditori”. Rolando  ha poi indicato nello sviluppo e diffusione delle nuove tecnologie, come nella dimensione europea, le principali opportunità di sviluppo della comunicazione pubblica da rilanciare come comunicazione “di pubblica utilità”. Sul versante delle ragioni di una comunicazione pubblica, spesso ancora autoreferenziale e propagandistica, inefficace e inadeguata ai tempi, i tagli alla spesa e l’esigenza di controllo della politica, che hanno condannato a suo avviso la PA al fundraising, fino a cedere sempre più la propria capacità di racconto della dimensione sociale al cinema e agli artisti.

Dopo un richiamo alla consapevolezza di questa complessità del contesto, Rolando ha chiuso condividendo la sua visione: “ho la speranza che arrivi qualcuno a fare il punto sulla ineludibilità della funzione, che abbia chiaro che questo grande ruolo di accompagnamento lo svolgono in tanti nel pubblico, dal medico all’insegnante, dal giudice al funzionario amministrativo”. La sua proposta per l’avvio di una nuova stagione di modernizzazione si basa sulla separazione degli ambiti che lo Stato gestisce da sempre gelosamente (sicurezza, giustizia, etc.) da quelli che il territorio può meglio gestire con consorzi pubblico-privati per fare comunicazione i pubblica utilità funzionale a garantire qualità della vita ai cittadini: le public utilities, il sociale, l’accoglienza, il turismo. Ovviamente sono elementi essenziali per tale modernizzazione la cultura, la formazione delle competenze necessarie, i modelli consortili privato-pubblico e il sistema di valutazione da adottare, per contrastare il ritorno della comunicazione ai gabinetti dei Ministri, in genere privi delle competenze specialistiche necessarie.

Il tema della trasparenza, centrale nella normativa sulla comunicazione più recente, che ha orientato l’evoluzione della comunicazione pubblica fino al FOIA italiano (Decreto che entrerà in vigore il prossimo 23 dicembre) è stato poi sviluppato da Sergio Talamo, Dirigente Formez PA, giornalista e docente. Secondo Talamo, il principale ostacolo a realizzare, mediante la comunicazione, il principio della “total disclosure e dell’accesso civico” è rappresentato dalla “burocrazia dell’alibi costante, ammantato di una finta cultura giuridica, che si trincera dietro l’insindacabilità dei propri atti” e nella perdurante confusione tra l’ambito della comunicazione pubblica e l’ambito della comunicazione politica propagandistica.

Nel suo intervento dal titolo “Trasparenza digitale e social, nuovi codici della comunicazione pubblica” Talamo ha ripercorso i passaggi fondamentali dei 25 anni di riforma della pubblica amministrazione, senza sottaccere alcune “derive involutive” recenti, esemplificate nel riferimento ai 271 adempimenti richiesti alle PA dal Decreto 33/2013 e anche nel cambio di denominazione della CIVIT (Commissione Indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle Pubbliche Amministrazioni) in ANAC (Agenzia Nazionale Anti-Corruzione).

Per contrastare la nostalgia della vecchia PA, che perpetra la separazione delle funzioni delineate dalla Legge 150 (Ufficio stampa, URP)  e rischia di ridurre la comunicazione a strumento di contrasto della corruzione, anziché di garanzia del pieno esercizio dei diritti dei cittadini, Talamo ravvisa la spinta evolutiva nella enorme diffusione dei social. I social e le tecnologie ICT sono infatti gli strumenti che abilitano i cittadini ad esigere i loro diritti nel rapporto con la PA, configurando nuove modalità di partecipazione, che possono spingere le amministrazioni ad attuare il dettato normativo della trasparenza intesa come “total disclosure” e a garantire l’accesso diffuso misurandosi attraverso la citizen satisfaction.

Le testimonianze dei Consiglieri del CdN Ferpi hanno poi ripreso alcune delle questioni chiave emerse e arricchito il confronto con la riflessione su casi e best practices.

Sergio Bruno, Direttore Comunicazione e Stampa, Autorità di Regolazione dei Trasporti e Membro del Consiglio Nazionale Ferpi, dopo aver passato in rassegna le lezioni apprese dalle sue numerose esperienze tra pubblico e privato, ha sottolineato l’esigenza di sviluppare e aggiornare le competenze trasversali, necessarie per lavorare nell’ambito della comunicazione pubblica, per superare la divisione tra informazione e comunicazione (indicata nella Legge 150/2000) nell’approccio integrato alla comunicazione, proprio delle imprese, già indicato come direzione evolutiva nel 2002 dalla Direttiva Frattini.

La testimonianza di Raffaele Paciello, Senior Communication Expert, Agenzia per la Coesione Territoriale, Membro del Consiglio Nazionale Ferpi con Delega all’Open Government e Rapporti con la PA, ha richiamato l’obiettivo di spingere l’evoluzione della cultura della comunicazione pubblica oltre gli obiettivi della trasparenza, dato che la comunicazione è di fatto strumento per la governance dei processi organizzativi. Per lavorare in questa direzione, Paciello ha sottolineato la necessità di sviluppare una maggiore attenzione all’analisi dei contesti operativi, che ha propone di leggere attraverso una sorta di “ciclo di vita comunicativo” ricorrente. Quindi, fornita una chiave di lettura del contesto, ha proposto ai partecipanti l’analisi di tre casi: il progetto del portale Open Giustizia e della redazione del Bilancio sociale della Procura di Napoli, la definizione delle Linee Guida per i processi di consultazione pubblica del Dipartimento della Funzione Pubblica e le sue esperienze di promozione dell’uso dei Fondi strutturali per l’Agenzia di Coesione territoriale. E, al termine, il neo Consigliere nazionale Ferpi ha  suggerito ai partecipanti come best practice collaudata l’Agile management, una metodologia di project management, basata sulla massima flessibilità e adattabilità, qualità irrinunciabili per l’attività di “mediazione culturale” che chi lavora nella comunicazione è chiamato a svolgere.

Il confronto che è seguito si è concluso con l’impegno a redigere un documento di proposta Ferpi per contribuire a sollecitare il dibattito pubblico e le scelte nelle direzioni evolutive individuate.

 

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