• #ValoreCondiviso
    Lo Shared Value? Una condivisione di forze

    Rossella Sobrero
    Rossella Sobrero
    Postato il 10 Maggio 2017

    Il concetto di valore condiviso è entrato nella terminologia delle aziende da oltre dieci anni e le strade per crearlo sono molteplici. Vedere imprese, enti pubblici ed organizzazioni non profit realizzare progetti con un ruolo attivo per tutti è una delle possibilità, secondo Ylenia Esther Yashar, ospite della rubrica di Rossella Sobrero.

    Rubrica editoriale | Commenti (0)



di Ylenia Esther Yashar

Sono passati undici anni da quando lo “Shared Value” è entrato nella terminologia delle aziende vogliano resistere sul mercato nel lungo periodo. Le strade per creare #valorecondiviso sono davvero molteplici in un’era digitale come la nostra.

Una di quelle a mio avviso più complesse ma con maggiori frutti prevede che le imprese, gli enti pubblici e le organizzazioni non profit non viaggino su binari paralleli, bensì realizzino progetti con un ruolo attivo per tutti. Intaccare la sfera di competenza dell’altro alle volte porta a galla un timore reverenziale e un senso di superiorità nel ritenere che il proprio settore raggiunga i migliori risultati senza la cooperazione dell’altro. Ognuno di questi tre attori ha una propria modalità di interagire con la comunità e di affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile e inclusivo, ma è fondamentale che si guardi all’obiettivo comune, mettendo da parte dubbi e pregiudizi.

Il 17° Obiettivo di Sviluppo Sostenibile dell’Onu richiama la nostra attenzione su questo messaggio di condivisione delle forze per raggiungere i 16 precedenti. Se gli obiettivi vengono fissati dopo consultazioni, studi, evidenze a livello globale e da parte di molteplici soggetti, non appare forse logico impegnarsi di più per unire le prospettive e i fondi?

Di tavole rotonde noi Millenials ne vediamo molte, ma spesso abbiamo l’impressione che ci si fermi ad una dichiarazione di (buonissimi) intenti che rimangono però a fare eco nella stanza. La mia vuole essere una provocazione e non una critica. Utilizziamo, ad esempio, i social network per essere virali e per lanciare messaggi e progetti insieme; utilizziamo in modo più propositivo e coraggioso quegli indirizzi mail salvati sul pc in ufficio.

L’innovazione non sta solo nel nuovo prodotto o servizio, ma va cercata anche in nuovi modi di comunicare tra noi operatori del settore in maniera costruttiva.

 

 

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