• PMI: in Italia sottovalutato il climate change

    Nel mondo sono 4 PMI su 5 a temere gli impatti dei cambiamenti climatici sul business, mentre in Italia il rischio è sottovalutato. A dirlo un indagine globale di Zurich.

    03/12/2016 | Ambiente | Commenti (0)

    di Redazione



 

A pochi giorni dalla conclusione della ventiduesima Conferenza mondiale sul clima COP22 a Marrakesh, Zurich presenta i risultati della quarta edizione del sondaggio internazionale sull’impatto dei cambiamenti climatici su oltre 2.600 Piccole e Medie Imprese in 13 Paesi del mondo in Europa, America e Asia-Pacifico. 

A livello globale l’80% delle piccole e medie imprese (4 su 5) teme l’impatto di cambiamenti climatici sul proprio business. Alluvioni (22%) e siccità (20%) sono gli eventi climatici estremi più temuti dalle PMI. Danni materiali (36%) e interruzioni delle attività di business (26%) sono le conseguenze che possono avere gli impatti maggiori sull’azienda e sono i rischi da cui è più difficile proteggersi. Seguono altri rischi: danni alla salute dei dipendenti (15%) e costi maggiori per l’approvvigionamento di acqua ed energia (15%).

Solo poche aziende multinazionali ritengono che una politica di contrasto al climate change possa offrire opportunità di business, mentre non ci sono aziende che vedono nel fenomeno un vero e proprio investimento.

Significative le differenze di percezione del rischio climate change e del potenziale impatto che può avere il fenomeno in diverse aree geografiche.

L’Italia è uno dei Paesi, al pari di Svizzera e Irlanda, in cui le PMI sottovalutano maggiormente l’impatto di eventi climatici estremi sul proprio business. Ben il 37% delle aziende intervistate non teme infatti alcun effetto negativo sulla propria attività.

Forti piogge (19,5%) e alluvioni (18,5%) sono gli eventi climatici più temuti. A seguire eventi climatici estremi, quali siccità e ondate di calore (12%), forti venti e frane di fango (5,5%). Nessuna azienda teme invece l’innalzamento del livello medio del mare.

Per quanto riguarda i potenziali effetti del climate change sul business, il 32,5% delle PMI in Italia ritiene che l’interruzione dell’attività aziendale sia il rischio a cui prestare maggiore attenzione, mentre il 22,5% delle PMI si preoccupa per eventuali danni materiali. A seguire l’incremento dei costi per l’acqua e l’energia (17%), l’aumento della burocrazia a causa dell’entrata in vigore di nuove normative (13%).

Si registra infine che sono pochissime le PMI che vedono nelle politiche di contrasto al climate change una opportunità di business. 

In Europa le PMI sono, in assoluto, meno propense a considerare i cambiamenti climatici un rischio per il business. Un quarto delle PMI in Europa, dato più alto registrato in tutte le aree oggetto dell’indagine, non anticipa alcun impatto negativo sulla propria attività a causa del climate change. Fra le PMI che ritengono che il climate change possa essere invece un rischio (75%), le alluvioni sono gli eventi che possono avere i più ingenti impatti sul business; mentre i danni materiali sono i maggiori rischi (35%).

In USA le PMI hanno un livello di consapevolezza più alto dell’impatto che il climate change può avere sul business. Solo il 6% non si attende conseguenze. Oltre tre quarti degli intervistati sono preoccupati per eventi climatici estremi legati alle precipitazioni, quali ad esempio forti piogge e alluvioni, ma anche siccità. Solo il 13% ritiene che gli uragani e i tornado possano essere un rischio. Si registra inoltre che le PMI negli Stati Uniti temono possibili danni alla salute dei propri dipendenti. Dopo possibili danni materiali (47%), sono gli effetti sulla salute dei lavoratori a preoccupare maggiormente le PMI americane (26%).

Quando si parla di climate change, le PMI in America latina, come del resto anche quelle in U.S., sono le più consapevoli dei potenziali rischi. Forti piogge e temporali sono gli eventi climatici più temuti (36%), mentre il 43% del campione si aspetta che i maggiori danni siano materiali. Una PMI su cinque ritiene che catastrofi naturali possano avere impatti sull’attività imprenditoriale che riguardano la filiera produttiva e che possano causare l’interruzione del business. 

Diversamente da tutte le altre aree geografiche, le PMI in Asia Pacifico sono preoccupate soprattutto dall’impatto che il climate change può avere sulla continuità aziendale. Il timore di interruzioni al business è temuto molto più di possibili danni materiali.

Oltre un terzo del campione (34%) di PMI ritiene che calore e siccità siano le condizioni climatiche da temere in misura maggiore. Dato in controtendenza rispetto ad altre regioni in cui sono le forti precipitazioni a preoccupare di più.

Cecilia Reyes, Group Chief Risk Officer di Zurich, ha dichiarato: “I risultati dell’ultima ricerca Zurich sulle PMI dimostrano che sono moltissime le aziende che si preoccupano per i rischi e gli impatti potenziali del climate change sul proprio business, quali per esempio interruzioni e danni materiali alle attività aziendali e l’aumento del rischio di eventi climatici estremi, fra cui alluvioni e siccità. Le aziende dovranno quindi implementare azioni che limitino questi rischi, ma anche identificare le opportunità di business che possano derivare dal fenomeno del climate change.

La ricerca globale, ancora una volta, rileva sostanziali differenze fra le diverse aree geografiche ed evidenzia quanto sia importante il ruolo di gruppi assicurativi con una visione globale in grado di supportare le aziende a comprendere meglio le esigenze dei clienti nei mercati locali.

Le PMI sono attori cruciali per la crescita economica – sia a livello locale, sia a livello globale – e Zurich continuerà a investire nell’identificazione dei rischi al fine di fornire soluzioni che possano rispondere alle esigenze dei clienti, indipendentemente dalla dimensione del proprio business”.

 

 

 

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