• Trasparenza online: Sace la migliore tra le non quotate

    Sono SACE, Pirelli, Ferrovie dello Stato e Granarolo le migliori aziende italiane non quotate per trasparenza della comunicazione sui canali digitali. A dirlo  la ricerca Webranking, realizzata da Lundquist, in collaborazione con la società svedese Comprend, sulla qualità dell’informazione web delle società non quotate sui listini.

    30/11/2016 | Media | Commenti (0)

    di Redazione



 

Per il terzo anno Webranking, la ricerca maggiormente riconosciuta nella valutazione della trasparenza della comunicazione sui canali digitali, allarga il proprio campo di analisi, dalle maggiori società quotate in Europa alle aziende non quotate, valutando aziende come SACE, Ferrero, Rai, Coop, Esselunga, Barilla, Ferrovie dello Stato, Alitalia, Armani e molte altre. L’obiettivo è quello di capire come queste rispondono alla crescente richiesta di “presa di responsabilità” da parte dei clienti e della comunità interessati a conoscere cosa sta dietro a prodotti e servizi.

Solo 4 società passano lo stress test di trasparenza: SACE, Pirelli, Ferrovie dello Stato e Granarolo
Poiché i criteri della ricerca derivano dalle esigenze degli stakeholder, Webranking può essere considerato come uno stress test della trasparenza e dell’apertura sui canali digitali. La terza edizione della ricerca, che quest’anno comprende 62 aziende (erano 50 nel 2015), individua alcuni segnali di miglioramento.

Quest’anno hanno passato il test quattro società (erano solo due lo scorso anno) che hanno ottenuto più della metà del punteggio massimo (40 punti su 80), considerato la soglia minima da raggiungere per soddisfare le esigenze degli stakeholder. SACE (53,2 punti su 80) mantiene salda la prima posizione, seguita da Pirelli & C. (49,1) e da Ferrovie dello Stato (43) che sale dalla sesta alla terza posizione. Granarolo, scesa alla quarta posizione, si mantiene sopra la metà del punteggio massimo.

Diminuiscono invece le aziende “bocciate”, cioè quelle che hanno ottenuto meno del 30% del punteggio massimo: tra queste rientrano infatti oltre i due terzi del campione.

Tra le aziende che hanno aumentato maggiormente il loro punteggio ci sono: Barilla, Sace, Ferrero, Illy, Ferrovie e IBL.

Balzo in avanti del food, la moda rimane in coda
Il settore alimentare è quello che ha fatto registrare un maggior incremento all’interno della ricerca, probabilmente spinto dalla richiesta di maggiori informazioni su azienda e prodotti da parte dei consumatori e dell’opinione pubblica. Il settore moda, l’altro grande rappresentante del Made in Italy, è il fanalino di coda tra tutti i settori.

Investire nella comunicazione: no obligation but business sense
Da un lato l’avvento di internet ha aumentato la richiesta di informazioni facilmente accessibili, dall’altro sempre più persone, e in particolare i più giovani, spingono per capire meglio cosa sta dietro ai prodotti. Questo ha spinto anche le aziende non quotate a considerare la trasparenza e l’apertura sui canali digitali importanti per guadagnare la fiducia dei consumatori e della società.

In Italia le aziende non quotate rappresentano una parte fondamentale dell’economia e hanno un ruolo vitale sul territorio. Queste, inoltre, hanno sfide e stakeholder simili alle società presenti sul listino azionario: spesso competono sugli stessi mercati, devono attrarre dipendenti qualificati, hanno la necessità di mantenere buoni rapporti con la stampa, viene loro richiesto di rendere conto dell’impatto sul territorio, devono attrarre finanziatori ed eventualmente investitori.

Sebbene le società non quotate non abbiano gli stessi obblighi informativi delle società quotate, una maggiore trasparenza dimostra l’abilità di governare la propria reputazione sui canali digitali, poiché permette di ottenere una maggiore credibilità nei confronti degli stakeholder. Questa si traduce in un migliore accesso al mercato dei capitali, una maggiore fiducia presso i consumatori e una maggiore capacità di attrarre i talenti o di definire i temi chiave in un particolare settore.

“Riuscire a soddisfare le richieste di business partner, possibili investitori, talenti in cerca di occupazione, clienti e comunità locali è un’occasione per differenziarsi e costruire la propria reputazione, soprattutto in un contesto di mercato sempre più competitivo”, sostiene Joakim Lundquist, CEO Lundquist e responsabile Webranking Italia, Svizzera e Austria.
Presentazioni superficiali e senza una visione riguardo al futuro
La presentazione dell’azienda e del business è spesso superficiale e manca di informazioni su come l’azienda si prepara ad affrontare il futuro (strategia, investimenti, innovazione). Da notare inoltre che solo due aziende su cinque rendono disponibile sul sito il bilancio annuale, un documento fondamentale per capire l’azienda.

“Per molte aziende la sfida è quella di creare una strategia comune per tutti i canali evitando i silos all’interno dell’azienda”, afferma Sara Rusconi, content strategist e partner Lundquist.

Affrontare il tema della sostenibilità per guadagnare la fiducia del mercato
L’etica di business e la sostenibilità nella gestione dell’azienda sono diventati temi sempre più significativi per i clienti e gli stakeholder. Ad oggi solo un terzo delle aziende considerate pubblica un bilancio di sostenibilità.

“Con la direttiva sulla rendicontazione “non-finanziaria”, parlare di sostenibilità diventa patrimonio di tutti, diventa “normale”. La sfida è di usarla come strumento per comprendere, cambiare e raccontare la propria azienda”, dichiara James Osborne, responsabile CSR e stakeholder engagement Lundquist .

 

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