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Quando le parole non sono più umane

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07/12/2019

Michelangelo Romagnuolo

Grammarly è una piattaforma Internet per il controllo ortografico, antiplagio e della correttezza grammaticale. Ma si tratta di un'evoluzione positiva o negativa della tecnologia? L'analisi di Michelangelo Romagnuolo.

Ogni grande cambiamento porta con sé aspetti positivi e aspetti negativi. Se ad abbondare sono quelli positivi il cambiamento è concepibile come evoluzione. La capacità di descrivere e comprendere concetti, attraverso le parole e le immagini, è ciò che ci rende veramente umani. Pertanto, bisognerebbe analizzare attentamente i pro e i contro di un uso “improprio” dei nuovi sofisticati strumenti pensati per l’umano digitalizzato di oggi.

Parlando nello specifico di Grammarly, piattaforma Internet per il controllo ortografico, antiplagio e della correttezza grammaticale, sappiamo che il correttore di bozze è in grado di applicare più di 250 regole grammaticali differenti. In realtà, è capace di fare molto di più: riesce quasi a “strapparti le parole di bocca”, aiutandoti a riformulare i tuoi pensieri e le tue parole sotto forma di una frase sintatticamente corretta. In questo modo è la macchina che scrive per te: dalle mail di lavoro, ai messaggi personali, dalle chat con la tua ragazza, alle mail con il tuo professore universitario. E’ la macchina che pensa per te, dal momento che le parole, o meglio, l’uso delle parole, non è più sotto il tuo diretto controllo. Assistere alla genialità di algoritmi digitalizzati di un’intelligenza artificiale sostituire la sensibile mente umana, da un lato affascina, dall’altro dovrebbe interrogarci su quali siano i limiti reali di questa “evoluzione”. In questa analisi, in ogni caso, non si vuole descrivere questa tipologia di applicazioni in senso solo negativo: un suggeritore di parole è comodo in determinate situazioni, così come può esserlo un riproduttore audio-testuale che, mentre sei sul treno a ricontrollare i fascicoli della riunione pomeridiana, ti permette di dettare un messaggio che trasforma ciò che dici in un testo digitale sul dispositivo. Nel caso specifico di Grammarly, però, parliamo della ricerca di parole chiave dei messaggi stessi che ammazzano ulteriormente lo spirito critico e comunicativo di ogni individuo. Come detto in precedenza, i cambiamenti e le evoluzioni rappresentano eventi positivi per la nostra specie ma spesso lasciano qualcosa a metà.

Se, da una parte, i social ci hanno permesso di parlare con l’amico in Erasmus a 100mila km di distanza, dall’altra, ci hanno tolto la spontaneità di vivere le interazioni quotidiane. Grammarly, in più, ci sta togliendo anche le parole… di bocca.

 

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