• Digital PR. Sono davvero cambiate le relazioni pubbliche?

    Enzo Rimedio, socio Ferpi, è l’autore del libro “Digital PR”. Abbiamo fatto con lui il punto della situazione sul ruolo delle relazioni pubbliche nell’era del digitale.

    06/10/2017 | Senza categoria | Commenti (0)

    di Redazione



“Digital PR. L’importanza delle persone nella relazioni pubbliche digitali” è il titolo del libro scritto da Enzo Rimedio, con la prefazione di Daniele Chieffi. Il testo è suddiviso in sei capitoli, parte dalla spiegazione di cosa sono le digital PR e introduce gli intermediari delle nuove relazioni. Poi, passando dalla democratizzazione e dalla disintermediazione digitale, prosegue nella spiegazione di quali media utilizzare e come analizzare le relative informazioni monitorate e ascoltate. Nel capitolo finale si articola dando dei suggerimenti di come produrre, pubblicare e condividere contenuti e quali sono le varie tecniche di interazione con gli utenti. Un libro che tratta l’argomento in maniera pratica, fornendo dei chiarimenti del perché determinati passi devono essere fatti, anche alla luce dell’evoluzione tecnologica dei media.

Rimedio, socio Ferpi, ha risposto a diverse nostre domande sul tema trattato nel libro.

 



FERPI-DigitalPR-3Nel titolo del libro Digital PR, c’è un 2 sopra la P che compone P2R. Cosa significa?
Il simbolo del quadrato rappresenta il cuore del libro: l’importanza delle persone nelle relazioni pubbliche digitali. Il titolo del primo capitolo è appunto “People & Public relations”, lì dove alcuni affermano che le Public Relations siano diventate People Relations, sostengo che la vera novità è la sovrapposizione di due diverse modalità di relazione che portano un alto valore sinergico, e non la sostituzione di una con l’altra.

Ci puoi spiegare meglio?
Chi svolge attività professionali nelle RP sa che per raggiungere un determinato pubblico ha generalmente la necessità del sostegno di chi ha rapporti diretti con lo stesso. Questo succede ai vari comunicatori che si occupano di relazioni con i media, di public affairs, di responsabilità sociale, di comunicazione interna, etc.
Questo tipo di relazione “tradizionale” si basa su di un rapporto costruito fra professionisti, e visto che avviene anche nelle digital PR quando ci si relaziona con blogger o social influencer, allora apparentemente il mestiere non ha subito una grande rivoluzione, in quanto al massimo sono aumentati gli interlocutori con cui ci si rapporta. Ma la grande novità per chi si occupa di relazioni digitali è che deve trattare direttamente anche con clienti e utenti, portando così a 360 gradi il raggio di azione dei possibili contatti del proprio operato, dove le relazioni non siano un monologo, ma un dialogo fluido, un libero scambio di opinioni.

 

Quindi stai parlando della disintermediazione e democratizzazione che avviene nel digitale?
Esattamente. La democratizzazione digitale ha permesso a chiunque di dialogare con il presidente di uno stato, con un’amministrazione pubblica, con un’azienda, con la propria squadra del cuore, pertanto un digital PR si dovrà necessariamente confrontare anche con tali interlocutori, gli utenti finali, e non solamente con professionisti (giornalisti, influencer, ambassador, etc.) in quanto intermediari. I  clienti-cittadini sono convinti che Internet, il web, i social media siano neutrali, che siano di tutti e di nessuno e che quindi non sia più necessaria l’intermediazione di portavoce e intercessori vari. Convinti di avere la situazione sotto controllo e che il digitale possa dare migliori risposte ai propri bisogni in termini di efficacia, velocità, trasparenza ed economicità, gli utenti hanno reclamato il loro ruolo di attori primari nella società digitale, da qui nasce la disintermediazione. Un digital PR lo sa, non si perde d’animo e come un camaleonte si adatta all’interlocutore (professionale o non) del momento, cambiando modalità di interazione, linguaggio e contenuto.

Quindi non solo rapporti con gli influencer, che vanno tanto di moda?
Il mondo delle relazioni pubbliche da sempre coinvolge personaggi influenti, da questo punto di vista, ripeto, non vi sarebbe una grande novità, pertanto se vogliamo avere una nuova visione del nostro mestiere nel digitale, l’attività non si può basare esclusivamente nella ricerca e nella gestione dell’influencer di turno, anche perché a volte di relazioni pubbliche ha ben poco, in quanto è ai limiti del puro advertising. I piani che si avvalgono di digital influencer devono essere dei progetti che prevedono il loro coinvolgimento, che non avviene sicuramente fornendogli una bottiglietta o una camicia da mostrare in una fotografia, in quanto quella è mera pubblicità.

Per finire, agli aspiranti digital PR vuoi suggerire qualcosa in particolare?
Il primo aspetto che un digital PR deve saper curare, non riguarda tanto le relazioni, ma i contenuti. Gli aspetti relazionali sono le fondamenta, ma se un bravo relatore non sa cosa dire, allora la sua abilità diventa nulla. È importante comprendere che se non si è in grado di descrivere bene le qualità di un prodotto, così come quelle di un’azienda o di un manager di cui si curano le relazioni, il relativo piano di comunicazione risulterà inefficace.
Un altro punto è quello della condivisione, l’anima di tale mestiere, che utilizza in particolare lo strumento dei social media. Se non si è disposti a condividere i contenuti altrui, ci si dovrebbe domandare perché altri dovrebbero condividere i nostri: senza condivisione non c’è alcuna crescita.
In ultimo, suggerisco di dare molta importanza alle interazioni, che è il vero fine degli utenti. Chi si iscrive ad un social media vuole “socializzare”, divenire membro di una comunità, dialogare, stringere rapporti con il prossimo. Quindi produrre materiale, condividerlo, ma non interagire, annullerebbe l’operato, sarebbe come non aver fatto nulla, perché nelle digital PR, l’elemento più importante è proprio il rapporto con le persone.


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