• #Valore condiviso – Shared Value? Sì, grazie!

    Rossella Sobrero
    Rossella Sobrero
    Postato il 12 Gennaio 2017

    Dal Valore Condiviso al Terzo Settore passando per Etica e Deontologia. Sono i temi che affronteranno Rossella Sobrero e Letizia Di Tommaso nella loro rubrica. Apre Rossella Sobrero con lo Shared Value, nuova frontiera della sostenibilità che si sta iniziando a diffondere anche nel nostro Paese.

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Una delega ampia quella che condivido con Letizia Di Tommaso all’interno del CDN della nostra associazione che va dal tema del Valore Condiviso al rapporto con il Terzo Settore passando per Etica e Deontologia… Un argomento quest’ultimo molto complesso che vede alcuni colleghi impegnati in un gruppo di lavoro che viaggerà tra Milano e Roma. E che porterà i primi risultati nei prossimi mesi.

Per il nuovo sito abbiamo pensato di articolare i contenuti della delega in due rubriche: quella che viene inaugurata con questo contributo dedicata al Valore Condiviso e una seconda, a cura di Letizia Di Tommaso, che affronterà i rapporti con le organizzazioni non profit.

1 – Cosa si intende per Valore Condiviso

Si parla sempre più spesso di Shared Value o Valore Condiviso come di nuova frontiera della sostenibilità e come passo avanti rispetto alla CSR. Il Valore Condiviso può essere definito come l’insieme di politiche e pratiche operative che accrescono la competitività di un’organizzazione e allo stesso tempo migliorano le condizioni economiche e sociali all’interno delle comunità in cui opera. Presentata per la prima volta nel 2010 da Michael Porter e Mark Kramer, studiosi di management aziendale, questa teoria si sta diffondendo anche nel nostro Paese dove alcune aziende stanno modificando la propria attività in modo da generare contemporaneamente valore per l’impresa e per i suoi stakeholder.

 2 – La CSR non è più quella di una volta

La CSR come filantropia o capacità dell’impresa di realizzare buone azioni a favore di uno stakeholder è superata. Così come l’idea che adottare politiche di sostenibilità è utile solo per prevenire possibili rischi. Oggi tante organizzazioni hanno compreso che la responsabilità sociale non è un’attività tattica o residuale: non può essere considerata uno strumento per risolvere problemi contingenti ma deve essere una scelta strategica capace di incidere sui piani dell’organizzazione nel breve, medio e lungo periodo. E hanno capito che entrare nella logica del Valore Condiviso crea occasioni di sviluppo per l’impresa e i suoi stakeholder, permette di aumentare la competitività, velocizza i processi di innovazione.

3 – Cambia anche il ruolo della comunicazione

Tutto cambia, anche il modo di comunicare: si sta facendo strada la consapevolezza che un’organizzazione vive grazie alle relazioni con tanti soggetti diversi che ne determinano il posizionamento sul mercato e il profilo sociale. Chi comunica in modo corretto il proprio impegno non solo migliora la reputazione ma collabora alla creazione di un clima sociale più positivo e aggiunge credito alla percezione che la comunità ha del mondo imprenditoriale nel suo insieme.

Anche se la cultura della relazione deve ancora diffondersi in modo ampio non è possibile tornare indietro perché aumenta il numero di persone che criticano le imprese che non si impegnano per la sostenibilità ambientale, non si preoccupano del rispetto dei diritti umani, non valorizzano i propri collaboratori … Cresce quindi il numero di imprese che hanno scelto di essere responsabili, trasparenti, coerenti e hanno capito quanto è importante modificare la gestione delle relazioni nei processi decisionali oltre che nelle strategie di comunicazione.

 

 

 

 

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