• #Comunicobene: il valore della qualità

    Contenuti e professionalità sono i pilastri su cui deve poggiare il lavoro di comunicatori e giornalisti. È quanto è emerso durante il primo convegno che si è tenuto il 19 maggio a Venezia nell’ambito della campagna lanciata da Ferpi lo scorso febbraio.

    26/05/2017 | Eventi | Commenti (0)

    di Redazione



Il valore della buona comunicazione è stato al centro del primo convegno della campagna #Comunicobene, che si è tenuto lo scorso 19 maggio a Venezia. Il ruolo del comunicatore e lo statuto della professione, la differenza tra addetto stampa e giornalista, l’importanza di una buona comunicazione a prescindere dall’appartenenza ad un ordine. Sono stati i temi su cui Daniele Chieffi, Head of Social Media Management & Digital PR di Eni, Paolo Cagnan, Condirettore quotidiani veneti Gruppo Espresso – Mattino di Padova, Tribuna di Treviso, Nuova di Venezia e Mestre, Corriere delle Alpi, Emma Ursich, Head of External Comms & Corporate Identity Assicurazioni Generali Spa, hanno discusso, moderati da Pier Donato Vercellone, Presidente Ferpi.

L’obiettivo della campagna #Comunicobene, lanciata da Ferpi nel febbraio scorso, è quello di valorizzare il ruolo del professionista della comunicazione, delle Rp e dell’ufficio stampa per le imprese, le istituzioni e i media, suoi interlocutori di riferimento. Questo attraverso una piattaforma di discussione aperta e una serie di iniziative di approfondimento.

Si colloca in questo solco la scelta del convegno di Venezia che, in un dialogo tra le due facce della stessa medaglia, ha evidenziato come una buona comunicazione prescinda dall’appartenenza ad un ordine e che lavorare su contenuti e professionalità siano i pilastri da cui partire.

“Il nostro compito è fare cultura, diffondere consapevolezza della professione”, ha ricordato il Presidente, Pier Donato Vercellone. “ Come Federazione stiamo mappando le professioni del nostro mondo: il mondo cambia e con esso lo scenario del mercato del lavoro. Oggi gli owned media sono i più influenti nella costruzione della reputazione d’azienda. Più che mai in precedenza tempestività, contenuti di qualità e professionalità contraddistinguono una buona comunicazione”.

“Anche per il giornalismo tempestività e reperibilità sono imprescindibili”, ha sottolineato Cagnan, “e per le RP? Si tratta di un grande tema da discutere, ricordando che informazione e notizia non sono la stessa cosa: l’ufficio stampa veicola informazione, le RP rappresentano l’azienda. Oggi i tempi in cui il venerdì si chiudeva tutto per le RP è finito e sono emerse nuove professionalità in azienda. La parola chiave nella comunicazione e nell’informazione è disintermediazione. Viviamo nell’epoca degli open data: come giornalista chiedo alle aziende di avere un sito con dati trasparenti”. E ha proseguito: “I miei consigli? Mobile first, visual e una piccola camera 360 sempre a disposizione: è meglio precedere i tempi piuttosto che seguirli!”.

“L’ufficio stampa non dorme mai: è il primo insegnamento che ho ricevuto agli esordi della mia carriera”, ha affermato Emma Ursich. “Noi comunicatori abbiamo la responsabilità di aiutare l’azienda a capire cos’è una notizia, scoprire gemme nascoste”. Ha poi proseguito raccontando come il concetto di verità ben raccontata sia la prima interpretazione di #ComunicoBene e confermando come gli owned media siano più efficaci degli earned o paid media per costruire la reputazione” e ha poi concluso sostenendo che “HtoH – Human to Human è il superamento del B2B eB2C. La comunicazione interna in azienda è fondamentale”.

“Non facciamo giornalismo come watchdog del potere ma informazione, con strumenti e responsabilità simili”, ha affermato Daniele Chieffi. “Come comunicatori stiamo diventando sempre un po’ più giornalisti: è una sfida etica, deontologica e tecnica. Al centro c’è la costruzione dei contenuti da rendere disponibili per i touchpoint operativi. Noi usiamo tecniche giornalistiche ma in realtà agiamo sulle emozioni”, ha proseguito raccontando la struttura del suo team, una vera e propria redazione. “L’azienda fa sempre più informazione e fare il comunicatore rappresenta la possibilità di sperimentare in modo creativo”, ha concluso.

 

 

 

 

 

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