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Bilancio sociale della ricerca scientifica

10/05/2005

Un articolo di Paolo D'Anselmi.

Come tutte le cose dove il mercato fallisce anche la ricerca scientifica si addice al non profit. Non per niente finanziare la ricerca è compito d'elezione dello stato che è la pubblica delle non profit. Non riesce però di vedere una lista di unità di ricerca finanziate dal non profit privato con raccolta fondi dal non e for profit privato. La lista è infatti il primo step verso la valutazione della efficacia della ricerca scientifica che è elemento chiave per un bilancio sociale. Ciò si può fare oggi con tecniche riconosciute a livello internazionale e praticate anche in Italia.Il risultato della ricerca scientifica si misura nel breve termine con il numero di lavori scientifici (articoli) pubblicati su riviste accreditate a livello internazionale, massime nelle scienze naturali e hard. C'è poi l'impact factor, cioè la qualità delle riviste sulle quali si pubblica. C'è infine, nel lungo termine, la misura delle citazioni che gli stessi articoli ottengono su lavori successivi: fare scienza vuol dire influenzare la scienza degli altri. È questo un modo di verificare la scoperta. CNR - Consiglio nazionale delle ricerche e CRUI - Conferenza dei rettori delle università italiane fanno questo studio per gli articoli prodotti in seno alle proprie organizzazioni, forse sarebbero disponibili a farlo anche per terzi. Almeno farsi dire di no. Siamo in presenza di una situazione tipica in cui vale il modello di bilancio sociale basato sullo studio dell'azione istituzionale (corporate) e la rivelazione dei risultati di tale studio (disclosure). Fare il bilancio sociale implica una azione di studio vera e propria: andare a calcolare le metriche sopra descritte è un lavoro ad hoc.Se tutto questo non va bene e si vuole stare fuori dal gruppo, allora vuol dire che nell'azione di ricerca scientifica si cerca la rottura del paradigma scientifico vigente, à la Kuhn (Einaudi, 1995), ma va esplicitato. È lecito pensare che la cura di una certa malattia non si troverà finché la ricerca resta in mano a una certa cordata. Si può ritenere che altre strade siano più fertili e allora si va direttamente in pubblico a chiedere soldi.Anche la selezione dei progetti da finanziare si può fare con panel di referee anonimi a livello internazionale. Questo lo fa in parte il Miur. Se le non profit private sono collegate a specifici centri di ricerca e quindi la selezione viene delegata ad essi, anche questo si racconta con precisione nel bilancio sociale. Che stiamo finanziando la ricerca scientifica nel tal settore, svolta nel tal centro.Passando agli input, cioè ai soldi, è da evidenziare che forse i finanziamenti erogati dal non profit privato non coprono il costo pieno delle strutture che si vanno a finanziare, ci sarà qualcuno che fa da partner in tutto ciò (forse lo Stato) e va riconosciuto il suo contributo. Tanto per dare un numero: un lavoro scientifico del CNR in campo medico ha un costo pieno intorno ai 150.000 euro (CNR Report 2003, pagina 260).La ragione d'impicciarsi di questa faccenda è che senza un reporting analitico c'è un valore di sistema che non viene colto. C'è una buona intenzione che non trabocca nella cultura dell'attuazione e della crescita. Se le non profit private si orientano verso un approccio quantitativo ai propri risultati e ne rivelano i dati, possono posizionarsi su una curva di sviluppo e migliorare la relazione con il pubblico. Close to the customer è sempre un buon modo di fare e in questo caso il cliente è il pagatore attuale e quello potenziale, che vuole vedere dove vanno a finire i soldi.Paolo D'Anselmi
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