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Coaching: obiettivi e metodi per un approccio integrato

23/09/2015

Luigina Sgarro

“Le basi del coaching come modello d’influenza e di evoluzione positiva delle relazioni interpersonali”. Un approccio nuovo, armonico e integrato che sarà al centro del corso di Luigina Sgarro e Mario Maresca, in programma il 16 ottobre a Roma.  

 

La definizione dell’obiettivo

L’aspetto più critico di un percorso di coaching professionale è la definizione dell’obiettivo.  Per quanto possiamo trovare la cosa bizzarra, dobbiamo ricordare che è la relazione più tipica tra cliente e fornitore. In generale un avventore entra in un ristorante e chiede Chianti e spaghetti, non dice: “Voglio un’esperienza gratificante e rilassante, che mi consenta di socializzare con i miei amici in un contesto neutro e non dovermi preoccupare di fare la spesa e lavare i piatti, a un costo ragionevole”. D’altro canto sappiamo benissimo che se una delle cose summenzionate non dovesse esserci la persona uscirebbe dal ristorante assai più insoddisfatta che se le dicessimo che abbiamo solo fusilli e Sangiovese.

Le persone che entrano in una relazione consulenziale in generale, e il coaching non fa eccezione, arrivano con una richiesta che non è né un obiettivo, né la risoluzione di un problema, Il cliente percepisce che c’è qualcosa che desidera o piuttosto qualcosa che non va, ma non sa definire di che cosa si tratti esattamente, né, tantomeno, sa definire che cosa desidera ottenere “al posto di”.

Il più delle volte la richiesta è, infatti, liberarsi di un’abitudine, uscire da una qualche relazione insoddisfacente, migliorare la propria capacità in qualche ambito, e così via… Questi di per sé non sono obiettivi sono, semmai strumenti per raggiungere un obiettivo.

Il cliente, quindi, ha spesso più chiaro il mezzo che vuole utilizzare che non l’obiettivo che deve raggiungere. E’ come se, ad esempio, io andassi in un’agenzia di viaggi e dicessi: “voglio viaggiare con l’aereo” invece di dire “voglio andare a Taormina”.

Questo è determinato spesso dal fatto che il cliente, nel tempo, ha sviluppato una propria convinzione profonda su che cosa gli manca o che cosa gli servirebbe mentre non ha sviluppato altrettanto la capacità di ragionare nei termini di obiettivo e problema.

La definizione del problema, in particolare, è fonte di una serie di equivoci. Le persone sono portate a parlare dei problemi già in termini di soluzioni: “sono disorganizzato” oppure “parlo troppo con i miei collaboratori” o “delego poco” invece che in termini di: “vorrei riuscire a finire le cose entro le scadenze”, “i miei lavori presentano sempre dei difetti” oppure “i clienti sono insoddisfatti di quello che produco”.

Il primo e impegnativo lavoro di un buon coach è, quasi sempre, quello di far rifocalizzare l’attenzione del cliente sul suo vero obiettivo o il suo vero problema.

Nel caso di un obiettivo, si tratta di un lavoro piuttosto delicato, nel quale il coach deve intervenire senza invadere, con rigore metodologico ed empatia, evitando di metterci del suo. E in questo la preparazione del coach è fondamentale.

Un altro fattore da tenere in considerazione è, anche se può sembrare banale, è che se il cliente non è riuscito da solo a raggiungere il proprio obiettivo, un motivo c’è.

E’ possibile che la situazione, per quanto apparentemente scomoda abbia degli aspetti che sono comunque funzionali a un qualche bisogno, più o meno consapevole. Spesso il lavoro sul problema richiede una rielaborazione delle proprie credenze personali che va, in qualche modo, a interferire con l’idea che il cliente ha di se stesso e con la percezione della propria identità. Un altro aspetto – collegato – ha a che vedere con la relazione che c’è tra l’individuo e il suo ambiente per cui, ad esempio, una persona può temere le reazioni del suo entourage al cambiamento o pensare di non essere in grado di gestire le risposte degli altri.

L’approccio sinergico prevede di considerare anche il sistema in cui il cliente vive e opera e di operare cambiamenti, più o meno indirettamente, per agevolare il raggiungimento dell’obiettivo desiderato.

Bilanciare creatività e metodo nel Coaching Sinergico

Un eminente medico che ho conosciuto qualche tempo fa amava ripetere che “la medicina non è una scienza, è un’arte” e se questo è vero per la medicina a maggior ragione lo è per il coaching. La tecnica del coaching si può insegnare, così come si insegna a dipingere, ma ci sarà sempre un fattore ineffabile per cui qualcuno sarà più capace di produrre un risultato eccellente di un altro, e questo dipenderà in gran parte dall’unicità della persona ma anche dall’unicità della combinazione tra le persone, questo vale per il coaching individuale e vale ancora di più per il coaching di gruppo.

Un bravo coach può bilanciare metodo e creatività a patto che sappia come farlo e che la creatività non diventi un modo per deviare dall’obiettivo e dalla struttura del percorso. Il guizzo creativo non deve essere un abbellimento ma il modo per aiutare il coachee ad accedere a proprie risorse o a vincere le proprie resistenze utilizzando una modalità di ragionamento non convenzionale o emozionale.

In più, con un approccio, sinergico, lavorano a tutto tondo, stimolando le risorse del cliente e aiutandolo a muoversi nel proprio mondo, offrendogli, nello spazio della relazione interpersonale, una nuova chiave di lettura che usa il sistema del cliente in modo ecologico, e che parte proprio dalla constatazione che l’unicità dalla relazione nasce dall’unica combinazione del coach e del coachee orientata al raggiungimento dell’obiettivo nel modo più efficace e più efficiente possibile.

E’ una relazione insieme di consulenza, formazione, sviluppo personale, stimolo creativo, per esplorare insieme gli spazi in cui il cliente non ha mai osato o persino mai pensato di avventurarsi, avvalendosi di strumenti di supporto che vengono attinti dall’universo del coach o, alle volte anche studiati a hoc, nel corso della relazione per quello specifico cliente rispetto all’obiettivo.

Aggiornarsi ed evolvere

Il coach non può smettere di imparare. Oggi questo è vero praticamente in qualunque ambito ma lo è particolarmente per le professioni legate allo sviluppo personale. In un ambiente in cui le persone si informano in continuazione, cercano di aggiornarsi in tutti i modi possibili, sono eternamente connesse in rete, guardano la TV, il coach che non si aggiorni in continuazione rischia di non essere in connessione con i bisogni più profondi del coachee, con le sue metafore personali, con il suo mondo di riferimento, con il suo ambiente. Questo va oltre il mero aggiornamento libresco, ormai palesemente insufficiente a districare la selva di stimoli a cui le persone medie sono sottoposte nel mondo occidentale.

Un coach, lo abbiamo detto, è più un artista che un tecnico. Sa che non esistono meccanismi, determinismi, quando si parla di evoluzione, di crescita personale. Non si tratta solo di conoscere un set di strumenti, ma anche di essere capaci di organizzarli in maniera armonica e sinergica verso l’obiettivo, focalizzando gli sforzi e facendo in modo che tutte le risorse della persona e del suo ambiente vengano sfruttate al meglio delle possibilità hic et nunc.

E questo, come ogni arte, richiede tecnica, competenza, esperienza e grande passione. Il coaching sinergico è un percorso che ha molti inizi e nessuna fine.




Questi ed altri temi saranno gli argomenti oggetto del corso “Dall’approccio negoziale all’approccio co-creativo. Creare relazioni attraverso il coaching”, organizzato dalla Commissione di Aggiornamento e Specializzazione Professionale di Ferpi a Roma per venerdì 16 ottobre. Il corso darà diritto al riconoscimento di 100 crediti ai soci Ferpi in via di qualificazione.

Per informazioni ed iscrizioni, scrivere a casp@ferpi.it

 

 

 

 

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