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COP21, dove il green diventerà business

20/11/2015

a cura di Sergio Vazzoler

Mancano poche settimane a COP21, la ventunesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Parigi che vede il mondo in una fase più matura, di consapevolezza del’esistenza di un problema climatico e di ricerca di una soluzione. Parigi rappresenta l’opportunità di guardare al futuro, verso un’economia davvero green. Una sfida ardita, come racconta Sergio Vazzoler.

Siamo davvero vicini a una svolta nella lotta ai cambiamenti climatici? Quando ormai mancano poche settimane alla ventunesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Parigi (COP21), proviamo a mettere in fila alcune considerazioni.

Dopo decenni passati invano a seguire il dibattito tra allarmisti e negazionisti, oggi finalmente siamo entrati in una fase più matura e orientata alla ricerca di soluzioni di un problema ormai largamente condiviso, persino tra i conservatori repubblicani negli Stati Uniti!

E il passaggio dalla denuncia alla ricerca di soluzioni è frutto di una tardiva, ma oggi fondamentale assunzione di consapevolezza da parte delle imprese. I segnali sono forti e chiari e nelle ultime settimane, all’avvicinarsi della conferenza di Parigi, si moltiplicano gli appelli e le iniziative delle corporation e del mondo finanziario per un accordo vincolante sul clima: emblematiche in tal senso le parole del governatore di Bank of England, Mark Carney: «L’orizzonte per la stabilità finanziaria non va oltre 10 anni. In altre parole, una volta che i mutamenti climatici saranno definiti un problema per la stabilità finanziaria, potrebbe essere troppo tardi. Ecco perché dobbiamo fare di più». E intanto qualcosa si muove anche nel mondo dell’asset management.

Da minaccia a opportunità

Ciò che è cambiato profondamente rispetto al passato è la chiave di lettura “positiva” nei confronti del climate change: trasformare una grave minaccia, tanto per le vite umane quanto per l’economia globale, in un’opportunità di crescita. Sì, può apparire paradossale e persino provocatorio, pensare al surriscaldamento del pianeta come una leva per la crescita economica, ma il paradosso viene meno soppesando le perdite dovute agli impatti di un’economia basata sui combustibili fossili e i guadagni derivanti dal diventare protagonisti di un’economia green. La sola Unilever ha stimato in 335 milioni di dollari i costi dovuti agli impatti climatici sulla propria attività di business ed è per questo che il suo ceo Paul Polman ripete convinto «dobbiamo prendere sul serio gli avvertimenti sulla sostanziale inutilizzabilità di gran parte delle riserve di combustibili fossili».

Il vertice di Parigi, dunque, ha una posta in palio che va molto al di là di un accordo vincolante sulle emissioni: si tratta di stabilire una volta per tutte l’exit strategy da un’economia “a petrolio” e delineare il percorso verso una nuova economia “green” e circolare, basata sullo sviluppo tecnologico e sostenibile, sul minore sfruttamento di materie prime e sull’efficienza energetica. E, come se non bastasse una sfida di questa portata, occorrerà anche trovare la “quadra” affinché l’accordo non sia punitivo per nessuno: fattore di elevazione sociale e di crescita economica per il sud del mondo senza comportare una decrescita per i Paesi industrializzati.

copLa sfida che ha davanti a sé il mondo, dal 30 novembre all’11 dicembre a Parigi, è simbolicamente rappresentata da questo banale schizzo disegnato per il “New Yorker” da Christiana Figueres, capo dell’Unfccc, l’organismo delle Nazioni Unite che guida il dibattito sul clima.

Il pallino nero all’intersezione delle due linee è dove ci troviamo oggi. La linea che da sinistra a destra prosegue verso l’alto è la crescita economica che, appunto, non deve fermarsi (ogni interpretazione diversa allontanerebbe in un attimo i Paesi in forte sviluppo e non solo quelli…). Ma accanto alla linea della crescita economica, quella curva deve oggi rapidamente scendere verso il basso: è la linea delle fonti energetiche fossili. Soltanto abbattendo l’economia “a petrolio e carbone”, la crescita economica (in chiave sostenibile) potrà trasformarsi in una opportunità per tutti.

Disegno semplice, sfida ardita.

 

Pubblicato anche su ETicaNews 

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