/media/post/estd84r/copyright.jpg
Ferpi > News > Copyright: ok finale alla Direttiva europea

Copyright: ok finale alla Direttiva europea

15/04/2019

Diana Daneluz

Lo scorso 15 aprile il Consiglio dell’UE ha approvato il testo della proposta di Direttiva Ue sul copyright concordato da Europarlamento, Consiglio UE e Commissione Europea a febbraio e approvato il 26 marzo scorso a Strasburgo. Il commento di Diana Daneluz.

Il Consiglio dell’UE, nella sua seduta mattutina del 15 aprile 2019, ha approvato, come punto A, senza discussione, il testo della proposta di Direttiva Ue Copyright concordato in sede di trilogo dalle tre istituzioni europee – Europarlamento, Consiglio UE e Commissione Europea – nel mese di febbraio 2019 e approvato il 26 marzo 2019 dal Parlamento europeo a Strasburgo. Il testo in italiano della proposta di Direttiva Ue Copyright approvata da Parlamento europeo e Consiglio dell’Ue è disponibile al seguente link.

Il testo era volto a sottoporre le grandi piattaforme online, e soprattutto gli aggregatori di notizie o i servizi di monitoraggio dei media, al pagamento dei diritti d'autore per i contenuti (video, musica e articoli giornalistici) diffusi e condivisi sulle loro piattaforme.

Ora, i Presidenti di Consiglio e Parlamento Ue dovranno sottoscrivere la proposta di Direttiva Ue Copyright. Successivamente la Direttiva sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore trascorsi 20 giorni dalla sua pubblicazione. Entrata in vigore, gli Stati membri avranno 24 mesi di tempo per recepire la nuova normativa.

La direttiva risale al 2016 (0593/2016) con l’intento di aggiornare la regolamentazione del copyright ferma al 2001 e preservare «un elevato livello di protezione del diritto d'autore e dei diritti connessi», adeguando le norme sul diritto d'autore in un mercato dominato da colossi internazionali che fatturano sull'uso gratuito di contenuti prodotti da terzi. Le piattaforme online che generano ricavi sull'intermediazione di opere dell’ingegno altrui, devono «responsabilizzarsi», stipulare licenze con i legittimi detentori dei diritti e rimuovere i contenuti protetti da copyright.

A garantirlo due articoli del testo, ora l’articolo 15 e l’articolo 17, che impongono che gli Stati membri si attivino affinché «gli autori delle opere incluse in una pubblicazione di carattere giornalistico ricevano una quota adeguata dei proventi percepiti dagli editori per l'utilizzo delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell'informazione». Gli autori di un contenuto editoriale veicolato da piattaforme online dovranno essere remunerati dai propri editori, a loro volta remunerati sui contenuti concessi agli aggregatori digitali. Il secondo articolo stabilisce invece che «un prestatore di servizi di condivisione di contenuti online (YouTube ad esempio) deve ottenere un'autorizzazione dai titolari dei diritti», sempre attraverso una licenza. Se un contenuto protetto da copyright viene caricato senza licenza, le piattaforme sono “responsabili” della violazione, fatte salve alcune eccezioni ben esplicitate, e quindi devono assicurarsi che prima di caricare i contenuti non violino le leggi sul copyright.

Tale disposizione ha sollevato forti critiche perché gli oppositori temono la predisposizione di "filtri di upload", una sorta di censura preventiva, che metterebbe a rischio libertà di espressione e libera circolazione delle idee in Rete. La direttiva, però, esclude esplicitamente dal suo campo di applicazione i "collegamenti ipertestuali" agli articoli di notizie, le "singole parole o estratti molto brevi" (cd. "frammenti"), le enciclopedie online senza scopo di lucro (es. Wikipedia) e le piattaforme di sviluppo e condivisione "open source". Come pure prevede che le piattaforme online di Pmi beneficino di un regime meno gravoso nel caso in cui non ottengano un'autorizzazione dai titolari dei diritti.

Una volta recepita la Direttiva negli Stati membri, il diritto riconosciuto agli editori potrà effettivamente migliorare la posizione negoziale degli editori di stampa nel mondo digitale, proteggendoli dall’uso commerciale non autorizzato dei contenuti delle loro pubblicazioni. In questo senso l’appello ad un veloce recepimento della disciplina, che ha seguito il plauso all'approvazione definitiva della legislazione europea da parte delle associazioni europee di editori, Enpa, Emma, Nme ed Epc. Anche gli editori italiani si sono sempre espressi a favore di tale riforma, auspicando una collaborazione virtuosa con i soggetti della Rete che riproducono e rielaborano contenuti editoriali, con l’introduzione di una proporzionata remunerazione per l’uso digitale delle opere dell’ingegno.

Nel suo commento a caldo il Presidente di turno del Consiglio Ue, Valer Daniel Breaz, ha parlato di “testo bilanciato”, di maggiori “opportunità per il settore creativo europeo” e di “consolidamento della libertà di espressione degli utenti su Internet”, definendo il testo “una pietra miliare per lo sviluppo di un mercato unico digitale robusto e ben funzionante”. L’intento dichiarato, del resto, era quello di rendere le regole del copyright adatte all'era digitale, regole chiare che garantissero un’equa remunerazione per i creativi e i produttori di contenuti, diritti per gli utenti e responsabilità per le piattaforme. Per il presidente della Commissione Ue Claude Juncker, “la riforma era il pezzo mancante del completamento del mercato unico digitale”.

Il no dell'Italia. I rappresentanti del Governo italiano hanno detto NO alla riforma e hanno sempre guardato con sospetto ai tentativi di regolazione di questa materia temendo una limitazione della libertà d’espressione e del libero scambio delle informazioni in Rete. Per il Sottosegretario all’Editoria Vito Crimi, come espresso nel suo commento al voto, la partita andava inoltre giocata sulla condivisione dei dati in possesso delle grandi piattaforme, vera ricchezza, e non sul riconoscimento di una remunerazione per il diritto d’autore. Altri esponenti della maggioranza stigmatizzano il provvedimento come fuori dal tempo ed ostacolo all’innovazione. Ma è evidente che il dibattito, su una materia così delicata, coinvolgente e in costante evoluzione, non potrà che ampliarsi.

Accanto a quello dei giornali, anche il mondo del libro e quello della musica sono stati in prima linea per tutto il lungo iter di approvazione della riforma, spesso insieme, e con questo risultato guardano alla UE come sostegno per una Reta equa, aperta e sostenibile mentre la valorizzazione dei diritti d’autore in contesti digitali è salutata come base per la stessa innovazione, perché favorirebbe il riequilibrio degli interessi di tutti i soggetti del mercato. Soggetti tra i quali, non va dimenticato, l’industria europea della cultura è un’industria che ha effetti e ricadute su istruzione, ricerca e diffusione tout court della cultura, leve imprescindibili per la costruzione di una cittadinanza consapevole, attiva e democratica.

COMMENTI

Eventi