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Corporate Barter: fondamentale saper gestire le relazioni

19/12/2013

Da poco più che una curiosità ad una realtà che inizia a diffondersi: in tempo di crisi il baratto può rappresentare una leva finanziaria che permette di incrementare la capacità di investimento, aprendo nuove prospettive di mercato. L’analisi di _Rossella Sobrero._

di Rossella Sobrero
Il baratto sembrava un concetto d’altri tempi e invece, complice la crisi, è tornato di moda per stimolare un tessuto imprenditoriale in difficoltà. Un esempio di come la crisi sta facendo emergere idee nuove ma riattiva e rinnova anche idee datate.
Di Corporate Barter avevamo parlato lo scorso anno segnalandolo come curiosità: oggi sta diventando una modalità se non proprio diffusa almeno sperimentata in alcune realtà, un fenomeno da conoscere e da capire meglio.
Parliamo di una pratica commerciale tra imprese per lo scambio multilaterale di beni o servizi in compensazione per facilitare i circuiti economici locali e favorire lo scambio di merci tra le aziende del territorio. Una pratica quindi dove la capacità di creare e gestire reti relazionali è fondamentale.
Le operazioni di interscambio fra aziende all’interno di un circuito di barter presentano il vantaggio di poter acquistare materie prime, semilavorati, prodotti finiti, servizi anche in assenza di liquidità, pagando ciò che si è comperato attraverso prodotti e servizi che fanno parte del core business del compratore. In un periodo dove manca la liquidità, le banche sono poco disponibili a concedere credito e cresce la quantità di merce invenduta, il barter può rappresentare un’opportunità: consente infatti di acquistare beni e servizi senza utilizzare risorse liquide ma vendendo i propri beni e servizi anche in un tempo successivo, un vero e proprio pagamento posticipato con la differenza che, rispetto ad altri mezzi di finanziamento, è gratuito. Una leva finanziaria che permette sia di incrementare la capacità di investimento dell’azienda, evitando il ricorso all’indebitamento, sia di affrontare periodi di stagnazione della domanda, aprendo nuove prospettive di mercato.
A Rimini ci stanno provando: è stato attivato il progetto Quinc, una rete economica che si propone di aumentare gli scambi economici fra le aziende del territorio riminese attraverso forme di transazione non monetarie per dare impulso alla collaborazione e ai rapporti commerciali locali. Grazie ad una piattaforma in grado di mettere in rete le aziende, viene offerta la possibilità di effettuare scambi commerciali utilizzando sia euro sia unità di conto, i Quinc (abbreviazione di Quincunx, antica moneta di bronzo che non faceva parte del sistema monetario standard romano, coniata da alcune comunità tra cui quella di Ariminum, Rimini).
Il progetto pilota – promosso dalla Camera di Commercio di Rimini, dalla Provincia di Rimini, da organizzazioni e associazioni di categoria – si inserisce nel programma PercoRSI di responsabilità sociale che vede il territorio riminese protagonista da anni di forme innovative di condivisione e collaborazione.
Requisito fondamentale perché l’operazione funzioni è la densità: devono essere messe in rete imprese appartenenti alle stesse filiere o a settori sequenziali poiché è fondamentale che gli scambi siano veloci, costanti e quindi performanti. La densità della maglia quindi deve restare stretta perché il barter funzioni e si alimenti nel tempo.
Se in generale nei rapporti commerciali è importante l’ingrediente fiducia, nel Corporate Barter questo fattore è essenziale. E la comunicazione rappresenta uno strumento fondamentale per aiutare il sistema a dialogare e collaborare.

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