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Creare valore nelle PMI con le nuove tecnologie

21/03/2012

Le microimprese rappresentano una porzione rilevante del tessuto imprenditoriale italiano. Spesso hanno mostrato scarsa familiarità con le tecnologie ma sembra che il web stia diventando un elemento sempre più strategico. A rivelarlo i risultati di un’indagine di _Epson Micro-Business,_ focalizzata sulle esigenze e le sfide che le aziende di piccole dimensioni devono oggi affrontare.

Le piccole e medie imprese, soprattutto in Italia, svolgono da sempre un ruolo fondamentale nell’economia del paese. Ciò nonostante continuano a vestire i panni di Cenerentola nella maggior parte delle economie.
“Negli ultimi trent’anni – afferma Gianluca Comin, Past President di Ferpi – si è valorizzato il bene immateriale (cultura, turismo…) come unico piano di sviluppo del Paese. Non s’è fatto in aggiunta a una valorizzazione dell’industria in sè ma come contrapposizione, e questo ha portato a una consapevolezza generale che l’Italia può vivere senza industria e che può essere una potenza occidentale importante senza avere più il manifatturiero. In realtà non è così”. Ed aggiunge: “ancora una volta la comunicazione è la chiave di promozione di questa cultura attraverso progetti nella scuola, tramite l’apertura delle fabbriche ai giovani, un rapporto con l’università più costante e profondo. Bisogna vincere questa cultura del bene immateriale perché poi, alla fine, è l’hardware che fa la forza durevole del Paese, ovviamente insieme a certi driver di eccellenza italiana come la cultura e il turismo”.
Ma qual è la situazione attuale delle PMI italiane? In che modo si rapportano con la tecnologia, l’innovazione? E con i clienti?
Un’ indagine condotta su un campione di 1250 imprenditori europei ha tentato di dare risposta a questi interrogativi. Il quadro che ne è emerso è caratterizzato da luci ed ombre e descrive la realtà quotidiana delle piccole imprese (da 1 a 10 dipendenti); esso è stato reso ancora più concreto e tangibile tramite la presentazione delle testimonianze di cinque piccole realtà italiane di successo.
Tra i risultati emersi dall’analisi condotta colpisce il dato relativo all’utilizzo del web da parte delle piccole aziende italiane. Il 94% di esse dichiara di operare attraverso la rete, l’89% delle piccole imprese intervistate riferisce di comprare attraverso il web e ben il 94% utilizza questo strumento per vendere i prodotti e i servizi. Percentuali elevate e destinate a crescere nei prossimi due anni, che paiono dimostrare la volontà nel nostro paese di utilizzare i new media per fare business.
Ma il rapporto delle micro-aziende italiane con la tecnologia è contraddittorio: se infatti è vero che il 90% delle aziende italiane utilizza PC, Laptop e Notebook per gli affari, e che l’utilizzo dello smartphone è superiore alla media, con un 51% in Italia, contro il 26% della Francia e 24% della Germania, dai dati emersi risulta anche che l’approccio delle piccole aziende italiane sia quello di dilazionare nel tempo l’aggiornamento tecnologico. Gli investimenti in nuove tecnologie, che potrebbero incrementare in modo significativo l’innovazione e la produttività dei dipendenti, vengono rimandati.
Basti pensare che in alcuni casi la tecnologia adottata dalle imprese di piccole dimensioni italiane è una delle più datate in Europa: l’età media di un PC è di 4,6 anni.
Per quanto riguarda il rapporto con il cliente, i piccoli imprenditori italiani non hanno dubbi, tra gli elementi che possono aiutare a fidelizzare i clienti, l’impiego della tecnologia svetta al primo posto con il 72% , seguono il prezzo del prodotto/servizio (68%), il passaparola (66%) e il brand engagement (65%).
A febbraio, in occasione della seconda edizione dell’ Epson Business Council, sono stati presentati i dati della ricerca Epson Micro-Business dedicata all’importanza delle nuove tecnologie a supporto dei modelli di business in grado di favorire la crescita economica e l’acquisizione di nuovi clienti nelle imprese di piccole dimensioni.
La ricerca infine si è occupata del problema dell’innovazione, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, in Italia solo il 4% delle piccole imprese coinvolte nell’indagine sta perseguendo al momento una politica di crescita aggressiva, il 29% degli imprenditori intervistati ha affermato che l’obiettivo principale è mantenere risultati costanti e una percentuale analoga sta lavorando per stabilizzare il business. Il dato più preoccupante è quello relativo alle micro-aziende che oggi lottano per la sopravvivenza, si tratta di un quarto delle imprese italiane prese a campione.
“Il nostro è un Paese – ha concluso Giuseppe Vivace, segretario generale CNA Lombardia – caratterizzato da una cultura artigiana capace di immaginare, progettare e trasformare le idee in prodotti fisici. C’è una grande capacità innovativa nelle piccole imprese che fa fatica ad emergere, dobbiamo facilitare l’innovazione chiedendo anche alle istituzioni pubbliche maggiore sensibilità, risorse e semplificazione.”

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