Ferpi > News > CSR : il ruolo chiave degli stakeholder

CSR : il ruolo chiave degli stakeholder

28/05/2012

Come orientarsi sui mercati? Un ruolo fondamentale lo svolgono i portatori di interesse diventati uno strumento fondamentale per capire la società. L’esempio del gruppo _Dani_: da piccola conceria a gruppo internazionale proiettato verso lo sviluppo.

di Sibilla Di Palma
Il successo della responsabilità sociale d’impresa passa anche attraverso le relazioni. Sempre più spesso, infatti, le aziende sono spinte ad adottare comportamenti sostenibili sul piano economico, sociale e ambientale dagli stakeholder con i quali è diventato strategico impostare un approccio più aperto e dialogante anche per capire i bisogni del territorio in cui l’azienda opera.
«Le relazioni con i portatori d’interesse, tra cui comunità locale, clienti e fornitori vanno alimentate e rinnovate continuamente — afferma Patrizia Rutigliano, presidente Ferpi (Federazione relazioni pubbliche italiana) — Gli stakeholder, infatti, sono diventati più esigenti, chiedendo notizie il più possibile dettagliate sulle strategie aziendali a breve e lungo termine e sull’agire sostenibile. Ad esempio, a livello di scelta finale d’acquisto, si mostrano più selettivi e puntuali rispetto al passato, orientandosi in base all’etica d’impresa, mentre il prodotto vale solo per il 40%».
La via è quella di privilegiare un approccio trasparente, essere aperti al dibattito e al confronto e dare seguito alla comunicazione con processi di reportistica che attestino i risultati raggiunti e le iniziative promosse. Un trend che sembra già in atto all’interno delle aziende italiane: secondo un’indagine condotta da Gfk Eurisko per Fondazione Sodalitas, in cui sono state intervistate circa 153 imprese, è emerso, infatti, che I’88% delle società considera questo tema un valore di riferimento. II 68% dichiara, inoltre, di avere un codice etico e il 55% di redigere un bilancio di sostenibilità.
«Una strategia che consente di ridurre i fattori di rischio e aumentare il proprio capitale reputazionale — prosegue Rutigliano — Oltre a creare valore condiviso con il territorio perché le pratiche messe in atto si traducono non solo in un vantaggio economico e reputazionale per le imprese, ma anche in un miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei territori nei quali le iniziative aziendali si inseriscono».
Stando alla ricerca, infatti, i progetti più diffusi realizzati negli ultimi anni riguardano quelli a favore della comunità locale, il coinvolgimento degli stakeholder e la partnership con organizzazioni non profit. Producendo dei vantaggi che nella maggior parte dei casi si traducono in reputazione, e a seguire nel miglioramento delle relazioni con il territorio e la comunità e con gli stakeholder.
Aiutare i propri clienti a rafforzare il rapporto di fiducia con i portatori d’interesse e a lavorare nell’ottica di uno sviluppo di business sostenibile, è il compito di Dnv Business Assurance, uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale.
«Oggi le aziende devono orientare le proprie strategie verso un nuovo concetto di valore, che supera la dimensione puramente finanziaria e, al tempo stesso, si indirizza non solo agli azionisti ma a tutte le parti interessate, interne ed esterne all’azienda», sottolinea Renato Grottola, vice president & chief operating officer della società.
Anche se per passare dalla teoria alla pratica «occorre adottare politiche di coinvolgimento di tutti gli attori interessati, partendo dai dipendenti e sviluppando un orientamento al senso di responsabilità individuale», spiega.
Un esempio di azienda che si muove da anni sulla strada della sostenibilità è il gruppo Dani, nato come piccola conceria a conduzione familiare nel 1950, che oggi conta 500 dipendenti e 140 milioni di fatturato di cui l’1,5% investito in ricerca e innovazione.
Nel 2005 la società avverte la domanda da parte dei mercati internazionali di pelli che, oltre a soddisfare criteri di eccellenza qualitativa, rispondano alla crescente richiesta di prodotti sostenibili.
Il passo successivo è l’avvio nel 2008 di Ecolife (Ecological leather innovation for environment), un contenitore di progetti a salvaguardia dell’ambiente che comprende l’eliminazione di metalli pesanti nella lavorazione delle pelli e interventi di riduzione dell’impatto ambientale lungo tutta la catena a partire dall’agricoltura fino allo smaltimento del prodotto. Un percorso che ha portato l’azienda a ottenere certificazioni come la Carbon Footprint, Epd—Environmental Product Declaration e Der Blaue Engel.
«Siamo consapevoli che fare imprenditoria non può prescindere dall’adozione di un approccio sostenibile — sottolinea Giancarlo Dani, amministratore delegato della società — L’avvio di questi processi è stato per noi fondamentale portandoci a diventare partner dei nostri clienti e fornitori».
Oltre a interpretare con una nuova chiave di lettura la gestione delle relazioni con tutti gli stakeholder: da quella con il territorio, in particolare con il distretto di Arzignano, in provincia di Vicenza, dove l’azienda opera, a quelle con università e centri di ricerca dalla cui collaborazione è nato il progetto Ecolife, fino a quelle con i clienti.
Tra le iniziative attuate quest’anno dal gruppo rientra, infatti, Sustainable leather network, un progetto rivolto ai clienti dei settori arredamento, fashion e automotive per l’incremento dell’utilizzo di pelli ad alta compatibilità ambientale.
Tratto da La Repubblica

COMMENTI

Eventi