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CSR: molti imprenditori fanno miracoli ma non lo dicono

07/03/2014

Ne è convinta _Laura Corazza,_ Ricercatrice presso il Dipartimento di Management dell’Università di Torino dove è stato sviluppato _CSR4U TOOL,_ uno strumento che permette di testare, gratuitamente, le performance aziendali dal punto di vista sociale, ambientale e finanziario e che può aiutare la diffusione della cultura della sostenibilità, soprattutto tra le PMI.

di Elena Rossi
Le piccole e medie imprese hanno a disposizione un nuovo strumento per avvicinarsi ai principi della Responsabilità Sociale d’Impresa. Come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa il Dipartimento di Management dell’università di Torino, ha creato un nuovo web tool, CSR4U TOOL, che permette di testare, gratuitamente, le performance aziendali dal punto di vista sociale, ambientale e finanziario.
Laura Corazza, Ricercatrice Master dei Talenti presso il Dipartimento di Management dell’Università di Torino e CSR Expert all’interno del progetto europeo LOIEs, ci aiuta a capire meglio il funzionamento di questo strumento e i benefici che esso può portare.
Com’è nato CSR4U TOOL?
CSR4UTOOL è nato da una chiacchierata tra persone, forse, visionarie. Durante la mia tesi di dottorato, ho conosciuto moltissimi imprenditori, molti dei quali avevano l’idea che la ricerca scientifica in campo economico aziendale fosse una perdita di tempo. Io non volevo essere parte di questa logica, volevo offrire qualcosa alle aziende, qualcosa di utile. Così con questa idea in mente, e soprattutto grazie al capitale umano (reti di persone che lavorano sul tema dell’etica), ho conosciuto il Centro Estero per l’Internazionalizzazione del Piemonte, che aveva appena vinto un progetto europeo sulla CSR. Abbiamo quindi deciso di creare un gruppo di ricerca, e insieme al Prof. Maurizio Cisi, mio tutor di dottorato, abbiamo lavorato e ci siamo confrontati per concepire il tool. E’ stato assai prezioso anche il contributo dell’Ing. Daniele Mereu, che, conoscendo l’arte della programmazione, ci ha suggerito alcuni dei modelli visivi più efficaci e scelto la tecnologia scalabile con cui è costruito il sito. Esso può supportare tutte le traduzioni simultanee nella lingua desiderata, senza problemi. La parte grafica ha avuto un ruolo chiave in quanto abbiamo pensato questo strumento non solo per chi è già attento ai temi della sostenibilità, ma anche e soprattutto per chi si avvicina la prima volta a questi argomenti, ed è scettico.
Come funziona questo strumento?
Lo strumento funziona cosi:
1. Qualcuno dell’azienda (un dipendente, un manager, un proprietario, un imprenditore) è chiamato a loggarsi
2. Quando effettua il login, non viene richiesto di identificare l’azienda in maniera precisa, come ad esempio riportando dati fiscali o locali, ma in maniera anonima
3. Vengono però richieste informazioni quali dimensione, settore e forma giuridica, perché sono utili a definire le domande, che via via si presenteranno durante il percorso
4. Una volta registrato, l’utente può iniziare il test. Questo si compone di domande a risposta multipla, a cui si può rispondere scegliendo una serie di proposte, tabelle e casi a cui si è chiamati a rispondere con una soluzione, oltre a strumenti interattivi (come ad esempio la creazione della propria mappa degli stakeholder)
5. Le aree della sostenibilità vengono riportate come percorso, illustrato in ogni videata, e, alla fine, vengono proposte domande ad hoc per il settore di attività, se inserite a sistema
6. L’utente può saltare la domanda, oppure può uscire e rientrare nel sistema senza perdere i dati: il sistema ricorda le risposte fornite fino a quel punto.
7. Una volta terminato l’iter, l’utente giunge a una pagina di risultato dove ottiene:

una valutazione generale
una valutazione specifica area per area
grafici interattivi con le proprie risposte e il confronto con quelle fornite da altri utenti
grafici sulle proprie performance

Il test CSR4U TOOL è un insieme di domande mirate sulla CSR. Come le avete selezionate?
Abbiamo comparato linee guida internazionali e nazionali (GRI, INGO, GBS, GBS no profit, Agenzia per le ONLUS, AA1000 SE, ISO 26000). Dopo di che, guardando ciò che hanno prodotto alcuni studi dei colleghi che hanno elaborato le Linee guida per le PMI, si sono scelti gli ambiti più significativi.
Questa selezione di ambiti ha poi visto un profondo lavoro di traduzione. Ovvero ci si è domandati come avremmo potuto presentare lo strumento ad un piccolo imprenditore. Ho preso ad esempio, mio padre, che gestisce una piccola azienda. Mi sono chiesta: “Come potrei presentare e dire questa cosa a lui? La capirebbe?”. E quindi per ciascun aspetto si è selezionata la modalità espositiva. Per quanto concerne le parole, ci sono molti studi internazionali che sottolineano come le PMI abbiano difficoltà a usare le medesime parole (etica, CSR, sostenibilità…) usate dalle grandi aziende. E quindi si è lavorato sul piano della sintassi.
L’Italia sembra confermarsi fanalino di coda in materia di responsabilità sociale d’impresa: cosa ne pensa?
In Italia, molto lavoro è stato fatto dalle Regioni. Siamo uno dei primi Paesi ad avere adottato linee guida e progetti ambiziosi in passato come il Q-RES o il CSR-SC. Il sistema camerale ha lavorato molto per la diffusione di sportelli e di materiale. Quindi non siamo un paese agli inizi…. Quello che ci manca è lavorare per colmare il gap tra dire e fare. A mio avviso, molti imprenditori fanno già tantissime azioni di CSR e talvolta miracoli, ma non lo dicono perché fondamentalmente non è nella nostra natura vantarsi. E’ più facile lamentarsi per qualcosa andato storto. Spesso a questi imprenditori manca la visione d’insieme, cioè che da un’azione spot, può nascere un circolo virtuoso di creazione di valore sociale e ambientale che nessuna politica pubblica potrà mai eguagliare. Il supporto del sistema pubblico è fondamentale, ma non deve essere solo di premialità, altrimenti si mette in atto un circolo vizioso tipo bastone-carota.
Occorre capire con che occhiali leggere il mondo che ci circonda, ma soprattutto creare valore in maniera condivisa. Ed è qui il futuro.
E’ incoraggiante che sia stata un’università a sviluppare un progetto così ambizioso e innovativo…
Lo spero! E’ una questione di sensibilità personale. Non volevamo fare qualcosa che fosse banale e inutile. Ma creare qualcosa di nuovo, tangibile, utile, ma soprattutto che potesse crescere in futuro. Sto pensando di partecipare a qualche progetto europeo; vorrei che il progetto non si esaurisse, ma che fossero le PMI a farlo crescere.
Già una cinquantina di aziende ha utilizzato il tool. Come sta andando la sperimentazione?
A oggi siamo a 71. Quindi per ora molto bene, ma dobbiamo diventare di più. Ho bisogno di aziende che mi dicano se è utile e che facciano il passaparola con le altre.
I risultati cosa dicono? Quali difficoltà e quali punti di forza emergono?
Emerge sicuramente il problema dei costi. Ossia che alcune azioni di CSR sono concepite come molto costose. Il punto di forza è che tutte le aziende desiderano farsi conoscere per come lavorano, per i propri valori e ritengono che sia fondamentale comunicarlo. Ma poi all’atto pratico, usano brochure poco “motivanti” o non dicono mai chi sono davvero. In realtà dietro un’azienda ci sono uomini con diverse intelligenze e sensibilità.
Rispetto al tema della CSR quali atteggiamenti delle PMI notate? Le aziende si preoccupano di far leva su questi aspetti per il loro posizionamento, per migliorare la loro reputazione ed essere più forti nel confronto con gli stakeholder?
Notiamo che la filosofia “investo in una certificazione di qualità, ambientale o sociale, per poter arrivare a quel cliente o soddisfare le esigenze di quel cliente” va molto di moda. Da lì in poi però le aziende devono darsi da fare ed essere davvero “attente”. In questo spazio, ci sono molte debolezze. Pochi imprenditori hanno a disposizione tempo e risorse da dedicare.
Per quanto riguarda gli stakeholder noto come tutte le volte che parlo con un imprenditore di stakeholder lui mi dice “io non ho stakeholder” e poi vengono fuori cose meravigliose. Oggi gli imprenditori si sentono molto soli, per questo sto cercando di coinvolgere le associazioni di categoria, per far riscoprire il valore sociale del fare impresa.
CSR4U TOOL quale sviluppo avrà nel prossimo futuro?
Sicuramente testerò il tool in Finlandia, attraverso un prestigioso visiting di 6 mesi presso Laurea University in Espoo. Qui avrò modo di indagare il pensiero delle aziende che, sembrano essere più sostenibili. Non vedo l’ora di scoprire le differenze. Ci sarà utile per cambiare alcune delle politiche pubbliche che fino ad ora sono state utilizzate.
Le aziende interessate a misurarsi con CSR4U TOOL cosa possono fare?
Andare su www.csr4utool.org, registrarsi, fare il test. Farci sapere se è utile, cosa si può migliorare, ma soprattutto fare circolare il report ovunque! Insomma: creare conoscenza e cultura diffusa.
Fonte: Amapola

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