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Dal Corriere della Sera del 1909

24/07/2008

Un'interessante riflessione di Toni Muzi Falconi su temi di grande attualità. Nonostante prenda spunto dalle pagine del Corriere di 99 anni fa...

Per svariate ragioni di scarso rilievo mi sono capitate sotto gli occhi due intere pagine del Corriere della Sera del 28 e 29 Dicembre 1909 (sì…99 anni fa!).


In queste due doppie pagine il principale e più diffuso quotidiano italiano (in proporzione assai più allora di oggi..) il direttore Luigi Albertini pubblica l’elenco completo e dettagliato dei 40 mila (sì..quaranta mila!) milanesi, divisi per fasce di reddito dichiarato, che hanno pagato la tassa di famiglia imposta dal Comune di Milano.
Le fasce sono: oltre le 100 mila lire (138 nomi), fra 75 e 100 mila (45 nomi, fra i quali lo stesso direttore del Corriere), fra 50 e 75mila (141 nomi), fra 25 e 50 mila (806), fra 10 e 25 mila (3732 nomi) e fra 2 e 10 mila (34.537 nomi).


Perché riprendo la notizia in questo contesto?


Ricordate la vicenda recente della pubblicazione on line dei nostri redditi dichiarati e lo scatenamento collettivo di quella gazzarra di orrore, vendetta, violazione della privacy, inciviltà e tutto quel che ne è seguito?
Per una decina di giorni almeno la vicenda è stata montata ad arte dal sistema dei media insinuando molti dubbi persino ai tanti che (come me) non si sono affatto scandalizzati.


Una autentica operazione di distrazione dell’opinione pubblica fortemente voluta per evitare che l’attenzione andasse su altre questioni più serie e preoccupanti.
Non ci penso neppure un attimo a cadere nella trappola di indicare chi possano essere stati i promotori di questa azione di black pr.
Siamo tutti adulti e consapevoli e non è difficile immaginarlo.


Situazione analoghe si vanno ripetendo con allarmante frequenza in queste settimane, anche con la scusa che siamo in estate e quindi è bene parlare di cose scarsamente rilevanti sull’urgenza (penso ad esempio all’editoriale grand banal di galli della loggia di lunedì su cultura e educazione..un piatto prelibato per il solito polverone estivo sul nulla; o alla disinformazione sui procedimenti giudiziari in corso verso alcuni importanti gruppi di potere pronti a salpare con i loro yacht per i mari lontani di agosto).


Non siamo sempre noi in qualche modo a contribuire, per una ragione o un interesse o altri, che queste cose succedono?


Il Corriere della Sera nel 1909 (che certo non era eversivo dell’ordine sociale) aveva ben capito come la pubblicazione dei nostri redditi fosse una operazione di trasparenza orientata ad alimentare fiducia nello Stato in coloro che non hanno la consuetudine per impossibilità operativa oppure per dignità e senso civico di fregarlo…


Infatti, in un editoriale di quelli, come diremmo oggi, pesanti, Luigi Einaudi il giorno dopo la pubblicazione, sempre sul Corriere, scrive tra l’altro:
‘…non è solo fatto di curiosità…sulla quale del resto di fondano in parte i moderni sistemi di tassazione diretta poiché…significa altresì vigile controllo dell’opinione pubblica sull’opera delle commissioni amministrative incaricate di ripartire tra i cittadini l’onere tributario. L’opinione pubblica può fornire preziosi suggerimenti sul modo di ovviare a sperequazioni od occultamenti che risultassero evidenti…’.


E poi ancora pensando alla discussione che nei prossimi mesi si avvierà sul federalismo fiscale, e alla recente discussione sulla abolizione dell’ICI e su come riequilibrare i conti dei Comuni, l’illustre economista, destinato a divenire Presidente della Repubblica, conclude.. ‘ Il passaggio (dal Comune allo Stato..della imposta di famiglia) non potrà evidentemente compiersi senza compensi. Quali debbano essere e come il trapasso possa effettuarsi senza squilibri e danni ai bilanci comunali è davvero il problema maggiore della finanza italiana nel momento presente’.
Interessante, vero?


Toni Muzi Falconi

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