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Dietro il voto a Cinque stelle: il valore della comunicazione

23/05/2012

“Gli strumenti condizionano il nostro modo di vivere e di vedere le cose. Fanno la differenza. E siccome abbiamo anche capito che le cose si fanno con le parole, il nostro tempo, che ha fortemente innovato gli strumenti attraverso i quali si usano le parole, è un tempo di grandi cambiamenti”. Dopo il caso di Parma, _Mario Rodriguez_ analizza il successo politico di Beppe Grillo.

di Mario Rodriguez
Un dibattito anima l’analisi del successo, innegabile, del Movimento 5 stelle. E non parlo di Parma che è un caso a sé stante. Ma parlo dell’unica vera novità dei risultati elettorali del 2012, appunto il M5S. A cosa è dovuto questo successo? Molti si sono concentrati sugli strumenti: la tv, Internet. A mio parere non contano tanto gli strumenti di diffusione dei significati ma, appunto, i processi di generazione dei significati. Nulla di quello che accade nel nostro tempo può avvenire indipendentemente dal sistema di diffusione (che diventa anche formazione) dei significati.
Ma sono questi a rimanere centrali: le parole che danno senso alle cose che facciamo. Da tanto tempo ormai, diciamo dall’invenzione del linguaggio, gli umani fanno sempre le stesse cose. Quello che cambia sono gli strumenti attraverso i quali fanno le cose. Non è poco. Tagliare con un coltello o con il bisturi, arare con il vomere ligneo o col trattore, guardare le stelle a occhi nudi o con un telescopio, cambia le nostre condizioni di vita, il nostro modo di vedere noi stessi, il nostro rapporto con quello che non capiamo, la nostra cultura.
Gli strumenti condizionano il nostro modo di vivere e di vedere le cose. Fanno la differenza. E siccome abbiamo anche capito che le cose si fanno con le parole, il nostro tempo, che ha fortemente innovato gli strumenti attraverso i quali si usano le parole, è un tempo di grandi cambiamenti.
Riconoscere l’importanza degli strumenti attraverso i quali dialoghiamo e costruiamo significati che mettiamo in comune (comunichiamo) non vuole essere un ridimensionamento della loro importanza. Ma la collocazione nel loro giusto ambito. Tornando all’affermazione del M5S, più che la questione su quale strumento di diffusione delle parole abbia contribuito maggiormente al successo (la tv o Internet) è importante ragionare su quale significato abbia assunto votarlo per chi lo ha votato.
Quale domanda di senso ha intercettato Beppe Grillo? Sapendo però che, anche per i significati, non necessariamente esiste identità tra domanda e offerta. Acquistiamo (acquisiamo) quello che si avvicina il più possibile ai nostri desideri e non necessariamente ci identifichiamo con la cosa offerta. Per capirci, in modo un po’ tranchant, le ragioni per le quali si compra un prodotto non le definisce chi offre il prodotto, il significato di una frase lo determina chi la riceve non chi la dice. Il significato del voto non è quello che il candidato propone o, ma quello che chi lo vota gli attribuisce.
Per questo in una campagna elettorale non conta tanto quello che il candidato dice di sé ma quello che gli elettori dicono e si dicono del candidato. Così oggi non contano tanto le frasi di Beppe Grillo come non contavano ieri quelli di Umberto Bossi. Ma il significato motivante che queste assumono per i seguaci, i follower. Il problema quindi è quello di capire che significato hanno attribuito le persone all’adesione alla proposta di Beppe Grillo. Che la proposta sia stata presente con una notevole intensità e in modo spettacolare e antagonistico in tv ha avuto certamente effetto. Come certamente per diventare “familiare” a chi usa soprattutto Internet ha avuto effetto un suo uso appropriato e molto professionale.
Ma un significato motivante non è determinato dallo strumento ma dall’esperienza che si fa vivere alle persone. Quindi: perché si sono manifestate queste pulsioni, perché hanno assunto questa fisionomia.
Ha contato ad esempio il programma come ritiene e sostiene il sindaco Pizzarotti o il modo in cui gli esponenti del movimento sono stati tra la gente, dialogando e impegnandosi? Hanno contato le cose dette o, come penso, l’opportunità che l’esistenza del M5S ha rappresentato per gli elettori? L’opportunità, ad esempio, di contrastare la vittoria di un esponente del Pd o di manifestare il desiderio di vedere volti nuovi? Per concludere: un partito come il Pd che aspira a governare una situazione che diviene sempre più complessa come deve misurarsi con queste pulsioni? Osteggiarle? Includerle a tutti i costi (e quindi dispiacersi o dannarsi se non ci riesce) o deve riconoscerle e confrontarsi con quello che rappresentano utilizzandole come sensori attivi della società?
Dare a queste istanze poca importanza è sbagliato come dargliene eccessiva. Una cosa però è certa. Anche alla luce dei risultati delle elezioni amministrative è urgente riconoscere che il modo attraverso il quale si fa fare ai propri seguaci l’esperienza della politica è sempre meno convincente e motivante.
La forza del Pd si sta restringendo attorno al nucleo di persone che vivono di politica. Il Pd rappresenta a pieno titolo (soprattutto ma non solo in Emilia Romagna) quell’establishment, quel “sistema” dal quale pretenderebbe di essere considerato estraneo. Vince occupando spazi del sistema lasciati dai vecchi protagonisti che falliscono, ma vince perdendo meno elettori degli altri non conquistandone di nuovi. E non è questione di strumenti ma di creazione di senso.
Tratto da Europa

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