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Fare lobby sulla tolda del Titanic

13/09/2011

Qual è il ruolo della comunicazione nella difficile transizione politica italiana? La crisi economica e la necessità di accelerare i tempi della manovra fiscale hanno stravolto l'agenda del paese, facendo slittare dalle priorità del governo la discussione sulla rappresentanza di interessi. _Massimo Gargiulo_ fa il punto sulla situazione dei Public Affairs in Italia.

di Massimo Gargiulo
Come tutti certamente ricordano, all’inizio dell’estate le vicende Bisignani – Milanese, assieme agli altri scandali dei quali abbiamo avuto notizia, hanno riaperto i riflettori dei media e della pubblica opinione sulla lobby.
L’esigenza, da lungo tempo avvertita, di una normativa che disciplini i rapporti tra le imprese e i portatori di interessi e le loro associazioni con le istituzioni, con l’obiettivo primario di garantire trasparenza degli attori e degli atti che vengono compiuti, sembrava prossima ad entrare nell’agenda del Governo e del Parlamento.
L’introduzione di una norma così finalizzata, veniva infatti vista non soltanto come un fattore di modernità per il Paese, ma anche uno strumento per mettere al riparo sia chi opera nelle istituzioni sia chi esercita la professione del lobbista dalla cattiva fama che li accompagna, spesso immeritatamente.
Tuttavia il precipitare della crisi economica e la necessità da parte del Governo di dare vita a metà agosto ad una manovra da 45 miliardi di euro, dopo quella approvata soltanto un mese prima dal Parlamento, ha stravolto l’agenda politica del Paese.
Ebbene, proprio l’ordine di grandezza economica delle manovre e la molteplicità degli interessi toccati ha costituito per le lobby l’occasione ideale per esercitare la loro forza e dimostrare la loro capacità di influenzare il processo decisionale pubblico.
Con le istituzioni chiuse per ferie e nel vuoto della politica estiva, i media hanno fornito il terreno di confronto privilegiato per le lobby, ognuna con l’obiettivo di ottenere il consenso della pubblica opinione sulle proprie tesi, al fine di indirizzare le scelte dei decisori al momento della discussione nelle sedi istituzionali.
Nessuno, che fosse in vacanza o no, ha potuto sfuggire davanti alla televisione o sui giornali ad una selva di tabelle, confronti e grafici finalizzati a illustrare gli effetti della manovra e a dare spazio alle richieste di modifica che da più parti venivano considerate necessarie.
Certamente il dibattito pubblico costituisce l’essenza della democrazia; ma, come ha ricordato il presidente Giorgio Napolitano intervenendo al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, nella crisi che traversiamo il linguaggio di verità è un’arma fondamentale.
Senza entrare nel merito delle questioni etiche che il presidente Napolitano giustamente pone, la vicenda di questa estate dimostra che con la scomparsa dei partiti tradizionali, sostituiti da formazioni politiche nuove e più “leggere”, la lobby, intesa come comunicazione diretta tra le imprese e i rappresentanti delle istituzioni mantiene certamente un ruolo fondamentale, che dovrà essere al più presto regolamentato, ma da sola non basta più. I decisori pubblici infatti, non soltanto nel nostro Paese, sono sempre meno attenti alle tesi delle imprese e dei portatori di interessi e sempre più sensibili a quelle sostenute attraverso i media dai gruppi di pressione in grado di influenzare la pubblica opinione.
Pertanto è nel confronto con l’opinione pubblica che si gioca sempre più la partita tesa a ottenere – o a mantenere – una normativa favorevole.
Tutto ciò segna un punto a favore dei Public Affairs, che utilizzano diverse tecniche di comunicazione. La lobby è soltanto una di queste. Costituzione di coalizioni, chiamate in causa di “terze parti” autorevoli, utilizzo di ricerche e sondaggi, campagne pubblicitarie, mobilitazione dei media, dei social media e dell’opinione pubblica, costituiscono alcune di queste tecniche.
Ciò che ci si propone, in definitiva, è di precedere o accompagnare la comunicazione rivolta ai decisori pubblici con una corrispondente comunicazione rivolta alla società civile o parti di essa. L’obiettivo è far scendere in campo, a sostegno delle proprie tesi tutti coloro che siano in grado di influenzare le scelte dei decisori pubblici interessati a un determinato provvedimento normativo.
Così intesa, la comunicazione assume un rilievo sempre maggiore, fino a determinare il vero vantaggio competitivo per le imprese e le associazioni che sono in grado di utilizzarla strategicamente nei confronti della pubblica opinione e dei decisori pubblici, rispetto a quelle che non sono in grado di farlo.
Ampiezza degli strumenti e flessibilità del loro utilizzo, scelte strategiche appropriate e tempestive, visione internazionale, determinazione nel perseguire gli obiettivi in condizioni di complessità: sono queste le quattro caratteristiche chiave per l’utilizzazione ottimale delle tecniche di Public Affairs.

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