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Ferpi 2011-2013: le sfide per il futuro

22/06/2011

Dopo due mandati come vicepresidente, _Giampietro Vecchiato,_ continuerà a far parte della squadra guidata da _Patrizia Rutigliano_ per i prossimi due anni. Una proposta accettata con entusiasmo e per ragioni strettamente legate al futuro della professione e della Federazione.

di Giampietro Vecchiato
Ho accettato con entusiasmo e senso di responsabilità la proposta di Patrizia Rutigliano di far parte della squadra che guiderà Ferpi fino al 2013. Le motivazioni di tale scelta – dopo due mandati consecutivi nei quali ho ricoperto l’incarico di Vice Presidente – hanno origini diverse.
La prima proviene da un personale imperativo morale ed etico: ognuno di noi deve “in qualche modo” restituire alla comunità (in questo caso intendo quella “professionale”) quello che la comunità gli ha dato.
La seconda è legata alla professione di PR (vedi anche articolo: Ferpi: il valore di esserne parte): frequentare Ferpi, i soci, il gruppo dirigente, gli stakeholder della professione (istituzioni, imprese, mass media, altre associazioni professionali, mondo della comunicazione, ecc.) è come essere sempre iscritti all’Università, è come frequentare un Master o un Corso di aggiornamento professionale! Ogni occasione di incontro (sia pubblico che associativo interno) il mio bagaglio di conoscenze tecnico-professionali e il mio capitale relazionale si arricchiscono. La conseguenza è che mi sento meno prigioniero della professione (frequentare sempre “lo stesso giro” può intossicare), meno immerso in quella pozzanghera stagnante che spesso è il mercato (detto con tutto il rispetto per i clienti!). In ultima analisi mi sento, umanamente e professionalmente, meno solo nell’affrontare l’incertezza e la crescente competitività del mercato.
La terza motivazione è che mi fa piacere proseguire il lavoro sin qui fatto con Andrea Prandi (come componente dell’Esecutivo) e con Gianluca Comin (in qualità di Vice Presidente).
In particolare vorrei continuare a offrire il mio contributo su due fronti: uno esterno ed uno interno.
Sul fronte esterno, senza alcuna competizione né invidia con le “professioni ordinistiche”, è infatti necessario continuare ad operare per:
1. Individuare le caratteristiche distintive della professione e, soprattutto, degli iscritti Ferpi (in questa direzione il lavoro del gruppo sugli “Accordi di Stoccolma” è un importante punto di partenza).
2. Migliorare il posizionamento competitivo di Ferpi sul mercato e consolidarne il brand, la credibilità e la reputazione.
3. Sviluppare in tutti gli iscritti un forte orientamento alla qualità e qualificando sempre più Ferpi come soggetto che garantisce i propri iscritti nella costante asimmetria informativa (fortissima nel nostro settore anche per la ritrosia di molti professionisti al monitoraggio, alla misurazione e alla valutazione dei risultati) che caratterizza il rapporto tra il professionista ed il cliente.
4. Consolidare il ruolo di Ferpi come soggetto di riferimento per il mondo della comunicazione.
5. Completare l’iter per l’accreditamento istituzionale presso il Ministero (quello che tradizionalmente chiamiamo, impropriamente, “riconoscimento”). Anche in questo caso l’obiettivo è quello di aiutare il cliente del professionista (sia esso pubblico o privato; singolo oppure organizzazione; profit o non profit) a fare scelte consapevoli (a che serve Ferpi se non garantisce qualità professionale nei confronti dei soggetti terzi?). Essere iscritti a Ferpi deve diventare un attestato, da esibire con orgoglio, di competenza, professionalità, credibilità;
6. Certificare ed accreditare “oggi” e solo “per poco tempo” (3 anni) i professionisti delle relazioni pubbliche. Per comprendere l’importanza di questa scelta strategica è sufficiente ricordare che le professioni ordinistiche lo fanno solamente “ex ante” (l’esame di stato) e “per sempre”. Tale sistema è in vigore dal 1913 per i notai; dal 1923 per architetti e ingegneri; dal 1933 per gli avvocati e, dal 1946, per i medici. La verifica di Ferpi deve essere rigorosa, dinamica (lo scenario, i contenuti, gli strumenti cambiano velocemente) e costante (in itinere) per garantire i requisiti professionali degli associati nei confronti dei soggetti terzi (i clienti). Rientra in questo ambito anche la necessità non tanto di disciplinare i comportamenti professionali (i codici adottati, sia nazionali che internazionali, sono già in linea con questo principio), quanto l’esigenza di sanzionare gli abusi per tutelare la reputazione del brand e degli iscritti.
7. Continuare con assiduità e impegno la diffusione di una forte cultura della comunicazione, nelle singole persone, nella collettività, nelle imprese/organizzazioni, intesa come strumento per costruire relazioni e non come strumento per trasferire messaggi unidirezionali.
Sul fronte interno, sempre ad integrazione dell’articolo già citato, credo che Ferpi potrebbe assumere nuove funzioni rispetto alle seguenti tematiche:
• i livelli minimi dei servizi forniti dai soci (attestazione di competenza);
• l’ aggiornamento e la formazione permanente (sia facoltativa, che obbligatoria, in ogni caso di elevata qualità);
• il networking e lo scambio di opportunità/collaborazione (anche di business) tra i soci;
• la conoscenza di altre forme organizzative, di altri servizi/strumenti, di altre metodologie di lavoro, per poter monitorare e rispondere adeguatamente ai cambiamenti del mercato e per aiutare i soci a reagire con efficienza e tempestività alle turbolenze, alle modifiche normative (vedi decreto Bersani), ai bisogni delle imprese e dei clienti;
• la trasparenza, l’ informazione interna, l’ ascolto dei soci e la governance della Federazione.
Questi i punti fermi sui quali la comunità FERPI è chiamata a confrontarsi nei prossimi anni: dobbiamo aiutare quei professionisti delle RP che hanno investito e creduto in se stessi; che si sono inventati attività nuove e innovative; che hanno deciso di contribuire alla competitività del sistema-Paese e che lo hanno fatto con qualità e senso di responsabilità. E lo dobbiamo fare declinando con semplicità e trasparenza tre parole chiave: identità, competenze, confronto con il mercato. Solo un “associazione professionale” intesa come soggettività organizzata, può essere un interlocutore privilegiato per il mercato.

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