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Green economy, una nuova sfida per le Rp

17/12/2009

Quello della "green economy" è un tema che va assumendo sempre maggiore importanza nella società e conseguentemente nelle Rp. Una riflessione di Paolo Bruschi sul ruolo della comunicazione e un invito ai professionisti ad agire per coinvolgere anche il mondo delle PMI, struttura fondante del tessuto imprenditoriale italiano.

Paolo Bruschi
Delegato alla Comunicazione Ambientale – Ferpi


È quasi scontato affermare che le riconversioni ambientali, e soprattutto culturali, legate al tema della sostenibilità, siano già di per sé un’opportunità di mercato per le aziende.


La trasversalità dell’argomento e la centralità di questi temi nel dibattito e nelle agende dei leader mondiali sono tali da poter mettere al centro il cittadino non più solo come consumatore, o semplice fruitore di servizi, ma come stakeholder di riferimento. Se e quando si riuscirà a fare fino in fondo questo salto di qualità ci si renderà conto di quanto superata, quasi arcaica, sia la visione che ancora abbiamo nei processi di relazione in situazioni complesse.


La sostenibilità è sempre di più una leva di sviluppo e Ferpi, comprendendo l’importanza che la questione ha e potrebbe avere in futuro per le qualificazione e il rilancio sul mercato delle aziende, ha fatto un primo passo in questa direzione con la creazione della “Delega alla Comunicazione Ambientale”; in questo modo ha riconosciuto alla comunicazione ambientale il “giusto valore” in una società in grande fermento e in attesa di risposte concrete.


Come emerge dal Rapporto Annuale Censis, la Green Economy ha conquistato significative quote di mercato in Italia, basti pensare che il suo fatturato complessivo si attesta sui 10 miliardi di euro, con straordinarie ricadute sull’occupazione (in 10 anni si stimano da 100 mila a 1 milione di nuovi posti di lavoro). Ben 4 aziende su 10, infatti, guardano proprio alla Green Economy come mezzo per superare la crisi e come una straordinaria occasione di crescita e innovazione per settori ormai maturi e a volte in declino (Unioncamere 2009).


Ma, mentre i grandi gruppi industriali tra i quali Eni, Autogrill, Vodafone ed Enel disponendo delle necessarie risorse finanziarie, già comunicano le loro “good practice”, prevalentemente con l’advertising, le piccole e medie imprese, seppur agendo già al loro interno in modo “verde” spesso non hanno risorse o strumenti per trasmetterlo all’esterno.
Ed è proprio sul “mondo delle piccole-medie imprese”, che in Italia rappresenta una significativa parte del mercato, che le relazioni pubbliche devono puntare come nuovo scenario dove agire, e attraverso i giusti strumenti far emergere le eccellenze e l’impegno verso la sostenibilità, trovando soluzioni ad hoc anche laddove non ci sono budget significativi.


Possono così aprirsi interessanti spazi per i comunicatori, che devono però, in prima persona, comprendere e fare propri i valori della cultura ambientale, trasmettendo così alle aziende i benefici che se ne possono trarre. Infatti solo assimilandoli saremo veramente in grado di trovare i giusti mezzi per arrivare al “cuore” dei cittadini, riuscendo non solo a trasmettere il messaggio ma anche gli stessi valori, compiendo in questo modo anche il compito di “in-formazione” insito nel nostro mestiere.


Entra quindi in gioco la funzione strategica del comunicatore d’azienda, il cui compito è fare da tramite tra i vertici aziendali e i pubblici esterni. Il comunicatore deve cioè svolgere azione di ascolto dei consumatori e degli stakeholder (e del cittadino stakeholder), cercando poi una mediazione tra le loro richieste e le decisioni che l’azienda prenderà.


Recenti analisi, tra cui una ricerca condotta da Ipsos Mori, ci dicono che il consumatore sta cambiando e, a fianco dei consolidati criteri di scelta legati alla qualità e al costo dei prodotti, considera anche la sostenibilità: su un campione di oltre 16 mila consumatori, intervistati in 15 Paesi e 5 continenti, oltre il 50% preferisce acquistare prodotti e servizi da aziende con una buona reputazione ambientale, e l’80% ritiene importante lavorare per realtà con politiche ambientali sostenibili. Diventa quindi fondamentale avere una “reputazione sostenibile”, di azienda sensibile alle tematiche dell’ecologia, rispettosa dei diritti altrui e non interessata soltanto al profitto, per arrivare alle persone, sia che si tratti di una grande industria sia nel caso di un’impresa familiare, soprattutto in un momento di profondo cambiamento.


E proprio in quest’ottica che dovremmo provare a realizzare le condizioni affinché Ferpi possa promuovere l’Oscar Verde, un momento di incontro e riconoscimento dove mettere in evidenza le eccellenze italiane in tema di tutela ambientale: un’occasione in cui far emergere anche il “mondo ancora sommerso delle piccole e medie aziende sostenibili”. L’Oscar verde potrebbe, infatti, essere un appuntamento fisso, con cadenza annuale, in cui condividere e confrontare da un punto di vista operativo le esperienze di comunicazione ambientale più innovative ed incisive realizzate nel nostro Paese, diventando così un’opportunità da un lato per le aziende, di far conoscere e apprezzare i loro sforzi in materia di sostenibilità, e dall’altro per gli esperti di relazioni pubbliche per conoscere realtà e strumenti all’avanguardia.

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