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I pericoli dell'antisondaggite e il ruolo dei mass media nella creazione della reputazione italiana

18/04/2006

A proposito dell'articolo post-elettorale pubblicato la scorsa settimana da Fabio Bistoncini…ecco i primi due commenti di Toni Muzi Falconi e Chiara Valentini.

I pericoli dell'antisondaggite. A proposito dell'intervento di Bistoncini.di Toni Muzi FalconiIntervengo in merito allanalisi di Fabio Bistoncini della scorsa settimana sui risultati elettorali e, in particolare, sul giudizio negativo che lautore dedica ai sondaggi elettorali, per fare due considerazioni:1.Scontato che il forte impatto degli exit poll sul deterioramento delle relazioni fra maggioranza e minoranza è soltanto ed esclusivamente responsabilità della RAI e della sua dissennata corsa allaudience che lha indotta a ricorrere ad uno strumento - gli exit poll appunto - che si sapeva benissimo essere poco adatto, nelle circostanze determinate dalla nuova legge elettorale, a dare in anticipo una idea verosimile dei risultati, non è poi così vero che i sondaggi degli ultimi mesi fossero sbagliati. E, proprio la peculiare vicenda del sondaggio americano di Berlusconi lo testimonia.E vero infatti che fino a Dicembre gli italiani che allora sarebbero andati a votare avrebbero premiato lUnione con uno scarto sostanzioso. Qualche giorno dopo, quando partì la prima offensiva mediatica del leader della CDL, i sondaggi confermavano infatti un costante recupero del Polo di mezzo punto settimana per settimana.Ed è qui che innesca il sondaggio americano, il quale - se lo si legge con attenzione - non smentiva affatto questa tendenza ma anzi - essendo di per sé esplicito e dichiarato strumento di comunicazione per innescare il ben noto effetto band-wagon - la confermava spiegando, in primis agli attivisti di Forza Italia, che soltanto un afflusso alle urne superiore all80% avrebbe assicurato la vittoria elettorale&.più o meno quello che è successo&.perlomeno al Senato, dove inevitabilmente maggiore è stato leffetto di quegli elettori moderati non più giovani che avevano premiato Berlusconi nel 2001 ma poi non erano tornati a votare nelle tornate successive.E poi, perché voler disconoscere lefficacia della forsennata campagna elettorale di Berlusconi?E quei 500 milioni di euro che, da stime attendibili, ha investito&non sono proprio serviti a nulla?Semmai, se fosse vero - come molti affermano - che anche nei giorni immediatamente precedenti al voto, i sondaggi continuavano a dare lUnione in vantaggio dei soliti 3/5 punti - quando verosimilmente la seconda fase delloffensiva mediatica di Berlusconi produceva il suo massimo effetto - si potrebbe dire che anche gli ormai esausti sondaggisti, come succede nella maggior parte dei casi anche a noi relatori pubblici, hanno attaccato lasino al carro dei committenti, dicendo loro quel che volevano sentirsi dire&2.In tutti i casi - e siamo alla seconda considerazione - non vorrei che, delegittimando i sondaggi, peccassimo di miopia, scambiando la parte con il tutto.E certo vero che le ricerche di opinione fanno parte di quel bagaglio di strumenti che aiuta le organizzazioni ad ascoltare e interpretare le aspettative degli stakeholder, ma ne rappresentano uno soltanto, ed anche dei meno utili alla specifica bisogna.Per la verità mi pare che i relatori pubblici commissionino sondaggi assai più per utilizzarne i risultati come pretesto per entrare sui media (e questo sì che è un uso abbastanza deteriore e strumentale&), che non per riflettere sulle indicazioni che ne emergono.E comunque, un efficace ascolto degli stakeholder poggia assai di più sul contatto diretto con i nostri network di relazione, sullanalisi attenta dei documenti, siti web, focus, media e  su una osservazione costante delle dinamiche delle relazioni fra gli stessi stakeholder, che non dalle spesso astratte e generiche risposte di inverosimili campioni rappresentativi di altrettanto inverosimili universi di pubblico, a domande che troppo frequentemente vengono formulate in modo incompetente per ottenere le risposte desiderate.Insomma, come vedete, condivido abbastanza le critiche di Fabio ai sondaggi ma, ricordando anche che vi sono ottime società di ricerche che sono state volutamente lontane dalla sondaggite politica, oriento queste critiche assai più verso di noi che non verso i sondaggisti e non vorrei che, delegittimando questi ultimi, in realtà togliessimo valore a quella parte importantissima del nostro lavoro che è lascolto, amputandoci da soli una delle poche leve strategiche che abbiamo a disposizione.(tmf)

Una risposta all'invito di Fabio Bistoncini a discutere in merito alla battaglia comunicativa delle due coalizioni. di Chiara ValentiniLa scorsa settimana il vice presidente della FERPI ha commentato la campagna elettorale e ci ha chiamato a condividere con lui pensieri e critiche di ciò che è successo. Colgo dunque loccasione per presentare alcuni punti importanti della campagna elettorale che dovrebbero farci riflettere.  Prima di tutto i punti di riflessione e gli aspetti discussi la scorsa settimana ci portano a pensare a come sia cambiato il modo di fare politica in Italia e a come i mezzi dinformazione di massa giochino un ruolo centrale. Alcuni studiosi (Plasser 2000; Blumer and Gurevitch 2000; Lange 1997) (1)  avevano parlato già diversi anni fa di americanizzazione delle campagne elettorali particolarmente in Europa. Questo fenomeno credo si possa vedere chiaramente nella appena trascorsa campagna elettorale. Ci sarebbe però da discutere molto al riguardo. Vorrei invece soffermarmi su un aspetto interessante dellanalisi di Fabio Bistoncini che riguarda la stampa e la sua rappresentazione dellItalia nei mesi precedenti alle elezioni. In linea con il vice presidente della FERPI credo che la stampa italiana sia stata incapace di leggere la realtà politica italiana, in quanto interessata a rappresentare principalmente i valori politici del centro-sinistra, però lo è stata anche la televisione, che utilizzando la strategia mordi- fuggi, ovvero evidenziando qua e là aspetti che hanno tendenzialmente raffigurato gli interessi del centro-destra e sfuggendo altri o per lo meno dandone meno spazio - ha ritratto la colazione di centro-destra in maniera per lo più positiva. Poca attenzione è stata data per esempio alla crisi che si è verificata la scorsa estate tra Italia e Finlandia in merito ai commenti poco consoni del nostro ex-Presidente del Consiglio e sulle sue presunte tattiche di seduzione per ottenere lAgenzia Alimentare a Parma. Forse molti di noi non sanno che in Finlandia la questione è stata parecchio disdicevole e che molte organizzazioni avevano deciso di adottare la linea dura con il nostro Paese e boicottare i nostri prodotti. E servita la mediazione del Presidente della Repubblica finlandese a sistemare le cose. Altra situazione imbarazzante è stata quando il governo italiano attraverso lambasciata dItalia ad Oslo ha premuto perché il film Citizen Berlusconi, in gara al terzo European Documentary Film Festival nel 2004 organizzato dal Norwegian Film Institute, fosse tolto dal programma. (2)Fortunatamente il buon senso dellistituto ha vinto sulle pressioni politiche. Queste e molte altre informazioni non sono state presentate sufficientemente dalla televisione italiana, trascurando dunque un aspetto importante della politica italiana del centro-destra, ovvero le relazioni internazionali e la reputazione del nostro Paese. Se poi consideriamo il diverso peso che i mezzi dinformazione hanno sullelettorato, possiamo notare che la rappresentazione della stampa della realtà politica italiana non ha influenzato poi così tanto lelettorato. Secondo diversi studi, la fonte principale dinformazione per gli italiani è la televisione (98,6%), seguita dalla radio (62,8%) e poi dai giornali (46%). (3)Altra differenza, i lettori dei giornali rappresentano la categoria degli italiani con un livello distruzione medio-alto, mentre i tele/radio spettatori tendenzialmente quello medio-basso. (4)Aggiungiamo che il livello distruzione in Italia è generalmente molto basso, solamente 11,5% ha una laurea (5) e del restante 90,5% il 73% ha la maturità (6), il resto arriva appena a terminare la scuola dellobbligo. Ciò significa che è la televisione il primo mezzo dinformazione in Italia, e che la stragrande maggioranza degli italiani ha basato le proprie decisioni sullinformazione che ha ricevuto dalla televisione. Il peso dunque persuasivo e di centro-sinistra della stampa era rivolto principalmente a quella fascia di utenti distruzione medio-alta che legge quotidianamente o quasi, ovvero al 46% della popolazione. Questi lettori, per loro definizione, richiedono discussioni, dibattiti e approfondimenti che la televisione, con le sue notizie flash, non riesce a soddisfare. Dunque la stampa per sè non ha influenzato la decisione al voto della gran parte degli italiani in Italia, cioè quelli che guardano solamente la televisione, e nemmeno quelli residenti allestero. La maggioranza degli italiani allestero, infatti, ha votato per partiti di centro-sinistra, il che porterebbe a pensare ad una diretta influenza della stampa italiana sullelettorato allestero, ma potrebbe dipendere altresì dalla stampa straniera e dallopinione che gli altri Stati hanno del nostro Paese. Chi vive allestero ha una percezione delleconomica e della politica italiana molto diversa da coloro che vivono in Italia. Questa percezione, a lungo andare, diventa reputazione e incide nettamente sulla decisione di voto. La reputazione del nostro paese allestero su certi punti di vista è molto buona su altri proprio non lo è. LItalia è invidiata per cibo, arte, moda e stile di vita, ma criticata nella scena internazionale per corruzione, mal organizzazione, burocrazia, e per un sistema sociale non funzionante. Aggiungiamo inoltre che la stampa estera è stata sempre molto critica con il nostro ex-Presidente del Consiglio, che è stato accusato di corruzione semplice, falsa testimonianza e falso in bilancio e che è proprietario - diretto o attraverso familiari e amici - dei più importanti mass media italiani. Queste critiche, false o vere che siano, hanno inciso notevolmente sulla reputazione dellItalia e degli italiani, in quanto la figura del Presidente del Consiglio è ritenuta da molti una figura di rappresentanza nazionale, di valori e giustizia. Molte delle espressioni, commenti e comportamenti del nostro ex-Presidente del Consiglio non sono stati consoni alla posizione che occupava e decisamente non sono piaciuti alla scena internazionale. Questo inoltre ha determinato in buona parte le decisioni di voto degli elettori residenti allestero. Senza fare della politica, ci dovremmo rendere conto che la figura più o meno questionabile di Berlusconi non ha giovato al suo partito e nemmeno alla coalizione di centro-destra. Il problema dellineguagliante rappresentazione della politica italiana nei mezzi dinformazione di massa discusso la scorsa settimana da Fabio Bistoncini dunque dovrebbe essere riconsiderato sotto un altro aspetto, quello di uno sbilanciamento in senso trasversale. I giornali avrebbero dovuto dar maggiore copertura alla realtà di centro-destra e la televisione a quella di centro-sinistra, in modo da rispettare lequilibrio politico in entrambi i mass media. Inoltre i mass media italiani avrebbero dovuto dare più spazio alle notizie più controverse di entrambi gli schieramenti, presentandone quindi pregi e difetti, come si dovrebbe fare in un paese democratico.Infine, in merito alla capacità comunicativa di entrambi gli schieramenti politici, dobbiamo ricordare che sono politici e non comunicatori di natura e che la prima funzione non richiede per eccellere anche la seconda. In politica i fatti e le azioni contano di più delle parole, anche se durante le campagne elettorali una certa capacità comunicazionale, lo si deve ammettere, può aiutare a raccogliere voti. Sicuramente le capacità comunicazionali di Berlusconi sono notevolmente migliori di quelle di Prodi, e lo si è visto. Ma comunicare unimmagine, unidea non significa creare reputazione. La reputazione nasce dalla valutazione del comportamento passato del soggetto e dalla previsione di quello futuro. La reputazione secondo Fombrun (1996) (7) è composta da quattro diverse caratteristiche: credibilità, attendibilità, responsabilità e fiducia. Naturalmente buoni livelli in tutte e quattro le caratteristiche significa avere una buona reputazione. Mi chiedo quanti dei nostri politici sanno quanto importante sia comunicare con i propri elettori e soprattutto quanto importante sia creare una buona reputazione del nostro paese tra gli elettori e allestero. Concludo dicendo che forse sarebbe più interessante chiedersi quanti dei nostri politici di entrambe le coalizioni hanno seguito un corso o abbiano acquisito le conoscenze necessarie per parlare in pubblico direttamente o attraverso i mass media. Forse i nostri politici avrebbero bisogno di un nostro aiuto per migliorare almeno la loro sfera comunicazionale e relazionale. Cosa ne pensate?Chiara ValentiniRicercatrice in Comunicazione dImpresa e Relazioni PubblicheUniversità di Jyväskylä, Finlandia_______________________________Note al testo  (1) Plasser, F. (2000). American campaign technique worldwide. Press/Politics 5(4): 33-54; Blumer, J. G. and Gurevitch, M. (2000). Americanization Reconsidered: UK- US- Campaign Communication Comparisons across Time. In Bennett, W. L. and Entman, R. (eds.) Mediated Politics. New York: Cambridge University Press; Lange, Y. (1997). Americanization of Political Communication in the Former Soviet Union. Presented at the Images of Politics conference, Amsterdam, 24-25 October 1997.(2) Più informazioni al sito http://www.nfi.no/english/_nyheter/vis.html?id=1000.(3) Dati tratti da Il rapporto degli italiani con i media in Quarto rapporto sulla comunicazione in Italia - I media che vorrei, Ottobre 2004.(4) Palomba R. et al. 2002. About the Birth of 6 Billionth World Inhabitant. Edited by Maura Misiti in Public Awareness and the Role of Media: An Italian Survey On The 6 Billion Day, IRP WP.(5) Dati CRUI, al sito http://www.crui.it/link/?ID=418.(6) I dati si riferiscono al 2004. Reperibili al sito http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/scuola_e_universita/servizi/riformareggio2/classificaue/classificaue.html.(7) Fombrun, C. J. (1996). Reputation. Realizing Value from the Corporate Image. Harvard Business School: Boston.

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