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Il consulente politico: il futuro della professione

11/05/2011

Si conclude l’analisi di _Mario Grasso_ della figura del consulente politico in Italia. Dopo avere tracciato un profilo generale ed avere approfondito la formazione ed il rapporto con la politica, è il momento di volgere uno sguardo al futuro.

di Mario Grasso
Ultima parte del viaggio alla ricerca del consulente politico in Italia. Sguardo d’insieme sulle dimensioni che caratterizzano la consulenza politica e le prospettive per il futuro della professione.
Eccoci all’ultima parte della ricerca. Il racconto si concluderà con un quadro finale sul futuro della professione cercando di collocare i risultati della ricerca all’interno delle categorie proposte da Rossana Sampugnaro e Dennis Johnson.
Il futuro del consulente
Partiamo dalla “campagna permanente”, termine che disegna il consulente politico come una presenza continua nello scenario politico e ridefinirne il ruolo di questa figura al suo interno. Il 67% si dichiara per una professione che potrebbe diventare una “attività lavorativa a tempo pieno”, indipendente, ma che agisce in collaborazione con gli staff dei partiti e dei candidati. Solo l’11% non vede speranze di un’attività a tempo pieno.
D’altronde, gli intervistati si sono divisi quando gli è stato chiesto se si riconoscessero nella definizione di consulente politico come la figura di un “professionista che, dietro compenso, fornisce consulenza e/o servizi a candidati, partiti e altri soggetti (amministrazioni, imprese, organizzazioni) che operano all’interno della sfera pubblica”.
Il 35% dei partecipanti ha dichiarato che la consulenza politica non è la sua attività principale, mentre il 34% si vede pienamente nella definizione dichiarandola come attività principale. Altri, invece, si rispecchiano nella definizione ma non credono che potrà mai essere attività principale nel nostro paese (23%).
Le dimensioni della Sampugnaro e di Johnson
Come detto nella prima parte della ricerca, il lavoro si è basato sulle cinque dimensioni della consulenza politica proposte da Rossana Sampugnaro. Alla luce dei risultati emersi dalle interviste, cerchiamo di fare ordine:
1. Tra l’approccio residuale e quello strategico prevale il secondo dove prevale un utilizzo di expertise tecnico al posto di un servizio di consulenza che rientra in una pianificazione strategica della campagna elettorale.
2. Per quanto riguarda la dimensione (occasionale vs. continuativa), la tendenza generale sembra dare più spazio alla prima opzione che evidenzia un intervento saltuario in vista delle campagne elettorali.
3. Sulla dimensione interna/esterna al partito risulta più coerente la seconda opzione che considera la disponibilità dell’esperto per tutti i soggetti politici ma a determinate condizioni.
4. Per quanto riguarda la dimensione gratuita/retribuita, risulta difficile dare una valutazione relativa alla retribuzione del servizio offerto. Se vogliamo considerare che per realizzare questa ricerca sono stati contattati liberi professionisti e agenzie di comunicazione che per ovvi motivi non presterebbero la propria consulenza gratuitamente, tutto fa propendere verso il pagamento del servizio dato a partiti e candidati.
5. Infine, per quanto riguarda l’ultima dimensione dentro la struttura/con struttura autonoma, possiamo dire che la richiesta da parte di candidati e partiti ricada più sulla struttura autonoma all’organizzazione politica.
Inoltre, volendo considerare le già citate categorie di consulente politico proposte dall’americano Dennis Johnson (strategist, specialists, vendors) sempre in relazione al ruolo svolto in campagna elettorale dagli intervistati, la figura del “Consulente generale per un singolo candidato o per un partito”, che prevale nettamente rispetto alle altre, può considerasi strategist. Mentre tutte le altre voci si rifanno alla categoria specialist.
Conclusioni
La strada da percorrere è ancora molta ma sono stati fatti tanti passi in avanti. Sarà importante capire quale tragitto intraprendere per delineare meglio la figura del consulente politico italiano. Una figura giovane e che deve orientarsi in un mondo pieno di stimoli e continue evoluzioni. Sarà la “via americana” a dare prestigio e risalto alla professione oppure dobbiamo aspettarci un consulente “all’italiana”? Si svilupperà un mercato italiano della consulenza politica oppure bisognerà vivere di stenti o emigrare per poter svolgere in maniera continuativa la professione? Quale destino toccherà al mondo del web? La politica diventerà 2.0 o rimarrà sempre ancorata al contatto diretto con gli elettori?
Questi e tanti altri interrogativi potrebbero sorgere dall’analisi fin qui svolta. Mi piacerebbe concludere questo sintesi della mia ricerca ribadendo l’importanza del dialogo e della collaborazione in qualsiasi rapporto umano al di fuori del contesto lavorativo di ogni genere. Ma visto che si parla di consulenza politica, l’auspicio è proprio quello di vedere una maggiore sintonia tra il mondo professionale della consulenza politica e quello della politica e delle istituzioni.
A tal proposito, propongo le ultime scene del film “Il candidato” con Robert Redford nei panni di un giovane avvocato californiano Bill McKay che si lascia convincere a presentarsi come candidato del Partito Democratico, alle elezioni per il Senato. Partendo senza speranze ma solo con l’intento di far valere alcuni suoi principi in materia ambientale e di diritti civili e scontrandosi con i consigli dello staff di consulenti, pubblicitari e curatori d’immagine che lo avevano “preso in gestione” riesce a ribaltare ogni pronostico contro il senatore repubblicano uscente, Crocker Jarmon.
Dopo la proclamazione della vittoria, Bill scappa dalla folla insieme al suo consulente Marvin Lucas e si rifugia per un attimo nella sua camera d’albergo. A questo punto dice a Lucas di non avere più idee per il futuro: il consulente replica cinicamente che questa è la condizione migliore per un perfetto senatore. Il film si chiude con i sostenitori di McKay che riprendono il neo-eletto per condurlo sul palco per il suo primo comizio da senatore.
La speranza, infine, è quella di trovare una via di mezzo tra gente pronta ad affrontare l’incarico politico e consulenti che trattino i candidati come persone cariche di valori, emozioni e una storia alle spalle da raccontare.
Tratto da Pane & Politica

Articoli precedenti:
Il consulente politico: formazione, politica ed attività extra elettorali
Mappa della consulenza politica italiana

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