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Il marketing non convenzionale e le nuove frontiere della comunicazione

23/09/2010

I tempi cambiano e occorrono nuovi linguaggi e formati per poter rispondere ai mutamenti in atto. Questo il focus al centro del seminario Formaper che si è svolto in questi giorni a Milano.

di Igor Surian
Marketing virale, tribale, guerrilla e product placement sono termini che stanno entrando a far parte nelle strategie di comunicazione delle aziende. Se ne è parlato durante il seminario dal titolo Il marketing non convenzionale e le nuove frontiere della comunicazione il 21 settembre scorso a Formaper, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano. Il progetto del corso è nato dalla partnership tra Formaper, formazione e servizi per l’imprenditorialità, e FERPI con l’obiettivo di fornire ai partecipanti le conoscenze di base e le competenze nella progettazione di iniziative sul marketing non convenzionale.
Docente del corso il dott. Tony Gherardelli, professore di Strategie di Marketing innovativo all’Università La Sapienza di Roma e amministratore delegato di Quintessentially Italia.
Nella società “liquida” in cui siamo immersi, dove tutto è fluido e non ci sono più punti di riferimento, si assiste, da un lato, all’individualismo, e, dall’altro, ad una frammentazione dell’offerta dei media. La crisi della pubblicità e l’inefficacia dell’offerta media sia one to many che unidirezionale sono alcuni sintomi del fatto che il contesto socioculturale in cui viviamo sta profondamente cambiando. Il potere e la scelta si stanno spostando dalle aziende ai consumatori, i quali decidono come e quando fare i propri acquisti in totale libertà.
Se i tempi stanno cambiando, allora si devono inventare nuovi linguaggi e formati per poter rispondere ai cambiamenti in atto. Il marketing non convenzionale si muove in questo senso appunto.
Sia che si parli di marketing tribale, virale o Word of mouth, il principio di fondo è quello di coinvolgere attivamente i consumatori in progetti non invasivi, possibilmente piacevoli e che stabiliscano un contatto diretto con le aziende.
L’altro punto importante è il tramonto dei marchi. In un mondo caratterizzato da un costante sovraccarico informativo, risulta difficile per un brand superare il “rumore di fondo” al fine di farsi notare nella mischia.
Ecco che allora i marchi si posizionano nella mente dei consumatori tramite legami emotivi o “lovemarks” come il CEO di Saatchi & Saatchi Kevin Roberts li definisce.
Ultimo, ma non da meno, il consumatore: egli è diventato un vero e proprio “neoconsumatore”, il quale non è più individuato secondo definiti stili di vita, ma dai cosiddetti momenti di consumo. Infatti, egli può spaziare in molteplici momenti della giornata tra diversi modi d’essere: tradizionalista, sperimentalista, esibizionista, aperto al nuovo etc.
Una volta comprese le nuove tendenze, non mancano le case history e le strategie di comunicazione da creare, caratterizzate da un mescolamento tra il vecchio e il nuovo, commistioni di generi e tendenze.
Ma se il punto di partenza è, dunque, il consumatore e il punto di arrivo è il raggiungimento degli obiettivi aziendali, allora qual è la pianificazione della strategia migliore? Se nella storia dei mezzi di comunicazione i diversi media si sono aggiunti a quelli precedenti senza sostituirli – ad esempio, Internet non ha soppiantato la carta stampata- allora anche le strategie si sommano una alle altre e l’esperto di relazioni pubbliche si ritrova una “cassetta degli attrezzi” sempre più fornita. Ma è davvero così? Voi cosa ne pensate?
Alcune campagne più significative di marketing non convenzionale si possono consultare qui:
Axe Jet
Subservient Chicken

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