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Il testo digitale: un viaggio in 3D oltre i tradizionali confini della carta

12/01/2011

Cosa accade alla scrittura nell'epoca della comunicazione digitale? _Alessandra Anichini_ presenta un’analisi storica sul ruolo della scrittura, della lettura e della conoscenza nell’era digitale. La lettura di _Elisa Scarcella._

di Elisa Scarcella
“Oh! Come invidio gli uomini che nasceranno fra un secolo nella mia bella penisola. Questi uomini possono scrivere in libri di nickel, il cui spessore non supera i tre centimetri, non costa che otto franchi e contiene, nondimeno, centomila pagine”. Queste parole sono di Tommaso Marinetti, pubblicate nel 1915, nel volume Guerra elettrica. Fanno sorridere ma anche riflettere, non essendo molto lontane da come oggi, grazie ai più moderni device, è possibile impegnarsi nell’attività di scrittura e lettura.
La citazione è contenuta nel volume Il testo digitale, scritto da Alessandra Anichini e pubblicato da Apogeo. Il libro, attraverso una prospettiva storica, analizza il ruolo della scrittura, della lettura e della conoscenza, per arrivare a chiedersi: cosa accade alla scrittura nell’epoca della comunicazione digitale?
Anticipiamo una riflessione di fondo: messa a dura prova, nella sua veste tradizionale, da altri linguaggi e forme di comunicazione, la scrittura nell’epoca digitale può mostrare luci ed ombre: una diffusione dei testi che in Rete può essere potenzialmente infinita, la possibilità di arricchire i testi con immagini, audio, ipertesti ma anche il rischio di semplificare, linearizzare il linguaggio a favore di una comunicazione immediata, disarticolando però la testualità.
Se negli anni Novanta ci si è lasciati prendere dall’entusiasmo per i nuovi supporti digitali, perché in grado di rompere la fissità del testo scritto, stravolgere le consuete dinamiche tra autore, lettore, editore, successivamente con le nuove forme testuali di e-text e digital text è emerso, secondo l’autrice, che “all’innovazione tecnica non ha corrisposto lo sviluppo di un immaginario simbolico altrettanto raffinato e complesso, in grado di orientare tanta novità”. Nell’epoca della sua riproducibilità digitale, spogliato del suo contesto naturale, il testo perde la sua aura, la sua suggestione. Un testo digitalizzato non possiede una forma propria, ma cambia a seconda del device; in questo contesto il contenuto è tutt’uno con la scrittura che lo definisce e con gli strumenti che ne consentono lo sviluppo. Sono cioè le logiche di programmazione, del software che regolano le modalità di navigazione e di lettura del testo.
Ma ricordiamo che se il testo è da sempre una trama fatta di regole e leggi di coesione, è anche un organismo omogeneo e coerente non solo grazie all’intenzione dell’autore ma al ruolo del lettore, che attribuisce ad esso un senso. Come ha sottolineato Umberto Eco “Il testo vuole qualcuno che lo aiuti a funzionare”. Non si può scindere la scrittura, il senso del testo, dall’uomo. La scrittura va dunque ripensata affrontando le esigenze dei lettori del nuovo millennio e configurando il nuovo scenario culturale, con l’obiettivo di poterla riconfermare come “un paradigma essenziale del pensiero e dell’agire umano”.
Per avere successo i libri digitali devono assomigliare in qualche modo al libro tradizionale e assumerne molte altre prerogative. Pensiamo allora a testi che siano non digitalizzati ma “digitali” nella sostanza, dotati cioè di quelle novità che solo il supporto digitale può consentire; i device di lettura devono porsi come oggetti veramente nuovi in grado di favorire la lettura ma secondo modalità veramente innovative.
Se gli ipertesti sono riusciti a rompere la rigida sequenzialità del testo stampato, oggi parliamo di “digital storytelling” cioè l’arte di narrare in digitale centrata sulla capacità di evocare più che descrivere, esprimere impressioni e suggestioni tramite l’uso sapiente di una combinazione di codici ed elementi: testo aumentato (augumented book), a 3 dimensioni, multimediale, Qrcode, magic book e così via.
Una scrittura nuova che prevede sempre una fase di progettazione, in cui il testo viene concepito e sceneggiato prima di essere prodotto. In questo modo il testo mostra un’accezione molto ampia, più vicino alla metafora dell’itinerario, del viaggio, come esplorazione attiva da parte del soggetto che legge ed interpreta il testo.
L’elemento umano sembra quindi tornare in gioco ma con dinamiche diverse, creando una nuova architettura dell’informazione; una vera e propria disciplina che, generata dalla nuova scrittura online, recupera conoscenze e metodologie pregresse, definendo gli step di progettazione e stesura. Il linguaggio può mostrarsi impoverito e replicato ma al tempo stesso complesso e in grado di fare da stimolo alla lettura, soprattutto grazie ad una nuova potenzialità: l’interattività, il feed- back. Sappiamo che in Rete la centralità dell’utente è totale e tutti diventano autori, basti pensare alla possibilità di cambiare più volte il contenuto di un testo, costruirne molteplici versioni e condividerne il risultato coi lettori.
A metà strada tra un racconto e un film, il testo si mostra come un viaggio che attraversa il lettore, a sempre però entro i limiti stabiliti dall’autore che fa un uso sapiente e combinato di immagini, suoni e parole e scrive tenendo conto di nuovo esigenze come l’inserimento di parole chiave ad hoc.
Lettura e scrittura diventano così attività sociali a tutti gli effetti.
Allora possiamo farci prendere da un nuovo entusiasmo? Non proprio, perché occorre tenere conto di alcuni elementi. In primis, problemi comuni a tutto ciò che finisce in Rete: rimbalzo della notizia, credibilità, copyright. Poi, teniamo conto che nessun device fino ad oggi esistente è in grado di sostenere il confronto con un oggetto maneggevole, leggero e semplice da usare come il libro.
Inoltre, passata l’ubriacatura da 3D, il lettore dovrebbe fare lo sforzo di riconsegnare alle parole del testo il loro potere sulla loro rappresentazione visiva, restituendo centralità al discorso.
In conclusione, l’autrice non fornisce di tutti gli elementi analizzati un’interpretazione né apocalittica né integrata. “Conviene chiedersi piuttosto se il vero discrimine tra le diverse forme di comunicazione non risieda nella qualità del linguaggio. Cosa la determini sarebbe oggetto di un libro a parte”.
Tratto da Eccellere

Il testo digitale
Leggere e scrivere nell’epoca dei nuovi media
Alessandra Anichini
Editore Apogeo, 2010
pp. 207, € 16,00

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