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Il web 2.0 si e’ fermato a Eboli?

17/06/2009

Non è neppure arrivato alle Alpi a quanto pare: breve viaggio nelle aree stampa virtuali di alcune istituzioni italiane, tra echi borbonici e qualche squarcio di futuro. L’esempio della Casa Bianca.

di Mariella Governo


Mi piace insegnare a un pubblico nuovo: mi costringe a studiare, a navigare verso mete non consuete, a rivedere a volte le mie opinioni. In questi giorni sto preparando una lezione sui linguaggi dell’ufficio stampa on-line per l’area media di un’istituzione italiana.
E’ un tema che conosco bene, l’ho sperimentato allo Smau, alla fine degli anni Novanta. Avevo creato percorsi a tema, con le tecniche dei rich press releases di Steve Outing.


Questo lavoro l’ho replicato – seppur in modo più semplice e in un ambito tradizionale – nel sito dedicato alla costruzione della Fiera di Rho-Pero. Molte cose sono cambiate nel frattempo.
Il comunicato stampa tradizionale sta agonizzando? Soppiantato dai social media press release e dalle conversazioni in rete? Osservando i siti di alcune istituzioni italiane – solo per circoscrivere l’indagine – la situazione è un po’ diversa.


Il comunicato stampa sta morendo?
Sì, ma non per far spazio a qualcosa di nuovo. Sta morendo nella sua essenza, bistrattato nelle regole di base, verboso nello stile, privo di microcontenuti che aiutino a leggerlo, caricato sui siti senza nessun criterio di estetica e funzionalità web, come se fosse una pecetta applicata per nascondere un errore.


La maggioranza dei giornalisti con cui lavoriamo non sono cittadini residenti nella rete, come i blogger, vivono e scrivono per la carta, sono pressati dai tempi di redazione e da argomenti sempre nuovi. I giornalisti cercano notizie, approfondimenti, immagini e soprattutto il possibile contatto rapido con i referenti. Aborriscono le schermate inutili e le ricerche nelle directory.
Vogliono trovare le informazioni con il minor numero di clic: le regole del web promosse da più di dieci anni potrebbero aiutare ma – mi chiedo – perché non le usa quasi nessuno?


Quando iniziai a lavorare sul tema mi accompagnò nei primi passi l’amico Franco Carlini, che qui voglio ricordare, con il suo libro “Lo stile del web”: incredibile ma vero, i siti più innovativi e realizzati secondo i criteri dell’usabilità erano quelli di Palazzo Chigi e del Vaticano: le aree stampa erano semplici e facili da utilizzare. Oggi non è più così, gli stessi due siti, pur rinnovati, sono vecchi nella forma e nel contenuto.


Piccolo viaggio virtuale nelle aree media di quattro Istituzioni


Cito solo alcuni dei siti istituzionali che ho visitato. L’impatto più forte è con il “muro” visivo e testuale del Comune di Palermo (peccato perché il Sindaco Diego Cammarata aveva esordito nel 2007 con un efficace blog), sembra un tazzebau borbonico con tutti gli errori da evitare sul web: maiuscoletti, assenza di spazi bianchi, muri di parole, che rendono difficile la lettura.


Non mi scoraggio: cerco l’area comunicati stampa, dove compare un’unica striscia nella directory con un testo sull’ambiente, peraltro incompleto. Cerco un’altra notizia, e trovo un elenco di date, senza temi, titoli o altri microcontenuti che aiutano.


Più moderna nello stile, ma troppo piena, è la home page del Comune di Napoli: anche qui l’area stampa è fredda e burocratica, senza un accenno alla relazione con chi legge, mentre il Comune di Milano – tra i pochi rimasti credo – richiede ancora password sia per i comunicati stampa che per la rassegna stampa.


L’area stampa della Regione Puglia è un po’ più ricca: i comunicati sono avvicinati alle immagini e a piccoli video. I linguaggi, testuale e visivo, sono però separati creando un effetto piatto. Sullo stesso piano – senza particolari differenze – sono i siti del Quirinale piuttosto che di Regione Lombardia e Regione Emilia Romagna.


In sintesi: non ho trovato nulla di social o relazionale, neppure nel tono di voce. Non credevo che l’alfabetizzazione sulla scrittura web fosse – in alcuni casi – addirittura regredita.
L’area per la stampa, quando c’è, si riduce a un elenco di comunicati. La maggior parte dei testi sono scritti in modo bidimensionale (come la carta), i toni sono spesso burocratici, le righe a volte sono lunghe 150 battute, quando in rete l’occhio ne legge facilmente solo la metà, e alcune aree della sala stampa non vengono aggiornate da almeno due anni. Sic!


L’orizzonte si allarga
Per riprendermi dallo sconforto, visito l’area press del sito della Casa Bianca, ricco di informazioni e semplice da navigare. Penso che basterebbe copiare qualche idea da qui, spazi bianchi, immagini grandi e rassicuranti, tono di voce relazionale, menù a tendina così utile per vedere l’essenziale.


Un buon esempio anche per noi è il sito di preparazione al G8 della Maddalena. Sarà per il colore blu usato in home page, sarà per il buon rapporto tra spazi bianchi e testi, l’impatto è piacevole e riposante. L’area media è solo delineata ma il tono di voce del sito incuriosisce e fa pensare a un lavoro che potrà soddisfare la stampa accreditata, quella che seguirà l’evento a distanza, e i comuni visitatori.


Questo è un sito da seguire nei prossimi mesi. Non più per il suo sapore di mare, visto il recente spostamento a L’Aquila, ma soprattutto per capire se il G8 virtuale saprà osare anche negli aspetti di linguaggio più social.

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