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Immigrati e Istituzioni. Ruolo e obiettivi della comunicazione

20/12/2007
Da comunicatoripubblici.it 
L'immigrazione è un fenomeno complesso e si inserisce in un ampio processo che ha coinvolto in tempi diversi tutti i Paesi dell'Europa occidentale e, attualmente, anche quelli dell'Europa orientale. Un processo che, negli ultimi decenni, ha reso gli immigrati una presenza stabile anche in Italia. È arrivato pertanto il momento di iniziare a percepire, comunicare, trattare e gestire l'immigrazione per quello che realmente è: non più un fenomeno, per così dire, di emergenza, che si esaurisce semplicemente in un transito o in una permanenza temporanea di individui provenienti da contesti culturali collocati "altrove", bensì l'esperienza tendenzialmente quotidiana della convivenza con un "altrove" che è accanto a "noi". In questo passaggio, la confortante convinzione che non sia necessario confrontarsi direttamente con l'esperienza della diversità, deve lasciare il posto alla consapevolezza di una nuova realtà che, proprio in quanto strutturalmente esistente, non può né essere ignorata né temuta. La vera preoccupante emergenza, infatti, non sta nel verificarsi del fenomeno in quanto tale, ma nell'incapacità che, fino a questo momento, si è dimostrato nel gestirlo. Ma dove è più importante e urgente intervenire? E, soprattutto, in che modo e sotto la guida di quali principi?Innanzitutto superando lo scarto esistente tra la realtà del fenomeno migratorio e la percezione/rappresentazione che di esso si ha a livello collettivo. A discapito di una rappresentazione e una percezione dell'immigrazione generalmente emergenziali ed allarmistiche, infatti, si presenta una realtà perfettamente inserita all'interno di un cambiamento storico, sociale ed economico di lungo periodo. Un'attenta analisi delle presenze, delle provenienze, del mondo del lavoro e del grado di inserimento sociale degli stranieri, infatti, porta con forza alla luce il carattere eminentemente strutturale della presenza straniera in Italia. L'avanzato stato di strutturalizzazione del fenomeno è dato da quell'insieme di fattori che hanno reso l'immigrazione radicata e indispensabile nel nostro Paese: elevato numero di presenze (3.690.000), ritmo di aumento annuale sostenuto (+ 21,6% tra il 2005 e il 2006), incidenza consistente sulla popolazione italiana (6,2%), provenienze da una molteplicità di Paesi, distribuzione differenziata ma diffusa su tutto il territorio nazionale, persistente fabbisogno di forza lavoro aggiuntiva, progetti migratori sempre più stabili, crescente richiesta di spazi di partecipazione, ma soprattutto normalizzazione demografica: maggioranza di donne in gran parte delle Regioni, maggioranza di coniugati, elevata incidenza dei minori (circa 700.000 di cui circa 400.000 appartenenti alle seconde generazioni, ovvero nati e cresciuti in Italia), numero consistente di nuovi nati (oltre 60.000 nel 2006). Alla luce di questi dati l'urgenza di una gestione del fenomeno non più improvvisata ma ordinaria e consapevole risulta evidente. Il ruolo delle Istituzioni pubbliche diventa quindi di assoluto rilievo per l'attivazione e la promozione dei processi di integrazione degli stranieri, che hanno infatti diritto a una parità di trattamento tanto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, quanto nell'accesso ai pubblici servizi.In questo processo di cambiamento la comunicazione pubblica può rappresentare una leva strategica di notevole rilevanza. Molti dei problemi che gli stranieri devono affrontare sono legati, infatti, a un rapporto asimmetrico con gli Enti pubblici, che li tiene in una posizione di subalternità dalla quale fanno fatica a uscire. La eccessiva complessità delle procedure che li riguardano, la prassi della discrezionalità amministrativa, l'insufficienza o parzialità delle informazioni, la confusione di ruoli e funzioni fra Enti diversi o fra gli uffici nello stesso Ente, la mancanza di trasparenza e di una ricerca di un feedback, la insufficiente preparazione del personale predisposto e la cultura dell'improvvisazione anziché quella della professionalità: questi i principali nodi da sciogliere nella difficile relazione che si instaura tra la pubblica amministrazione e gli stranieri che vivono sul territorio italiano. Come può la comunicazione pubblica contribuire alla risoluzione di tali problematiche? Attraverso una ristrutturazione interna, che mini alla base le rigide impalcature burocratiche per renderle flessibili e veloci sistemi di relazioni; un coordinamento tra gli Enti, un accentramento delle competenze e degli investimenti mirati in termini di risorse economiche e umane; l'adozione e l'utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, con lo scopo di facilitare i processi lavorativi e migliorare i servizi; la capacità di fare della comunicazione non più uno strumento di propaganda ma la leva strategica su cui costruire l'intera azione amministrativa, sia all'interno dell'organizzazione, che all'esterno con la comunità di riferimento; infine, la semplificazione di procedimenti e linguaggi e l'introduzione di una nuova cultura dell'ascolto e della valutazione. Questi, in sintesi, gli obiettivi più urgenti che le pubbliche amministrazioni, tanto quelle centrali, quanto quelle locali, sono chiamate a raggiungere rapidamente. È cioè necessaria una comunicazione pubblica capace di garantire una maggiore professionalità nella relazione con gli stranieri che entrano in contatto con essa e di ridare credibilità all'apparato pubblico. Affinché questo sia possibile la comunicazione non deve essere confusa né la pubblicità né tanto meno con la propaganda ma deve riscoprire la sua essenza reale: quella di essere risorsa e strategia a servizio del cittadino. Solo da questa consapevolezza può nascere un reale processo di interazione e integrazione degli stranieri, attraverso una "comunicazione di identità" che, lungi dall'intaccare la sfera più intima di ognuno, le inclinazioni individuali o il credo religioso, punti invece a valorizzare quell'insieme di fattori che accomunano e tengono insieme coloro che appartengono alla stessa comunità civile, i diritti e i doveri di cittadinanza quali pilastri della vita democratica. Fabrizia Petrei, dott.ssa in Scienze della comunicazione sociale e istituzionaleDal sito comunicatoripubblici.it è possibile scaricare l'abstract completo della tesi in pdf (clicca qui).

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