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La comunicazione chiara genera fiducia

23/03/2017

Ada Sinigalia

Non c’è ancora una cultura sui disastri naturali sia per quanto riguarda la prevenzione sia per la comunicazione. C’è ancora molto da fare per arrivare a una cultura condivisa ma l’esperienza dovrebbe generare consapevolezza e buone pratiche. Ne hanno parlato Stefano Martello e Sergio Vazzoler, moderati da Ada Sinigaglia, durante l’incontro del ciclo d’incontri “Faccio cose, vedo gente”, organizzato lo scorso 16 marzo dalla Delegazione Ferpi Triveneto, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto.

Una platea di almeno 130 persone tra giornalisti, soci Ferpi e studenti del Corso di Laurea Magistrale in Governance dell'Emergenza dell’Università di Verona con il loro Tutor hanno partecipato al seminario “La comunicazione di crisi nei casi di disastri naturali. Modelli e opportunità” lo scorso 16 marzo a Verona. Una platea attenta e partecipe ha ascoltato per tutta la mattinata gli interventi di Stefano Martello e di Sergio Vazzoler con la moderazione della scrivente. Il seminario è stato infatti organizzato dalla Delegazione Ferpi Triveneto, all’interno del ciclo d’incontri “Faccio cose, vedo gente”, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto.

È ormai evidente che nessun territorio può dirsi sicuro dai disastri naturali tra cambiamenti climatici, alluvioni e terremoti. Di conseguenza, i professionisti della comunicazione e dell’informazione hanno seguito con vivo interesse – cosa non scontata – i temi trattati dai relatori. Martello si è focalizzato sul significato della comunicazione in stato di crisi, sui modelli di comunicazione analizzando la loro efficacia, anche alla luce di diversi esempi. Vazzoler si è soffermato sulla comunicazione ambientale: il significato, l’approccio e la metodologia attingendo a casi pratici anche recenti. Dalle relazioni è emerso che non c’è ancora una cultura sui disastri naturali prima di tutto per quanto riguarda la prevenzione e di conseguenza per la comunicazione. Sicuramente il tema è di grande complessità e proprio per questo motivo andrebbe affrontato con maggiore consapevolezza. Le tematica ambientali non sono considerate prioritarie diversamente da altre come il terrorismo, i flussi migratori, la crisi economica, etc. Ma del resto non è più possibile stupirsi dei cambiamenti climatici che oltre a causare vittime generano anche ingenti danni economici.

Sul fronte comunicativo non va meglio: quanti amministratori pubblici sono consapevoli della materia ambientale e delle sue dinamiche tecniche e comunicative? Quanti gestiscono le emergenze con apposite war room dove siede anche un comunicatore? Quanti utilizzano i social network per alimentare una comunicazione diretta e rendere il tema ambiente/sicurezza del territorio una priorità? La mancanza di comunicazione, hanno evidenziato Martello e Vazzoler, alimenta un clima di sospetto spesso anche ingiustificato, laddove una comunicazione vera, puntuale e chiara genera fiducia tra i cittadini verso le pubbliche amministrazioni, enti o imprese, riuscendo a mitigare le paure. C’è ancora molto da fare per arrivare a una cultura condivisa sulle problematiche ambientali e sui disastri naturali ma l’esperienza di quanto avvenuto dovrebbe generare consapevolezza e di conseguenza buone pratiche. Sicuramente l’esperienza del libro “Disastri naturali: una comunicazione responsabile? Modelli, casi reali e opportunità nella comunicazione di crisi”, da cui il seminario trae origine e di cui Martello e Vazzoler sono tra gli autori, può essere uno strumento per un giusto approccio comunicativo. Ma sono importanti seminari come quello che abbiamo organizzato perché sentire esperienze diverse anche di territori differenti amplia la propria visione pur trovando punti di contatto, attraverso il vissuto di ciascuno.

 

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