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La crisi dei mercati è il riflesso della fine dei modelli di governance tradizionali?

11/11/2011

Le recenti manifestazioni globali sono la dimostrazione che Internet non ha bisogno di un leader perché un’iniziativa si diffonda e la conferma che l’attuale crisi economico-finanziaria è soprattutto crisi dei modelli di governance fondati sulla leadership. Dobbiamo abituarci all’incapacità dei governi di fare concretamente parte di una rete o attrezzare la classe dirigente per comprendere il cambiamento in atto? La riflessione di _Fabio Ventoruzzo._

di Fabio Ventoruzzo
“I movimenti cambiano la mentalità delle persone e i valori della società, sono fonti di creazione e di cambiamento sociale. I partiti lavorano su quello che succede per gestire le istituzioni che reggono la vita sociale.” Così Manuel Castells su Internazionale a commento delle recenti manifestazioni globali di piazza, aggiungendo: “non c’è bisogno di leader perché un’iniziativa su internet si diffonda”. Ecco dunque una autorevole conferma di come l’attuale incertezza economico-finanziaria sia soprattutto crisi – prima ancora che dei mercati – dei modelli di governance fondati su una leadership intesa tradizionalmente come autorità/autorevolezza ma incapace oggi di cogliere appieno il valore del cambiamento in atto (evidente anche dalla debolezza delle risposte dei Governi).
Anche la (democrazia della) rappresentanza appare seriamente minacciata dalla progressiva disintermediazione dei processi decisionali. Se ciascun soggetto sociale – grazie anche alle potenzialità offerte dai media digitali – può diventare un medium che influenza opinioni e comportamenti altrui è evidente che l’analisi delle dinamiche decisionali è più vicina alla teoria del caos e delle probabilità che non alla scienza politica e del management.
Quale leadership/rappresentanza allora nella società che fa delle reti di relazione lo spazio dove orientare comportamenti e opinioni della collettività? Dovremmo abituarci all’incapacità della nostra classe dirigente/politica, di essere “nodo” sensibile di una rete? O, anziché stigmatizzare il vuoto della politica, attrezzare le leadership per comprendere il cambiamento in atto?
Dobbiamo evitare di continuare ad usare strumenti anacronistici per analizzare e raccontare una società che sta inesorabilmente cambiando. Dobbiamo favorire paradigmi di governance capaci di abbandonare la centralità della leadership, del mito del controllo e dell’autorità indipendente dall’autorevolezza e dei monopoli della conoscenza. Solo così potremo superare lo scontro tra un “vecchio che resiste” e un “nuovo che avanza” nel modo di interpretare la società a fornire risposte nuove che però siano capaci di durare nel tempo.

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