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La regina del mondo. Il potere dell’opinione pubblica

10/12/2009

Croce e delizia di comunicatori e relatori pubblici, un'opinione pubblica favorevole è l'obiettivo quotidiano di politici e imprenditori, organizzazioni delle più diverse, prodotti e oggi, con internet, persone normali. In questo libro Julliard ne fa un'analisi parlando del rapporto politica-informazione.

“Un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché a essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori del governo” con queste parole Joseph Pulitzer all’inizio del ‘900 in una magistrale lezione all’Università di Berkeley, apriva il dibattito su quell’opinione pubblica che secondo Jacques Juillard è la “regina del mondo”, come titola l’ultimo libro dell’autorevole studioso francesce, editorialista del Nouvel Observateur.


Da Pulitzer, passando per Barnays (il papà delle Relazioni Pubbliche) fino a Walter Lippmann, e poi più recentemente a Grunig, che l’hanno cercata di descrivere, l’opinione pubblica resta ancora una sorta di chimera, qualcosa di irraggiungibile, difficile da gestire. Sicuramente la richiesta più ricorrente fatta ai professionisti della comunicazione: “se ne deve parlare”, “ne devono parlare tutti i giornali”.


Secondo Julliard stiamo vivendo un’epoca segnata dalla rivolta dell’opinione pubblica nei confronti della politica tradizionale, che non riesce più a gestirla come una volta. Il libro di Julliard è fortemente orientato sul rapporto tra politica e informazione e dunque si riferisce alla parte più “politica” dell’opinione pubblica ma, letto con attenzione, può essere utile a riflettere anche sulle distorsioni prodotte dalla cattiva comunicazione delle organizzazioni più diverse, anche sociali o religiose.


Da’altra parte, da oltre un secolo ottenere un’opinione pubblica favorevole rappresenta l’obiettivo principale di politici e imprenditori, personaggi del mondo dello spettacolo e campioni dello sport, delle organizzazioni più diverse e dei loro prodotti o servizi, finanche della Chiesa o dei movimenti religiosi.


Croce e delizia di relatori pubblici e comunicatori è, senza dubbio, il vero oggetto del contendere nella comunicazione. Il problema è che nessuno sa veramente cosa sia e perciò è spesso strumentalizzata.


L’opinione pubblica, spesso confusa con l’opinione pubblicata (ciò che raccontano i media), sempre più frammentata e mutevole, i veri professionisti della comunicazione sanno bene che non è qualcosa di omogeneo ed eterno ma è il frutto delle opinioni delle diverse categorie di pubblici e dura poco. Quello che conta è la reputazione, che si costruisce attraverso la capacità di gestire le relazioni e i sistemi di relazioni di un individuo o di un’organizzazione in base al proprio operato. Non è il favore dell’opinione pubblica che valica i confini del tempo ma la reputazione che ogni singolo pubblico e in esso i portatori di interesse e gli influenti hanno di una persona e del suo operato, di un’organizzazione, di un prodotto o di un servizio.


E se grazie ai media tradizionali l’opinione pubblica tradizionale sembra ancora resistere con la diffusione sempre più capillare dei social media le sta subentrando la web opinion, anch’essa, però, molto frammentata e mutevole.


Questo delizioso volume di Jacques Julliard, attraverso un’analisi accurata della sua natura e del forte legame al sistema dei media, ci aiuta a chiarirci le idee e allo stesso tempo rileggere il ruolo fondamentale non tanto dell’influenzare l’opinione pubblica sociale piuttosto della necessità di recuperare il ruolo dell’informazione come mezzo per la formazione delle opinioni dei pubblici. Il libro come ha ben scritto Ferruccio De Bortoli nella prefazione pone la domanda se “l’opinione pubblica sia ancora l’architrave di una democrazia compiuta o è solo la riserva di caccia di leader spregiudicati?”. La risposta non viene dalla lettura dal libro ma dalla capacità che esso ha di indurre a pensare. La chiave di lettura? La fornisce De Bortoli nella prefazione: «Una politica che torni ad ascoltare il territorio, a battere i marciapiedi, a sporcarsi le mani con le paure più inconfessabili e i bisogni più elementari può avere un futuro. Altrimenti la Rete la seppellirà». E’ un buon consiglio per tutti i professionisti della comunicazione e dell’informazione che alla costruzione dell’opinione pubblica ci lavorano quotidianamente.


gp




La regina del mondo
Il potere dell’opinione pubblica
di Jacques Julliard
Marsilio – I Grilli
2009, pag. 112
Prezzo 10,00 €

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