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La Sardegna “tra le reti della comunicazione”

25/05/2010

A Cagliari esperti e operatori della comunicazione e della multimedialità per la Pubblica Amministrazione si sono confrontati nel corso del 3° Convegno regionale sulla comunicazione pubblica sul tema _La comunicazione pubblica tra internet, blog, reti socievoli, network, lobbying e palinsesti_. Alla base dell'incontro l'innovazione al servizio della Sardegna per essere al passo con i tempi e dialogare con il mondo senza pagare lo scotto dell'insularità.

di Pina Monni
“Noi sardi sentiamo particolarmente l’esigenza di comunicare ed, anche attraverso la rete, riusciamo a rompere quell’isolamento geografico che talvolta ci limita”. Ha esordito il Sindaco di Cagliari Emilio Floris al 3° Convegno regionale sulla comunicazione pubblica che si è tenuto, il 21 maggio scorso, nell’aula magna della Facoltà di Scienze della Formazione di Cagliari. All’incontro, organizzato dall’associazione Socrates e patrocinato da numerosi enti e Istituzioni (Regione Autonoma della Sardegna, Provincia e Comune di Cagliari, Università di Cagliari e Ferpi), hanno preso parte esperti di comunicazione pubblica, multimedialità, ingegneria delle reti, archivistica digitale ed e-learning.
Atteso da circa dieci anni dalla 150/2000, il Convegno verteva principalmente sulla comunicazione pubblica tra internet, blog, reti socievoli, network, lobbying e palinsesti ed è stato un vero e proprio viaggio “tra le reti della comunicazione”. Egregiamente moderato da un Giorgio Opisso (Consigliere Nazionale Ferpi) attento e vivace e sostenuto dagli autorevoli contributi dei relatori, l’incontro ha offerto un’ampia panoramica sull’innovazione e sulle potenzialità che essa riveste. Lo stesso Floris ha sostenuto che “la Sardegna, in ambito delle ICT, è sempre stata all’avanguardia rispetto anche alle più avanzate regioni del centro nord Italia” e che “migliorare la comunicazione tra tutti i soggetti che vogliono operare il miglioramento della PA nella nostra Isola deve essere un obiettivo prioritario della Sardegna”. Il Sindaco ha inoltre sottolineato come, comunque, “ciò che l’Amministrazione comunale di Cagliari sta facendo per agevolare il rapporto tra Comune ed i cittadini e Comune ed altre organizzazioni della PA di oggi, sarà un plusvalore da consegnare ai cittadini di domani”. E proprio la continua esigenza e ricerca di nuovi strumenti e strategie di comunicazione da mettere al servizio del “cittadino cliente partner ” (che, come tale, non solo esprime le proprie esigenze e richiede completa soddisfazione ma è anche parte e al tempo stesso soluzione del problema) è stata oggetto di analisi da parte di Mario Rodriguez (docente di Comunicazione Pubblica presso l’Università di Milano): “Siamo immessi in un cambiamento episcopale molto profondo che costringe a ridefinire tutti gli ambiti della nostra vita sociale e tutti i sistemi di relazione tra gli individui; perfino il significato di amicizia ha assunto connotati particolari da quando è nato Facebook." Diventa dunque fondamentale per la P.A. affrontare e risolvere il problema del Digital Divide , quel gap che esiste tra chi è in grado di comunicare con la tecnologia e chi non lo è, creando nel contempo fiducia nelle Istituzioni attraverso relazioni di affidabilità. “La necessità di comunicare non è aumentata. Quella che è aumentata è la nostra necessità di comunicazione. – ha aggiunto – La comunicazione non è solo uno strumento, ma è il cemento dei gruppi sociali, il veicolo delle culture. E’ costruzione di significati e messa in comune degli stessi.”. E, dunque, nella comunicazione pubblica rivestono la loro importanza semplicità, privacy, sicurezza, piacevolezza visiva, affidabilità, link, velocità e personalizzazione, ma ciò che assolutamente è fondamentale è il contenuto, è la capacità di dare un significato a quanto trasmesso ed accompagnare il cittadino a farlo proprio nel vivere quotidiano.
Il cittadino, ben più informato rispetto a qualche anno fa, ha a disposizione nuovi strumenti per influenzare lo stesso operato della P.A. in un percorso di democrazia partecipata, proprio perché ha una “formazione culturale” e mezzi che gli permettono di porsi in maniera critica nei confronti dell’Amministrazione grazie ad una maggior informazione ed alla possibilità di confrontarsi con altri in gruppo, forum di discussione o community. E’ un cittadino con una mentalità sociale più aperta, ma anche forse con una minor fiducia nel comunicatore, sia esso privato o pubblico, proprio perché dotato della capacità e degli strumenti atti a verificare le informazioni in tempo reale. E’ quindi “fondamentale che la P.A. non prometta ciò che non può mantenere”, ben consapevole che “gli individui vogliono essere trattati da individui” e non da numeri. Nel contempo la stessa costituzione di gruppi con interessi comuni (attraverso il “lobbying”) è capace di esercitare un buon grado di influenza sulla P.A. e nel governo della cosa pubblica. Essi, nascono spesso in maniera spontanea, ma talvolta, proprio in virtù dell’importanza dell’obiettivo, richiedono la guida di un esperto. “La lobbying non viene realizzata solo tra cittadini. Le stesse P.A. oramai si stanno organizzando al loro interno per potersi relazionare con gli Enti Pubblici di riferimento (es: l’Italia con l’Unione Europea, ndr.), per avere più peso nelle scelte decisionali” – ha osservato Fabio Bistoncini (docente di Teorie e Tecniche delle Relazioni Pubbliche delle Organizzazioni Internazionali presso l’Università di Gorizia). “Il cittadino si è scoperto forte, per esempio, come consumatore, capace di influenzare l’operato del produttore attraverso il boicottaggio ed una maggior tutela, portando le imprese al dialogo e al confronto aperto su temi particolarmente sensibili. Oramai anche la politica si può fare al di fuori dei partiti, attraverso le associazioni, i comitati spontanei, i forum. La stessa agenda politica e gli elementi di discussione sono poi influenzati dalle notizie dei mass media. Queste nuove forme di comunicazione, in cui si mettono insieme grandi gruppi di persone attorno a questioni o interessi legittimi, che pongono domande per ottenere risposte e non desiderano solo ricevere passivamente la comunicazione ma intendono essere soggetti attivi e instaurare un dialogo con gli interlocutori di riferimento, sta generando un ripensamento tanto del sistema politico, quanto in quello delle aggregazioni imprenditoriali“.
La P.A., quindi, deve dotarsi di tutti gli strumenti esistenti per comunicare e “formare” il cittadino, ma, nel confronto con le realtà del settore, deve possedere nozioni di comunicazioni pubblica che il corretto recepimento delle potenzialità dell’informatica illustrate dalle aziende di servizio.” Osservazione sollevata da Andrea Pili (Direttore generale Axis Strategic Vision srl) che aggiunge che capita spesso che le stesse realtà informatiche non siano in grado di relazionarsi con un linguaggio semplice con la P.A. e rivendica la necessità di professionalità da entrambi le parti nell’erogazione di servizi al cittadino.
Dal canto loro, “per migliorare la competenza e la consapevolezza rispetto agli strumenti ed ai canali legati al processo di comprensione e comunicazione”, le P.A. devono operare in un’ottica di “interoperabilità”, ossia di “scambio tra le reti” – come suggerito da Cristian Perra (docente di Sistemi e Applicazioni per Comunicazioni Multimediali presso l’Università di Cagliari). “Occorre operare reciprocamente, sviluppando la capacità di gestire informazioni provenienti da un altro Ente aderendo a standard comuni. Alle limitazioni evidenti nelle comunicazioni tra cittadini e P.A., attualmente, si sommano anche quelle tra i diversi Enti pubblici. Occorre un servizio strutturato per il contatto e l’assistenza al cittadino, supportato dagli essenziali livelli gestionale, semantico e tecnico e supervisionato dal livello di governo dell’interoperabilità che impone le linee guida. Occorre un’implementazione di tutti gli strumenti tecnologici a disposizione: self-service, call center, chat online, videoconferenza, etc. Alla base di tutto, si necessita ovviamente di un linguaggio comune, come ad esempio l’XML (eXtensible Markup Language), che racchiuda un’unica sintassi.”
Qualcosa, insomma, che ben si avvicina a quanto realizzato dal Formez con Linea Amica, il nuovo servizio ideato dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione in collaborazione con amministrazioni centrali, Regioni, Province e Comuni. Uno strumento che promuove e valorizza i servizi erogati dalla P.A. per l’intera collettività attraverso call center e sito web. “Un servizio che non sostituisce, ma integra il lavoro fatto dagli URP. Risponde a qualunque richiesta da parte di qualunque cittadino su qualunque argomento” – come ben illustrato Gianni Agnesa e Laura Manconi (Formez P.A.) – “Viene incontro a quelle oltre 50.000 persone che, in Italia, si recano personalmente presso le varie Amministrazioni per servizi che possono essere erogati semplicemente telefonicamente o via web. Ad oggi sono già oltre 130.000 i cittadini che si sono rivolti a Linea Amica”. Alla base di tutto un continuo scambio d’informazione tra gli operatori della P.A. attraverso una piattaforma che consenta l’interazione tra gli stessi e la gestione e classificazione delle conoscenze di ciascuno, secondo un preciso disegno di “condivisione e collaborazione reciproca”.
La tecnologia dunque al servizio del cittadino anche per migliorare il rapporto di fiducia con l’Amministrazione, rapporto fondamentale alla base della collettività. Con questo spirito, la Regione Autonoma della Sardegna ha sviluppato un altro strumento che, pur ancora in fase di sperimentazione, sta già ottenendo il favore degli “utenti”. Si tratta del “timbro digitale” che, come ampiamente illustrato da Renato Serra (Affari generali, Personale e Riforma della Regione Sardegna”), consente la “conversione del documento digitale in cartaceo, salvaguardandone la validità legale”. Praticamente, “il formato digitale contiene un codice grafico bidimensionale che viene trasportato sul cartaceo attraverso la semplice stampa e rilevato dagli utenti interessati ad acquisirlo attraverso un software gratuito messo a disposizione dalla P.A. che ne salvaguarda l’originario valore legale. In questa fase iniziale, il progetto interessa certificazioni anagrafiche o dei redditi, ma in futuro si potrebbe espandere ad ogni documento”. Il nuovo servizio si inserisce nel percorso intrapreso già da qualche anno in Sardegna con la convinzione che “l’innovazione permette di essere al passo con i tempi e dialogare con il mondo senza pagare lo scotto dell’insularità”. Percorso che ha già portato all’adozione della Pec (Posta elettronica certificata), della firma digitale, della Carta Nazionale dei Servizi, della diffusione della banda larga sull’intero territorio, etc.
In conclusione, appare evidente che nella comunicazione pubblica la sola tecnologia non è sufficiente a garantire alla P.A. il superamento del Digital Divide. Occorrono, infatti, sia un’adeguata organizzazione sia le risorse umane qualificate a gestirla. A tal proposito, Elisabetta Gola (Presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Cagliari) ha rimarcato la responsabilità dell’Università nel “fornire adeguate competenze alle nuove figure professionali emergenti e nel rafforzare le loro conoscenze in ambienti di apprendimento ideali con lo scopo di utilizzare i nuovi canali della comunicazione e gli strumenti teorici e critici necessari ad operare in una società complessa com’è ormai la nostra.”. Con tale spirito gli studenti universitari del corso di laurea in Scienze della Comunicazione seguono già un percorso formativo innovativo che, attraverso strumenti di “didattica partecipata” (come videoconferenze, forum e community), consente loro di usufruire di formazione ed aggiornamenti continui.
Nuove tecnologie e nuove professionalità, dunque. Ciò che poi conta alla fine, così come concluso da Rodriguez, è che l’informazione sia credibile, legittimata ed empatica affinché si salvaguardi quell’equilibrio tra cittadino e P.A. fatto di comprensione e di fiducia.

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