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La sostenibilità fa bene all’impresa

28/03/2012

Lo confermano i risultati di un'inedita ricerca condotta dalla _Harvard Business School,_ come ha raccontato a _Nicoletta Cerana_ il direttore di _Green Business, Cristina Alfieri,_ in un’esclusiva intervista per Ferpi.

La sostenibilità fa bene al business? A questa domanda Green Business, la prima rivista per le imprese sostenibili, ha dato una risposta positiva al convegno annuale di Bardolino cui hanno partecipato, nel mese di marzo, manager d’azienda ed esperti di CSR da tutta Italia. Nato nel 2006 per affrontare argomenti di comunicazione aziendale, l’evento, negli anni, ha cambiato pelle accompagnando così la trasformazione della testata da mensile economico generalista in rivista leader della sostenibilità diventata, oggi, punto di riferimento B2B per tutte le imprese italiane che hanno adottato la responsabilità sociale come modello innovativo di sviluppo.
A dirci che la sostenibilità fa bene al business sono innanzitutto i risultati di una ricerca, al centro del meeting di quest’anno, condotta dalla Harvard Business School sul ritorno economico degli investimenti in aziende molto impegnate sul fronte della Corporate Social Responsibility. La ricerca ha sondato un campione di imprese listate al Dow Jones Sustainability Index, la classifica americana che misura il grado di sostenibilità delle aziende in funzione di una serie di parametri economici, sociali, ambientali e di governance. In particolare sono stati messi a confronto i comportamenti di 90 imprese ad alta sostenibilità con quelli di 90 imprese a bassa sostenibilità sempre listate nello stesso indice. Dal raffronto è emerso che i comportamenti delle imprese ad alta sostenibilità sono caratterizzati dal coinvolgimento diretto del Board nelle decisioni di sostenibilità, da strategie avanzate di stakeholder engagement, da orientamenti di lungo termine non solo negli slogan ma nelle comunicazioni agli investitori, da una rendicontazione finanziaria molto spinta soprattutto in relazione ai dipendenti e, cosa molto importante, da ritorni economici decisamente superiori a quelle delle imprese a bassa sostenibilità. Inoltre nelle imprese ad alta sostenibilità le persone che si occupano di CSR hanno una responsabilità riconosciuta, sono presenti nei consigli di amministrazione ed hanno compensi legati agli obiettivi di sostenibilità. Dal raffronto sono anche emerse alcune criticità quali ad esempio la reticenza di entrambe le categorie di imprese a sottoporsi a certificazioni di enti esterni e la scarsa capacità di segmentazione del target clienti.
Green Business, con 35.000 copie distribuite in abbonamento a manager e responsabili CSR dell’industria e della distribuzione, è un osservatorio autorevole e privilegiato della CSR arricchitosi recentemente con il sito che rappresenta il prolungamento del mensile cartaceo e che ripropone il posizionamento B2B della testata ma con aggiornamenti quotidiani e opinioni autorevoli aggiuntive.
Al direttore, Maria Cristina Alfieri, abbiamo chiesto come vede l’evoluzione del fenomeno CSR in Italia.
Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una significativa maturazione e accelerazione della CSR sia in termini teorici che pratici. Se prima le imprese parlavano di sostenibilità solo in termini ambientali o ne utilizzavano gli strumenti in chiave marketing, oggi si è finalmente capito che la CSR non è un ambito di attività aziendale, ma una filosofia e un modello di gestione che impatta su tutti gli aspetti dell’impresa, dai dipendenti ai fornitori, dai clienti alle istituzioni, dall’ambiente alla società nel suo complesso. Oggi possiamo dire che anche in Italia si è formata una cultura della sostenibilità a 360° e noi di GreenBusiness contribuiamo allo sviluppo di questa cultura sia proponendo mensilmente modelli aziendali virtuosi sia mettendo a disposizione dei nostri lettori le migliori esperienze internazionali.
Ma questa consapevolezza e questa cultura caratterizza solo le grandi imprese o è anche propria delle PMI che rappresentano l’ossatura principale del nostro sistema imprese?
La vicinanza della nostra rivista al mondo delle imprese mi permette di dire che le PMI sono attente alla CSR quasi quanto le grandi imprese e questo per due motivi. Innanzitutto per un motivo economico, perché hanno capito che questo modello porta con sé significative opportunità di efficienza e di risparmio. Hanno capito cioè che la sostenibilità va a braccetto con il business. C’è anche un motivo culturale. Le PMI sono molto radicate sul territorio e quindi sono per loro natura rispettose del contesto in cui operano; inoltre sono, nella maggior parte dei casi, imprese a conduzione familiare e la necessità di trasmettere l’attività alle nuove generazioni le porta a fare piani di lungo periodo.
Ma allora perché tutto questo non emerge?
Perché molte PMI sono sostenibili senza saperlo. Quindi il problema è che ne devono prendere coscienza e devono cominciare a esplicitare, condividere e codificare questa loro sostenibilità.
Per il futuro cosa auspica?
Attualmente le imprese fanno molto più di quanto non comunichino. Auspico quindi che in futuro la comunicazione su questi temi aumenti e soprattutto migliori sia in termini di linguaggio che di strumenti. Occorre accelerare la comunicazione ai fornitori, ai clienti e ai consumatori. Occorre ampliare i contenuti della comunicazione che ancor oggi è limitata alle campagne ambientali. Ma soprattutto è necessario che la comunicazione interessi tutti gli anelli della filiera perché la CSR è una partita che si gioca in squadra.
CSR e sostenibilità: in conclusione si può dire che oggi i due termini sono sinonimi?
Direi di sì, ma con un distinguo. La sostenibilità esprime un concetto molto allargato di rispetto sociale e ambientale, che appartiene a tutti. Quando la sostenibilità viene importata in azienda diventa CSR.

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