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La Treccani sulle "Tecnologie della comunicazione"

21/07/2008

"Ogni riflessione sulle nuove tecnologie della comunicazione non può prescindere da come il recettore delle comunicazioni, l’uomo, reagisca e si adatti alla rivoluzione digitale". E' quanto afferma Andrea Granelli scrivendo la voce "Tecnologie della comunicazione" per la nuova enciclopedia "SCIENZA E TECNICA" pubblicata dall'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. Da leggere!

Una riflessione di grande attualità firmata da Andrea Granelli accompagna la voce “Tecnologie della comunicazione” della nuova eciclopedia “Scienza e tecnica” della Treccani. Granelli fondatore di Kanso, società di consulenza focalizzata sui temi dell’innovazione e della customer experience, è stato in passato, responsabile dell’automazione d’ufficio presso il CESI, Senior Engagement Manager McKinsey & Company, responsabile commerciale e successivamente Amministratore Delegato di tin.it (Telecom Italia Net) nonchè responsabile della business unit “Venture capital e innovazione del gruppo Telecom Italia e amministratore delegato di TILab.


Per gentile concessione dell’autore e dell’editore proponiamo in anteprima la voce dell’enciclopedia scritta da Granelli.



Le straordinarie potenzialità offerte dalle tecnologie della comunicazione, per essere sfruttate appieno, devono essere allineate ai rischi connessi a un loro errato utilizzo. Il discorso sulla tecnica è sempre molto polarizzato: o mette in luce, in maniera acritica, il suo potere taumaturgico, oppure rievoca angosce e paure. Il timore che la tecnologia possa sfuggire di mano è infatti sempre in agguato e ha radici profonde: basti pensare al mito di Prometeo – responsabile di avere commesso ubris verso le divinità, sostituendosi a loro nell’atto di creare – o a figure come il Golem o Frankenstein.


Raramente i profeti delle nuove tecnologie parlano del loro lato oscuro, ma ciò è indispensabile; non si può infatti lasciare questo importante compito ai demonizzatori e ai catastrofisti. Non solo il nucleare, la chimica, la manipolazione genetica possono essere pericolose: anche le tecnologie digitali. Vi sono dunque alcuni aspetti poco frequentati: per esempio l’esplosione informativa. La Biblioteca di Alessandria conservava probabilmente 700.000 rotoli di papiro e pergamena – tutto il sapere del mondo occidentale antico. La Biblioteca nazionale francese ha invece oltre 400 chilometri di scaffali. Alla sua inaugurazione, nel 1997, erano già presenti 10 milioni di volumi, 350.000 periodici, 76.000 microfilm. Questa moltiplicazione delle informazioni diventa addirittura esponenziale con Internet e la telefonia cellulare e sta diffondendo due fenomeni pericolosi: l’anoressia informativa e il suo speculare: l’obesità.


In entrambi i casi il crescente proliferare dell’informazione riduce la capacità dell’uomo di assimilare in maniera sana nuova conoscenza spingendo i giovani a riempirsi in maniera ossessiva di informazioni ‘non nutrienti’. A ciò si aggiunge lo ‘sporco digitale’: le tracce che lasciamo sulla rete tendono progressivamente a diventare indelebili. I motori di ricerca registrano tutto, ma non esiste un processo condiviso che toglie dalle liste dei motori le informazioni non più attendibili o invecchiate. Anche strumenti rivoluzionari e apparentemente democratici come l’enciclopedia online Wikipedia vanno usati con grande cautela. Poiché è la massa dei lettori che decide sulla veridicità, si tende a riportare solo fatti banali e sedicenti oggettivi (come la data di una battaglia o chi ha vinto una guerra), eliminando giudizi e opinioni. Ora la separazione fra fatto e opinione non è mai molto netta: c’è chi sostiene che perfino la teoria evoluzionista di Darwin sia un’opinione.


Questo processo di gestione del consenso tende a creare un’unica base condivisa e massificata di conoscenza, eliminando le differenze, le ambiguità e le incertezze. Da occasione democratica, Wikipedia potrebbe così trasformarsi in un pericoloso strumento di omogeneizzazione culturale. Questi aspetti poco frequentati del fenomeno digitale suggeriscono di usare con meno ottimismo l’etichetta di società dell’informazione o della conoscenza. Probabilmente ‘società del rumore’ meglio si adatterebbe a descrivere le mutazioni in atto.



In allegato la versione integrale della voce dell’enciclopedia scritta da Granelli.

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