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Litigation PR: comunicazione strategica per la difesa

15/11/2017

Laura Calciolari (*)

Le Litigation PR sono un tema molto complesso, specie se calato nella realtà italiana. Ma introdurle tra gli strumenti di lavoro abituali, dovrebbe essere considerata come una polizza di assicurazione sul futuro degli studi professionali e dei loro clienti, e come una straordinaria opportunità di crescita e qualificazione professionale. Ne è convinta Laura Calciolari, tra gli autori del volume edito da Pacini Giuridica.

Il tema delle Litigation PR è molto complesso, come ha correttamente osservato Stefano Martello, nel suo articolo della scorsa settimana, e io aggiungo che lo diventa ancora di più se lo esaminiamo da un punto di vista allargato e lo caliamo nella realtà italiana.

Non parlo solo di avvocati ma anche di commercialisti, ingegneri, medici e di imprese. Tutti potenzialmente interessati alle Litigation PR, come soggetti attivi o passivi, ma su questo argomento siamo tutti come bambini il primo giorno di scuola: curiosi e un po’ ansiosi.

C’è sempre una forte resistenza ad accettare novità che possono disequilibrare il modo di lavorare perché il timore di fondo è quello di non essere in grado di gestire fino in fondo il cambiamento. Più l’età avanza più affiora un vago sentimento di inadeguatezza o di rigidità che spingono a rimandare i nuovi progetti e questo, in un paese dove l’età media dei professionisti è elevata, non sostiene né la crescita professionale ed economica, né l’adozione di nuovi progetti di innovazione.

Parlo di progetti di innovazione perché le Litigation PR dovrebbero essere considerate un vero e proprio “progetto” all’interno dello studio professionale e, al pari di qualsiasi altro progetto, gestite con i criteri propri del project management. Infatti sarebbe di scarsa efficacia utilizzare gli strumenti delle LPR solo al bisogno, considerandole come una sorta di pronto soccorso per tamponare le conseguenze di situazioni che si profilano come devastanti per la reputazione di persone e organizzazioni; infatti le Litigation PR esplicano i loro effetti in un periodo di tempo che va ben oltre l’insorgenza della situazione di crisi da affrontare e gestire, perché non si esauriscono quando i media smettono di interessarsi alla vicenda.

Poiché i media in genere si schierano con l’accusa (la colpevolezza fa notizia) è fondamentale pianificare e realizzare le attività necessarie per depotenziare il loro atteggiamento ostile, riportare la vicenda ad una lettura equilibrata e far conoscere il punto di vista del cliente.

La tutela della reputazione del cliente è, o dovrebbe essere, l’obiettivo principale delle LPR, ma esse non si sostanziano solo nella narrazione dei fatti e in una buona difesa legale, ma anche dalla capacità di far comprendere al pubblico e ai media le complessità procedurali e giuridiche, alleggerendo la semantica specifica per renderla fruibile anche da chi non ha conoscenza specifica della materia (legale, finanziaria, ambientale…) oppure ha un livello di scolarizzazione modesto.

Se con i media tradizionali è relativamente agevole instaurare un dialogo, non lo è altrettanto con le singole persone che popolano i social media, soprattutto per la lettura a volo d’uccello che contempla praticamente solo il titolo di un articolo, talvolta il sommario e quasi mai l’intero articolo. Proprio per questo motivo, e dato che l’opinione pubblica esige giustizia, è fondamentale che le Litigation PR abbiano una gestione pianificata, puntuale, organizzata e ben strutturata.

Creare un gruppo di lavoro interno allo studio o all’organizzazione su un tema così nuovo potrebbe essere valutato come un salto nel buio dato che in Italia abbiamo scarsità di case history che possano delineare buone prassi e, al momento, non vi sono percorsi o studi accademici consolidati e diffusi ma, per chi volesse saperne di più, nel libro troverà delle tracce esecutive che potranno far luce su questo primo passo e su altri aspetti non meno importanti.

In ogni caso l’introduzione delle Litigation PR tra gli strumenti di lavoro abituali, dovrebbe essere considerata come una polizza di assicurazione sul futuro degli studi professionali e dei loro clienti, e come una straordinaria opportunità di crescita e qualificazione professionale.




 

(*) Autore del libro LITIGATION PR, Pacini Giuridica

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