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Microfoni Spenti: a Roma focus sulla comunicazione politica

05/12/2012

Cosa rende efficace la comunicazione politica? È necessario avere nei confronti della politica un approccio strumentale e culturale senza dimenticare l’etica, la coerenza e la credibilità. Sono alcuni degli spunti emersi durante l’incontro _La Comunicazione Politica: il consenso fra etica e tecnica,_ organizzato dalla Delegazione Ferpi Lazio, nell’ambito del ciclo _Microfoni Spenti._

di Federica Carini
La Comunicazione Politica: il consenso fra etica e tecnica è stato il tema del nuovo appuntamento del ciclo Microfoni Spenti, organizzato a Roma lo scorso 28 novembre. Il dibattito ha visto la partecipazione di Antonio Palmieri (deputato e responsabile internet e nuove tecnologie del PDL), Dino Amenduni (social media specialist agenzia Proforma), Paolo Messa (fondatore della rivista Formiche e Consigliere per la comunicazione istituzionale del Ministro dell’Ambiente), Roberto Rao (deputato UDC, portavoce di Pier Ferdinando Casini).
Nel corso del confronto sono emersi numerosi spunti da cui partire per analizzare, dal punto di vista comunicativo, i politici italiani odierni, e per definire la professione del consulente di comunicazione politica.
Il moderatore della serata, Mario Rodriguez (socio Ferpi e fondatore dell’agenzia MR & Associati), ha avviato la discussione dei presenti invitandoli a riflettere su ciò che rende una comunicazione politica efficace. Essa deve avere nei confronti della tecnologia un approccio strumentale-trasmissivo, ma anche un approccio culturale: deve essere cioè capace di costruire significati che motivino all’azione e contemporaneamente giustifichino l’agire umano. Oggi se è vero che un grande leader è colui che ha seguaci, è ancora più vero che sono i follower che hanno un leader: si deve pertanto instaurare, attraverso la comunicazione un rapporto di fiducia tra leader ed elettori, dove le tecniche sono un “di cui” e non costituiscono di per sé un significato. I politici devono essere in grado di fornire i codici di interpretazione della realtà, comporre e far vivere l’esperienza attraverso un racconto che dia le risposte ai problemi della società. Poiché, come espresso anche da Antonio Palmieri, la realtà viene comunque prima della comunicazione. Tenendo sempre presente che la nostra è sempre più una società disintermediata, e per questo i consulenti di comunicazione politica rischiano di restare emarginati.
Paolo Messa, ha sottolineato come esista una debolezza dell’identità stessa dei partiti derivata dalla difficoltà di definire se stessi, la propria mission e quindi il messaggio che deve essere trasferito agli elettori.
Secondo Dino Amenduni, il comunicatore politico oggi si trova a dover affrontare tre temi/problemi per svolgere la sua professione: 1. Il suo incarico viene associato ai problemi della politica; 2. la cattiva gestione del denaro da parte dei partiti rischia di inquinare il suo lavoro; 3. è necessario lavorare sulla rete senza subirla, trasformando il ruolo di spin-doctor in quello di ricercatore: il comunicatore da una parte deve ridurre l’impatto dei punti di debolezza del candidato che emergono dalla rete, dall’altra deve saper individuare, all’interno dell’enorme comunità dei social network, coloro che contribuiscono a dare senso al candidato, esaltando i punti di forza che vengono segnalati.
Secondo Roberto Rao, nel lavoro del comunicatore è importante anche mettere in risalto le difficoltà del candidato perché possono trasformarsi in punto di forza. In alcuni momenti bisogna “tamponare” quanto esce dalla rete o dai giornali, in altri è necessario “spingere”, in altri ancora “mettere in pausa”. Per un politico non è sempre efficace commentare in ogni circostanza: per parlare è necessario conoscere perfettamente innanzi tutto i propri contesti ed avere allo stesso tempo un comportamento conforme all’etica, coerente e lineare, perché si è osservati dal pubblico e dai media molto più di quello che si pensa.
Il fact-checking deve essere il biglietto da visita. Non bisogna comunque dimenticare che quando si cerca di costruire su un candidato un abito, che non si sente come suo e non gli si addice, diventa poco credibile.

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